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“Facebook è un’azienda marcia”: Cory Doctorow spiega perché. Documentando i danni
Traduco qui un magistrale, implacabile thread Twitter di Cory Doctorow, che si può leggere integralmente in originale anche qui su Pluralistic.net. Mi sono permesso di aggiungere alcuni link e alcune note di chiarimento. Eventuali errori e refusi sono solo colpa mia.
Facebook è un’azienda marcia; marcia a partire dalla testa. Il suo fondatore, il suo consiglio d’amministrazione e i suoi massimi dirigenti sono delle persone sociopatiche e dei mostri che commettono crimini contro l’umanità (detto senza iperboli e senza prenderci in giro). Mentono, barano, rubano. Sono fra i più grandi criminali della storia.
Dato che Facebook è un’azienda orribile gestita da persone orribili, periodicamente esplode generando uno scandalo atroce. A volte i whistleblowers (lanciatori d’allerta) o i giornalisti rivelano crimini storici, compreso l’aiuto intenzionale a fomentare il genocidio (senza però limitarsi a questo).
A volte questi scandali sono attuali: Facebook annuncia allegramente che farà qualcosa di orribile, oppure veniamo a sapere di qualcosa di orribile in corso, grazie alle fughe di notizie o alle indagini.
Grazie a un passato di fusioni anticoncorrenziali (WhatsApp, Instagram, Onavo e altre) basato su promesse fraudolente agli enti di sorveglianza antitrust, Facebook è cresciuta fino ad avere quasi tre miliardi di utenti. Solo che Facebook in realtà non ha utenti: ha ostaggi.
Come dimostrato dai documenti interni di Facebook stessa, l’azienda non solo compera i concorrenti in modo che gli utenti non abbiano un altro luogo dove fuggire, ma introduce intenzionalmente dei “costi di migrazione” (switching costs) elevati in modo che lasciare il sistema sia più doloroso.
https://www.eff.org/deeplinks/2021/08/facebooks-secret-war-switching-costs
Per esempio, i documenti interni di Facebook mostrano che il suo responsabile per i prodotti fotografici decise di sedurre gli utenti in modo che affidassero a Facebook le proprie foto di famiglia, perché in questo modo lasciare Facebook avrebbe comportato perdere i ricordi dei figli, dei nonni scomparsi, eccetera.
Tutti odiano Facebook, specialmente i suoi utenti. Lo scopo dei costi di migrazione elevati, dopotutto, è aumentare la sofferenza per chi migra, in modo che Facebook possa infliggere ulteriori abusi ai propri utenti senza temere che se ne vadano e lascino perdere tutto.
La missione di Facebook è aumentare le dimensioni del panino farcito di merda (shit sandwich) che ti può forzare a mangiare prima che tu decida di andartene. Ma l’azienda non è una semplice sadica: i panini farciti di merda hanno un modello commerciale. Più ostaggi riesce a prendere, più può spillare agli inserzionisti. Che sono i veri clienti di Facebook.
Il termine educato per quello che ha Facebook è “mercato a due facce” (two-sided market): vendere gli inserzionisti agli utenti e gli utenti agli inserzionisti. Il termine tecnico è “monopolio e monopsonio” (un monopsonio è un mercato che ha un singolo acquirente).
Il termine colloquiale è “racket”. Truffa. Piaga. Bezzle.
[bezzle è un termine coniato dall’economista John Kenneth Galbraith negli anni Cinquanta del secolo scorso per indicare un’appropriazione indebita (embezzlement) non ancora scoperta; è in sostanza l’intervallo di tempo fra quando il truffatore ottiene il proprio guadagno illecito e il momento in cui il truffato percepisce di essere stato truffato]Facebook spenna gli inserzionisti sulle rate card [tariffari delle inserzioni], poi mente a proposito del reach [portata] delle proprie pubblicità (come quando mentì sulla popolarità dei video, mostrando una “svolta ai video” [pivot to video] in tutti i mezzi di comunicazione che portò alla bancarotta decine di siti di notizie e di intrattenimento).
Facebook non partì con l’intento di distruggere il giornalismo manipolando i prezzi delle inserzioni, mentendo agli inserzionisti e ai produttori di media. Partì con l’intento di acquisire un monopolio e di estrarre pigioni da monopolio dagli inserzionisti e dagli editori, con un’indifferenza patologica ai danni che queste frodi avrebbero causato agli altri.
Avendo dimostrato di essere disposta a distruggere i giornalisti e i produttori di media pur di estrarre qualche miliardo in più per i propri azionisti, Facebook si è fatta parecchi nemici nei media.
Se sei un whistleblower che ha una storia da raccontare, c’è un giornalista il cui direttore allocherà le risorse necessarie a scrivere in dettaglio la tua storia. La combinazione di un’azienda marcia e di un gran numero di giornalisti incazzati produce molta stampa negativa per l’azienda.
Ma resta il fatto che Facebook ha un vasto bacino di ostaggi, a miliardi, e decide cosa vedono e quando e come lo vedono. Un tempo dicevo, scherzando con i miei amici attivisti per i diritti umani, che l’uso migliore di Facebook è mostrare alla gente come e perché abbandonare Facebook.
