5G, perché tutti lo temono ma lo vogliono a qualsiasi costo?
L’avvento del 5G, il nuovo standard di comunicazione di rete, ha fatto registrare non poco fermento sia nel mondo della telefonia mobile che, in generale, anche in quello della politica internazionale. La nuova tecnologia ha il “potere” di influenzare pesantemente la connettività e le economie dei Paesi, pertanto porterà molteplici vantaggi sia per i privati che per le aziende, recitando un ruolo fondamentale nella ripresa economica mondiale post Covid-19. Secondo un report di Qualcomm-Ihs-Psb, che produce tecnologie di rete, per il 2035 si prevede un giro d’affari di oltre 12mila miliardi di dollari, pari al 4,6% della produzione mondiale tra 18 anni.
Iliad è pronta a lanciare le prime offerte di rete fissa?
Che Iliad sia ormai entrata anche in Italia nel mercato degli operatori di rete fissa, è risaputo già dallo scorso Luglio, quando siglò un accordo di collaborazione con Open Fiber. Adesso, però, l’azienda passa alla seconda fase del suo progetto e secondo indiscrezioni sarebbe pronta a lanciare le prime offerte di servizio e abbonamento entro l’estate.
Milano Vapore. Quali industrie per i talenti del futuro?
Milano Vapore. “Quali industrie per i talenti del futuro? Non solo moda, finanza ed editoria: IT, ricerca, design”. Mercoledì 21 aprile si è svolto il webinar di Milano Vapore “Non solo moda finanza editoria: quali industrie per i talenti del futuro: IT, ricerca, design”. Dopo i primi webinar (www.milanovapore.org) sullo spazio urbano organizzati in questi mesi, commentando da varie angolazioni le mutazioni territoriali che in futuro potranno caratterizzare la città di Milano, in aprile cambia…
L’articolo Milano Vapore. Quali industrie per i talenti del futuro? scritto da Paolo Brambilla proviene da Assodigitale.
Visual Studio 2022, le anticipazioni di Microsoft
Technics AZ70W True Wireless Stereo con buona qualità audio e noise cancelling
Le Poste Svizzere offrono fino a 10.000 franchi a chi scopre falle nei loro sistemi
Un bug bountyè una ricompensa che viene offerta da un’azienda o da un ente a chi trova e segnala in modo responsabile una falla o un difetto informatico in un prodotto di quell’azienda o ente. Questi premi servono per incoraggiare gli informatici a cercare queste falle, con il risultato di migliorare la sicurezza del software per tutti gli utenti.
Ovviamente l’informatico che scopre una vulnerabilità è tenuto a non rivelarla a nessuno a parte l’azienda o ente che offre il bug bounty, in modo che sia possibile correggerla prima che diventi nota e venga sfruttata.
Le Poste Svizzere offrono da pochi giorni uno di questi bug bounty, con ricompense da 50 fino a 10.000 franchi. Non è la prima volta che lo fa, ma in questo caso l’iniziativa è aperta a tutti, mentre in passato era accessibile soltanto su invito.
Va notato, in particolare, che le Poste Svizzere offrono un safe harbor, ossia un’immunità da conseguenze legali per chi effettua test e indagini sui sistemi informatici seguendo le regole di un bug bounty. Senza questa tutela giuridica, infatti, una violazione di un sistema informatico sarebbe considerata un reato.
Per maggiori informazioni si può consultare la pagina apposita del sito delle Poste Svizzere, che porta a yeswehack.com/programs/swiss-post, dove è riportato il regolamento del bug bounty e c’è anche una hall of fame.
Le Poste spiegano di aver già trovato 500 vulnerabilità e di aver pagato circa 250.000 franchi in ricompense da quando è stato lanciato il programma, che ha dimostrato di essere efficacissimo, come racconta in dettaglio Sandro Nafzger, responsabile del programma.
A chi non conosce il settore può sembrare strano, e persino immorale, che un’azienda paghi profumatamente degli hacker per penetrare nei suoi sistemi e mostrarne le falle. Ma i bug bounty costano molto, molto meno di un test tradizionale svolto da professionisti e funzionano. Come conseguenza non trascurabile, tengono i talenti informatici al riparo dalle tentazioni del crimine organizzato.
