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I piani per il primo volo orbitale della Starship
Sul sito della Federal Communications Commission statunitense (l’ente preposto alla gestione degli usi dello spettro radio negli Stati Uniti) è stata pubblicata la documentazione di SpaceX riguardante il primo volo orbitale del razzo gigante Starship dal punto di vista, appunto, dell’utilizzo dello spettro radio per trasmettere la telemetria.
Questa documentazione rivela anche molti dettagli tecnici dello svolgimento previsto di questo volo. Per esempio, il punto di partenza sarà “Starbase, TX”, ossia il nome che SpaceX usa per indicare la località di Boca Chica dalla quale attualmente effettua i voli di collaudo della Starship. Non verrà usato il Kennedy Space Center, in Florida, con le sue celeberrime rampe di lancio. Sarà il primo volo orbitale che parte dal Texas, per quel che ne so: sicuramente sarà il più grande.
Questo volo, previsto entro fine anno e non prima del 20 giugno, vedrà la Starship decollare in cima al booster gigante Super Heavy (che finora non ha ancora svolto neppure un’accensione di prova), formando un veicolo alto ben 120 metri.
Poco meno di tre minuti dopo il decollo di questo colosso, il booster si separerà dalla Starship e poi invertirà la propria rotta per tornare verso il punto di partenza, ma senza tentare di atterrare sulla piazzola di decollo: per questo primo volo, dopo poco più di otto minuti scenderà in acqua, nel Golfo del Messico, a una trentina di chilometri dalla costa, in una cauta prova generale della procedura di atterraggio, seguendo lo schema usato anche per collaudare l’atterraggio del ben più piccolo Falcon 9.
Nel frattempo, la Starship entrerà in orbita intorno alla Terra, effettuerà una singola orbita e poi tenterà il rientro e l’ammaraggio dolce nell’Oceano Pacifico, a circa 100 chilometri dalla costa nord-ovest di Kauai, una delle isole Hawaii.
L’intera missione durerà una novantina di minuti e servirà a collaudare le capacità di base del razzo, ossia decollo e rientro, e acquisire telemetria sul comportamento in volo, senza tentare le complicatissime operazioni di atterraggio mirato e recupero.
Leggendo attentamente la documentazione si notano alcune differenze terminologiche fra l’ammaraggio del Super Heavy e quello della Starship: per il Super Heavy si parla di touchdown, termine che potrebbe suggerire un appontaggio su una nave appoggio (ma su questo dettaglio non ci sono informazioni precise), mentre nel caso della Starship viene usato il termine splashdown e si parla di ammaraggio propulso e mirato (“powered, targeted landing”). Ma c’è il rischio di lanciarsi in interpretazioni basate su sfumature forse non intenzionali.
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Nel frattempo, SpaceX ha un contratto da 50 milioni di dollari con la NASA per lo sviluppo di un altro tassello importante del progetto Starship: il rifornimento di propellente in volo. Anche altre aziende aerospaziali (ULA, Lockheed Martin e molte altre) hanno ricevuto contratti per esperimenti analoghi su scala più piccola. Nel caso di SpaceX si tratta di dimostrare la capacità di trasferire dieci tonnellate di ossigeno liquido fra serbatoi su una Starship in volo.
Fonti aggiuntive: SpaceflightNow, Teslarati.
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Podcast del Disinformatico RSI di oggi (2021/05/14) pronto da scaricare
È disponibile il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Tiki. Questi sono gli argomenti trattati, con i link ai rispettivi articoli di approfondimento:
- SayPal ti paga se citi il nome di un prodotto mentre parli
- Quanto è difficile trovare scansioni di documenti d’identità online? Non molto. Le offre il governo italiano
- Da dove vengono i “numeri Grabovoi” che circolano su TikTok
- Cose da non fare in videoconferenza: guidare e fingere di essere in ufficio. Con la cintura di sicurezza in bella vista
Il podcast di oggi, insieme a quelli delle puntate precedenti, è a vostra disposizione presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) ed è ascoltabile anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.
Buon ascolto!
Why we’re rallying support for immigration rights
The ability to recruit and retain the world’s best talent is crucial to America’s economic success — and it has been from the beginning.
Whether by founding companies or developing life-saving vaccines, immigrants have pioneered many of the breakthroughs that fuel our economy and make the U.S. a technological leader — including sparking 30% of all U.S. innovation since 1974. That is why we have advocated for a fair and competitive immigration system. And that is why now — as the U.S. emerges from a pandemic only to face unprecedented global competition — we support a system that offers opportunities to highly-skilled workers and their families, and cements the citizenship of Dreamers, rather than miring immigrants in decade-long application backlogs.
A fair immigration system is necessary to preserve America’s laudable history of welcoming people from different places and to fuel a virtuous cycle of innovation. Unfortunately, an impending court case is putting both at risk at the most inopportune moment.
The case in question is an attempt to end the issuing of work authorization (H-4 EAD) for certain spouses of high-skilled talent who have come to this country on H-1B visas. In other words, it seeks to end the ability of highly-skilled immigrants’ partners from working in the United States. This H-4 EAD program provides work authorization to more than 90,000 H-4 visa-holders — more than 90% of whom are women. The pandemic has already disproportionately impacted women and ending this program would only make things worse, leading to disrupted careers and lost wages. Furthemore, if the program is lost, the practical effect is that we welcome a person to the U.S. to work but we make it harder for their spouse to work. That hurts their family, impacts our ability to compete for talent, and harms our economy.
To support this important program, we are leading an amicus brief with nearly 30 companies and organizations to preserve and protect the H-4 EAD program. This builds on an amicus brief we recently joined in support of a lawsuit filed by the American Immigration Lawyers Association to expedite the delayed processing time of H-4 work authorizations.
