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Podcast RSI – È sicuro usare “Accedi con…”?; come perdere 200 milioni di dollari in criptovalute; robot con ragni morti al posto delle mani, perché?
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.
Buon ascolto, e se vi interessano i testi e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.
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Robot a base di ragni morti. Perché? PERCHÉ?
Ci sono invenzioni delle quali non si può più fare a meno una volta che vengono fatte, e invenzioni delle quali si vorrebbe fare subito a meno e anzi ci si chiede perché mai siano state fatte. Una di queste ultime arriva da un gruppo di ricercatori della Rice University, in Texas. Se avete paura o disgusto dei ragni come me, tenetevi forte.
Questi ricercatori hanno pubblicato sulla rivista Advanced Science un articolo che descrive un loro esperimento, nel quale hanno usato un ragno morto come elemento di presa di un mini braccio robotico, simile a quegli artigli presenti in certi giochi da luna park. Le otto zampe del cadavere sono state rianimate per afferrare piccoli oggetti aventi forme irregolari o per azionare interruttori.
La forza di presa di questo apparato per nulla inquietante è tale, a detta dei ricercatori, che è possibile afferrare oggetti che hanno fino al 130% della massa dell’ex ragno. Può essere confortante, a modo suo, l’osservazione dei ricercatori che i cadaveri di ragno diventano meno efficienti man mano che aumentano le loro dimensioni, per cui perlomeno non rischiamo di trovarci attorniati da robot che hanno ragni giganti morti al posto delle mani.
Le motivazioni dell’esperimento sono meno morbose di quel che si potrebbe pensare. Usare un cadavere di ragno, spiegano gli autori, è di gran lunga più semplice ed economico rispetto a progettare e fabbricare un manipolatore meccanico convenzionale miniaturizzato. Inoltre l’aracnide è molto durevole, dato che “può reggere 700 cicli di azionamento prima dell’inizio del deterioramento” e soprattutto è biodegradabile quando non serve più, e questo elimina l’impatto ambientale che avrebbe una soluzione tradizionale.
Anche la scelta specifica del ragno, invece di qualche altra creatura meno controversa, ha ragioni tecniche ben precise: le zampe dei ragni, infatti, “non hanno coppie di muscoli antagonisti; hanno invece soltanto muscoli flessori” che le fanno contrarre verso l’interno, mentre si estendono verso l’esterno grazie alla pressione dell’emolinfa, che è grosso modo l’equivalente del sangue negli artropodi. Questo significa che se si riesce a generare e controllare una pressione equivalente a quella dell’emolinfa è possibile comandare il movimento di apertura e chiusura delle zampe di un ragno morto, trasformandole in un dispositivo di presa di precisione.
I ricercatori della Rice University hanno quindi usato una siringa per pompare nel corpo del ragno dell’aria ed aspirarla, variando così la pressione interna e ottenendo un’apertura e contrazione delle zampe, ideale per la manipolazione delicata di piccoli componenti elettronici. Questa tecnica è stata chiamata dai ricercatori necrobotica.
Va detto che i ricercatori, e in particolare la studentessa laureata Faye Yap che ha avuto l’idea dell’esperimento notando un ragno morto raggomitolato e chiedendosi il motivo di questa posizione, lavorano in un laboratorio specializzato nella cosiddetta soft robotics, ossia “robotica morbida”, che cerca di evitare le materie plastiche, i metalli e l’elettronica e preferisce usare materiali non tradizionali. Per cui l’idea di usare un cadavere di aracnide non è del tutto stravagante. Perlomeno per questi ricercatori.
Se ci tenete, i video degli esperimenti di presa e rilascio tramite ragno siringato sono disponibili, insieme al testo integrale dell’articolo dei ricercatori, su Disinformatico.info. E se ora avete bisogno di levarvi dagli occhi l’immagine del ragno necrobotico zombi, vi propongo come antidoto una pucciosissima lontra, molto viva, vispa e affamata. Meglio, vero?
Fonti aggiuntive: Ars Technica, Rice University, The Register.
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4 ways to use Touch to Search on Chrome
Whether you’re on a vacation or just running to your next work meeting, we want to make it easier for you to quickly find information without having to type things out on a cramped smartphone keyboard. That’s why we introduced “Touch to Search” in the Chrome app for Android a few years ago. Touch to Search lets you do things like press on specific words on web pages to quickly search them, whether it’s to learn more about a place of interest or get help with a translation.
Here are four helpful tips on how to make the most of Touch to Search when you’re on the go:
1. Get faster translations.
Let’s say you’re checking out the menu of a new restaurant and you come across a French phase you don’t understand. Press on the word, and if you’ve fully enabled Touch to Search in Settings, you’ll see an immediate translation in the bar on the bottom of your screen. You can also tap or swipe up on the bar to visit a search results page for the word you selected. Of course, Chrome can also automatically translate a full page in your desired language.

2. Get helpful info in context.
In addition to translations, if you stumble across a person, word or place you’re unfamiliar with, Touch to Search can get you up to speed — right in context. Press on the word in question, and you’ll see an informative card from Touch to Search.

3. Tap or hold down to get results.
When we say “press” on words, that means you can usually tap or hold-down on words to activate Touch to Search, so it’s simple for you to search in context. Recently, we standardized what happens when you tap and when you hold down, so you’ll get the same experience of Touch to Search regardless of which gesture you prefer. One caveat: There’s some sites on the web with unique interfaces which disable tapping words, so if you encounter that, try holding down instead.
4. Use more simple settings.
We want controlling your settings in Chrome to feel intuitive, so we updated Touch to Search’s settings to give you more fine-grained control over how you want to use the feature. Now when you enable “Include surrounding text in Google searches,” you’ll be more likely to get high-quality results – including through translations and definitions right on the page.

There’s more to come
We’re always exploring more ways to make it easier to search on-the-go in Chrome. One feature we’re testing out is related searches. This adds suggestions into Touch to Search that are based on what you’ve selected, to make it simple to learn even more about what you’ve just seen. For example, if you select the words “San Francisco,” we could show helpful suggestions like “San Francisco population” or “San Francisco events.” We’re continually exploring ways to make it easier to find information in Chrome, including the unique needs people have when searching on their Android or iOS phones. Look out for more features soon.