Secondo i dati pubblicati di recente dalla società di sicurezza Digital Shadows, infatti, le bande specializzate in reati informatici pagano cifre notevoli a chi vende loro accessi a sistemi aziendali. Un semplice initial access broker, ossia una persona che trova una falla in un sistema ma non la sfrutta e invece la rivende ad altri, diventando l’equivalente informatico di una persona che scassina una cassaforte e poi se ne va, lasciando ad altri il compito di vuotarla e riciclare il bottino, può guadagnare in media dai 7000 ai 9000 dollari. E questo genere di attacco è aumentato fortemente per via del lavoro da remoto di molte persone durante questa pandemia.
Podcast del Disinformatico RSI di oggi (2021/04/23) pronto da scaricare
È disponibile il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Tiki. Questi sono gli argomenti trattati, con i link ai rispettivi articoli di approfondimento:
- Le Poste Svizzere offrono fino a 10.000 franchi a chi scopre falle nei loro sistemi
- Perché i computer sono stupidi?
- La sottile vendetta di un informatico: Cellebrite attacca Signal, il creatore di Signal rende tossico Cellebrite
- Raffica di tentativi di truffa: la finta assistenza Microsoft e il ricatto che arriva dal proprio indirizzo di mail
Il podcast di oggi, insieme a quelli delle puntate precedenti, è a vostra disposizione presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) ed è ascoltabile anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.
Buon ascolto!
WhatsApp: accelerare l’ascolto dei messaggi vocali
WhatsApp sta lavorando da tempo ad una nuova funzionalità che consentirà di rendere meno “pesanti” i messaggi vocali ricevuti da amici e parenti. In che senso? Capita a volte di ricevere audio di diversi minuti, ma non sempre si ha il tempo per ascoltarli per intero. Il rischio è dunque che gli stessi vocali rimangano inascoltati per diverso tempo se non ignorati del tutto, nella peggiore delle ipotesi. Per evitare questo inconveniente e soprattutto far risparmiare tempo a chi deve ascoltare degli audio molto lunghi, il servizio di messaggistica ha pensato ad un acceleratore di riproduzione.
B2B Marketing News: CMO Priorities Study, Global State of Media Report, Google Updates Ad Insights, & U.S. Ad Spending Surges


Twitter Launches Initial Test of ‘Professional Profiles’ for Brands and Creators
Twitter has begun testing new brand and creator professional profiles, which include information about a business, verification badges, and which may feature galleries and other elements, the social media platform recently announced. Social Media Today
These Are Marketers’ Top Organizational Priorities Right Now
45 percent of CMO Council members expect to upgrade or recruit for go-to-market execution and operations, while 38 percent say they’ll do so for content and demand-gen, followed by some 33 percent who plan to upgrade digital interactive marketing efforts — the top three spots in recently-released CMO organizational priority survey data of interest to digital marketers. MarketingCharts
Google Ads Insights Page Available To All
Google has launched a global rollout of the latest incarnation of its popular Google Ads platform, including an array of updated Insights features for finding current and emerging trends tailored to each business’ profile, the search giant recently announced. Search Engine Roundtable
In First Year-Over-Year Pandemic Comp, U.S. Ad Spending Surges 22% In March
Digital ad spending in the U.S. climbed by 27 percent in March compared to the same month in 2020, with overall ad spend rising by 22 percent year-over-year, according to newly-released Standard Media Index data. MediaPost
YouTube Provides New Overview of How its Video Recommendation Systems Work
Google’s YouTube has rolled out its latest guide for brands and creators, including new information on certain aspects of its video recommendation system such as quality watch time and other engagement signals, the video platform recently announced. Social Media Today
Instagram’s new test lets you choose if you want to hide ‘Likes,’ Facebook test to follow
Instagram has begun testing the ability to switch like counts on and off, along with an option for users to hide like counts on their own posts, the Facebook-owned social media platform announced, in a change that could impact how marketers measure content performance. TechCrunch

Facebook Adds Scheduling for Stories, New Ad and Business Discovery Options
Facebook has given its Business Suite users new Instagram and Facebook Story scheduling options, including the ability to save drafts, along with other updated features for business users, the firm recently announced. Social Media Today
Is Your Team Solving Problems, or Just Identifying Them?