As an immigrant myself, I have been the beneficiary of a welcoming America and I hope we can ensure that same welcome for future immigrants by preserving the H-4 EAD program. Ending this program would hurt families and undercut the US economy at a critical moment.
SpaceX, accordo per la connettività satellitare con Google Cloud
IPTV: oscurati 1,5 milioni di abbonamenti illegali
Arte digitale. Riapre il MEET di Milano con Refik Anadol
Renaissance Dreams, una passeggiata ipnotica nell’arte Dal 18 maggio riapre al MEET l’installazione immersiva del media artist Refik Anadol. Un’esperienza di bellezza “animata” grazie all’intelligenza artificiale. Prenota la tua visita MEET Digital Culture Center – Viale Vittorio Veneto 2 – 20124 Milano Visualizza Mappa Renaissance Dreams Renaissance Dreams è un’installazione immersiva del celebre media artist Refik Anadol che, per la prima volta, espone in Italia. L’installazione torna finalmente fruibile dal 18 maggio 2021 esclusivamente su prenotazione. L’opera…
L’articolo Arte digitale. Riapre il MEET di Milano con Refik Anadol scritto da Paolo Brambilla proviene da Assodigitale.
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Sony sotto accusa per monopolio per il suo store PlayStation
WhatsApp cambia le regole, niente panico, specialmente se siete nella regione europea
Siete agitati e ansiosi perché avete letto che WhatsApp il 15 maggio cambierà le proprie regole? Rilassatevi. Soprattutto se risiedete nella “regione europea” (che WhatsApp definisce qui e include la Svizzera), i cambiamenti sono minimi.
Per chi risiede in questa regione, valgono questi nuovi termini di servizio e vale questa informativa sulla privacy (entrambi sono disponibili in italiano e varie altre lingue); per chi sta altrove, invece, valgono questi termini e questa informativa. Colgo l’occasione per ricordare che nella regione europea il limite minimo di età per iscriversi è 16 anni ma 13 nel resto del mondo.
In sintesi, se non accettate i nuovi termini il vostro account non verrà disabilitato o limitato immediatamente: ci sarà invece una riduzione graduale delle funzioni. Dopo alcune settimane potrete solo leggere e rispondere alle chat e ricevere chiamate ma non potrete avviare nuove conversazioni. Solo dopo altre settimane verrà tutto bloccato e sarete quindi considerati inattivi. Dopo 120 giorni di inattività, gli account inattivi vengono eliminati e quindi verrà eliminato anche il vostro, se non avete accettato i termini nel frattempo.
Nella regione europea, accettare i nuovi termini e la nuova informativa significa in sostanza che WhatsApp non potrà usare i dati che raccoglie per aiutare gli inserzionisti a mostrare annunci su Facebook (WhatsApp, insieme a Instagram, fa parte del gruppo delle aziende di Facebook). Al di fuori della regione europea potrà invece farlo, soprattutto per il servizio WhatsApp Business, come spiegato in questa pagina informativa. Le novità, infatti, riguardano soprattutto lo scambio facoltativo di messaggi con aziende che usano WhatsApp.
Restano invariate le altre regole: WhatsApp continuerà a non poter leggere il contenuto dei messaggi o ascoltare le chiamate e non condividerà i contatti con Facebook. WhatsApp ha pubblicato una pagina informativa di risposta alle domande più frequenti. Ma i garanti europei non sono soddisfatti e chiedono maggiore chiarezza e trasparenza.
Fonti aggiuntive: RSI, Cybersecurity360.it (anche qui), Gizmodo (anche e soprattutto qui), The Verge, Engadget.
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Cose da non fare in videoconferenza: guidare e fingere di essere in ufficio. Con la cintura di sicurezza in bella vista
Ormai siamo tutti abituati agli sfondi virtuali nelle videoconferenze: sono spesso brutti e scontornano malissimo il volto, mozzando occhiali e orecchi (se non vi attrezzate con un green screen), ma perlomeno salvaguardano la privacy quando non si vuole mostrare l’ambiente nel quale ci si trova.
Il senatore dello stato dell’Ohio Andrew Brenner, durante una riunione governativa tenutasi via Zoom, ha usato uno di questi sfondi virtuali per simulare di essere in ufficio o a casa mentre in realtà era in auto. E in alcuni momenti stava pure guidando.
È stato tradito non tanto dal pessimo scontornamento che rivelava la falsità dello sfondo, con un effetto piuttosto ridicolo, ma da un particolare rivelatore: la cintura di sicurezza che gli attraversava la camicia in diagonale. Non risulta infatti che nell’Ohio le sedie di casa siano dotate di cinture di sicurezza automobilistiche.
Nel video integrale (circa 13 minuti) si vede che all’inizio il senatore è fermo in auto, e fin qui non ci sarebbe nulla di male. Ma poi inizia a guidare intanto che smanetta sul telefonino per impostare lo sfondo virtuale. Brenner stesso ha ammesso che stava guidando, ma ha dichiarato che non era distratto e stava soltanto ascoltando la riunione e che usa spesso questo metodo. Il video racconta una storia diversa, già a partire dall’uso dello sfondo. Se non avesse voluto mostrare dove si trovava, avrebbe potuto semplicemente disattivare la telecamera dopo che si era fatto identificare.
Ecco uno spezzone del video:
Ironia della sorte, il senato dell’Ohio sta proprio discutendo una legge che inasprirebbe le pene per chi guida in modo distratto, e fra i comportamenti vietati i sarebbe proprio lo streaming video durante la guida.
Fonti: Columbus Dispatch, Gizmodo, WKYC, BoingBoing.
