La risposta di Facebook è stata prevedibile. Come scrivono Ryan Mac e Sheera Frenkel sul New York Times, il Project Amplify di Facebook è un’iniziativa, diretta da Zuckerberg, per promuovere sistematicamente la copertura positiva di Facebook e del suo fondatore, compresi articoli generati da Facebook stessa.
https://www.nytimes.com/2021/09/21/technology/zuckerberg-facebook-project-amplify.html
In altre parole, alcuni dipendenti di Facebook hanno l’incarico di scrivere soffietti, ossia articoli che esaltano quanto è grande l’azienda, e l’algoritmo di Facebook pompa questi articoli rispetto a quelli dei veri giornalisti che presentano resoconti dettagliati, documentati e con fonti multiple della condotta fraudolenta e depravata dell’azienda.
Il Project Amplify è una svolta rispetto alla politica di Facebook, durata a lungo, di pubblicare scuse non sincere per i propri scandali. Fonti dell’azienda hanno detto ai giornalisti che tutti hanno capito che queste scuse non convincono più nessuno, per cui l’azienda è passata a spingere rosee ciarlatanerie.
Uno dei dirigenti di questo progetto è Alex Schultz, “un veterano in azienda da 14 anni che è stato nominato chief marketing officer l’anno scorso,” ma l’impulso principale proviene da Zuckerberg stesso, uno degli uomini più odiati del pianeta.
Amplify è semplicemente una delle strategie di Facebook per distorcere il dibattito riguardante l’azienda. A luglio ha castrato Crowdtangle, uno strumento di analytics ampiamente utilizzato, che dimostrava che i post più popolari di Facebook erano la disinformazione demenziale di estrema destra e le cospirazioni.
https://pluralistic.net/2021/07/15/three-wise-zucks-in-a-trenchcoat/#inconvenient-truth
Inoltre Facebook ha dichiarato guerra legale senza quartiere (accompagnata da una campagna di disinformazione) per far fuori Adobserver, un progetto della New York University che traccia la disinformazione politica pagata sulla piattaforma.
https://pluralistic.net/2021/08/05/comprehensive-sex-ed/#quis-custodiet-ipsos-zuck
Facendo chiudere Crowdtangle e Adobserver, Facebook spera di controllare le scoperte fatte dal mondo accademico sul ruolo dell’azienda nella disinformazione, nell’odio e nelle molestie. L’azienda gestisce un proprio portale di ricerca, nel quale si pretende che i ricercatori accademici accedano a dati riguardanti la piattaforma.
Ma così come ha fatto con i giornalisti che pubblicano articoli a proposito di Facebook, l’azienda ha sommerso di offese i ricercatori accademici che hanno svolto ricerche su di essa.
I dati del suo portale erano difettosi e quindi esponevano le tesi di dottorato e di master al rischio di dover essere ritirate. A metà tesi, i ricercatori si sono ritrovati al punto di partenza.
Col senno di poi, la decisione di Facebook di sfruttare il proprio algoritmo per promuovere ciarlatanerie favorevoli all’azienda sembra inevitabile. Non solo nessuno crede più alle scuse dell’azienda (ammesso che ci abbia mai creduto), ma Facebook sembra incapace di assoldare degli spin doctor competenti.
Considerate la bomba giornalistica del Wall Street Journal, i Facebook Files: una serie di resoconti che documentano dettagliatamente quanto l’azienda sia disposta a danneggiare i bambini, commettere frodi e a consentire a milioni di persone favorite e potenti di violare impunemente le sue regole.
https://www.bloomberg.com/news/newsletters/2021-09-16/facebook-s-promised-to-gain-the-public-s-trust
La risposta di Facebook è stata sinceramente patetica: in un blando post, il suo principale agente pubblicitario, il diffusamente disprezzato politico britannico Nick Clegg, pagato milioni per rappresentare Facebook sulla scena mondiale, ha denigrato il giornalismo del WSJ senza presentare alcuna smentita dei fatti.
https://about.fb.com/news/2021/09/what-the-wall-street-journal-got-wrong/
È il genere di difesa maldestra per la quale Facebook è famosa (o malfamata). Chi può dimenticare il disastro assoluto del suo programma Internet Basics in India, dove ha corrotto le compagnie telefoniche per esentare dai limiti sui dati cellulari se stessa e i servizi che sceglieva?
https://www.theguardian.com/technology/2016/may/12/facebook-free-basics-india-zuckerberg
Questa manovra per assassinare la neutralità della Rete, spacciata per un modo di portare Internet ai poveri (cosa che non fa assolutamente), è stata oggetto di una consultazione da parte degli organi di controllo delle società telefoniche indiane.
Facebook inviò degli allarmi ingannevoli a milioni dei propri utenti indiani, ingannandoli affinché mandassero un fiume di lettere precompilate agli organi di controllo, supplicandoli di lasciare intatto il programma Internet Basics.
Ma chiunque scrisse la lettera precompilata non si prese la briga di controllare se era pertinente alle questioni affrontare dagli organi di controllo, e così questi milioni di lettere furono ignorati.
Facebook perse! È quasi come se la gente capace di combattere le battaglie politiche non se la senta di lavorare per Facebook e le uniche risorse umane che l’azienda riesce ad attirare sono i coglioni opportunisti che nessuno prende seriamente e che tutti detestano.
Strana, questa cosa.
Testo originale inglese pubblicato sotto licenza CC-BY-4.0. Questa traduzione è pubblicata con la medesima licenza e vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuta, potete incoraggiarmi a pubblicarne ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.
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