There is a bigger difference between spotting problems and solving them than many may typically believe, and the Harvard Business Review explores how making creative collaborations can work to better solve problems together, and other issues of interest to online marketers. Harvard Business Review
New Report Looks at the Most Effective Influencer Marketing Approaches, and Key Platforms of Focus
71 percent of enterprise marketers said their influencer marketing budgets will grow over 2020 levels, while 36 percent saw their influencer content outperform brand-created content — two of several findings of interest to digital marketers in newly-released survey data. Social Media Today
ON THE LIGHTER SIDE:

A lighthearted look at “customer experience friction” by Marketoonist Tom Fishburne — Marketoonist
NFTs and AI Are Unsettling the Very Concept of History — Wired
TOPRANK MARKETING & CLIENTS IN THE NEWS:
- Susan Misukanis — 192: Make content the cornerstone of your strategy, with TopRank Marketing — Let’s Talk Supply Chain
- TopRank Marketing — 7 Engagement Boosting Interactive Content Marketing Examples — Peek & Poke
Have you come across your own top B2B marketing story from the past week of industry news? Please let us know in the comments below.
Thank you for taking the time to join us for the TopRank Marketing B2B marketing news, and we hope you’ll return again next Friday for more of the week’s most relevant B2B and digital marketing industry news. In the meantime, you can follow us at @toprank on Twitter for even more timely daily news.
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Xbox Series X/S, attivato FPS Boost su 13 giochi EA Games
Nella giornata di oggi, Microsoft ha annunciato che tredici titoli di Electronic Arts, tutti disponibili per i membri di Xbox Game Pass Ultimate via EA Play, riceveranno gli aggiornamenti per attivare FPS Boost su Xbox Series X/S con supporto fino a 120hz, come già avvenuto qualche tempo fa per alcune produzioni Bethesda Softworks. I nuovi giochi in FPS Boost includono:
ICOM e Microsoft Italia portano i Musei italiani su Flipgrid
Microsoft Italia e ICOM Italia, il comitato nazionale italiano del principale network mondiale di musei e professionisti museali, hanno annunciato di aver rinnovato la collaborazione volta a supportare la digitalizzazione degli enti museali nel nostro Paese. Per entrambi i soggetti, in una fase storica che ha messo in difficoltà il settore della Cultura, il digitale può diventare uno strumento per ripensare l’esperienza museale dei cittadini e soprattutto degli studenti, che attraverso le attività di approfondimento proposte dalle scuole, sono tra i principali fruitori del nostro patrimonio artistico e culturale. La contaminazione tra fisico e digitale è infatti molto utile per il trasferimento della conoscenza e apre a nuovi scenari in grado di rendere i musei più accessibili sia in questa fase emergenziale sia in futuro.
Seizing the moment – A framework for American innovation
Decades of government investment in R&D led to scientific breakthroughs that gave us the tools we use every day, and public-private partnerships have sparked innovations from the microchip to the internet. Government R&D investment has led to economic growth, jobs and new startups. As just one example, some of Google’s earliest work was made possible, in part, by the Digital Library Initiative, funded by the National Science Foundation.
But if you fast forward to today, the U.S. government investment in tech has moved to the slow lane. Government-funded research in the U.S. has fallen by 60% as a percentage of GDP — from 1.9% of GDP in 1964 to just 0.7% today. Many countries around the world are investing significantly in research and development. For example, China has said that it will be increasing government R&D funding by 7% annually and recently announced a five-year plan to invest an additional $1.4 trillion in developing next-generation technologies.
As a nation we now have a historic opportunity to put aside partisanship and come together on an issue that will determine our future competitiveness. The United States must seize the moment to cultivate science and technology by setting out a national innovation strategy, and we commit to doing our part.
Senators Schumer and Young have introduced the bipartisan Endless Frontier Act — an important step in putting to work America’s strengths in science and technology to tackle some of the biggest issues of our time, from climate change to global health. Legislative proposals to increase funding for the National Science Foundation will accelerate innovation in the technologies of the future — including quantum computing, AI, biotech and genomics, advanced wireless networks, and robotics — and strengthen the U.S. innovation ecosystem through regional hubs spread throughout the country.
We are also encouraged to see that key components of President Biden’s American Jobs Plan call for increased investment in R&D, including focus on advanced manufacturing, support for underrepresented students in STEM, and collaboration with U.S. universities. We hope Congress can come together in a bipartisan way to support extra investment in research and development.
Beyond direct support for R&D, our national innovation strategy should include support for immigration reform, entrepreneurial start-ups, regulatory clarity, and open data and interoperability.
America’s leadership in science and technology comes in part from our unmatched ability to recruit, train, and retain the world’s best talent. Our doors must be open to the best and the brightest, and we should make it easier for experts in vital technology fields to come to the United States and help grow our innovation economy. In parallel, a renewed focus on STEM education, skills-based training, and school-to-work apprenticeship programs will empower American workers and promote job and wage growth around the country.
America’s innovation framework should work for businesses of all sizes. At a time when we’re seeing record-setting investment in the promise of new companies, the government can pitch in by expanding access to public resources such as data, software, and computing infrastructure. Streamlined government contracting will also make it easier for startups to bid for large contracts and gain commercial opportunities.
Tech breakthroughs are built on accumulated and shared knowledge — we all stand on the shoulders of others. Data interoperability and open-source software help all of us, including smaller companies and research organizations. The government should promote interoperability, open data, and open-source applications by more actively sharing public data and contributing to open-source platforms.
Clear, balanced and consistent regulations can unlock innovation while protecting consumers and ensuring an equal playing field. Any new generation of technology raises important new questions and requires a balancing of concerns. At the same time, streamlining regulatory burdens can speed great new products to market, helping smaller companies who can struggle to comply with costly or complex rules.
Larger companies like Google and Alphabet have an important role to play in supporting this work, and our public reports show that we’ve invested more than $100 billion in R&D over the last five years. We’ll keep publishing our findings in scientific journals and support public research through public-private partnerships, like our work with NSF on the National AI Research Institute for Human-AI Interaction and Collaboration and our breakthroughs in quantum computing. We also launched Google Career Certificates to help workers develop the skills they need and share in the benefits of growing industries. And because open data and open-source code are essential for innovation, we host a large number ofpublicly available datasets, services, and software accessible to everyone.
We welcome the moves made in recent days and weeks to support America’s innovation leadership. We’ll continue to look for opportunities to collaborate with government, academic institutions, and others to do our part.
SpaceX, oggi decolla la Crew-2 NASA con 4 astronauti a bordo
La NASA ha dato il via libera per il lancio della missione Crew-2 di oggi, dopo il rinvio di ieri dovuto alle previsioni meteo avverse che hanno quindi portato alla decisione di posticipare il tutto di circa 24 ore. Alle 11.49, ora italiana, dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center della NASA, in Florida, inizierà quindi il conto alla rovescia per l’operazione che porterà la capsula con a bordo quattro astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, nell’ambito della missione operativa Crew-2 con SpaceX.
Perché i computer sono stupidi?
Si fa un gran parlare di intelligenza artificiale: computer che riconoscono la voce, come Siri o Alexa o OK Google, giocano a scacchi meglio degli esseri umani, identificano ed evitano ostacoli nella guida autonoma o assistita, con tempi di reazione fulminei e irraggiungibili per una persona. È facile pensare che siamo ormai vicini alla creazione di una vera intelligenza sintetica generalista, capace di competere con un essere umano.
Ma l’informatico statunitense Terry Winograd ha ideato un test che dimostra che non è affatto così. Il bello è che lo ha fatto nel 1972, e il suo test funziona ancora adesso. Non per nulla è diventato professore d’informatica alla Stanford University ed è considerato uno dei massimi esperti nel settore.
Il test di Winograd è beffardo, dal punto di vista degli informatici, per la sua semplicità. Una delle sue formulazioni tipiche è questa:
Il trofeo non ci stava nella valigia marrone perché era troppo grande.
Una frase banale, con una struttura grammaticale semplice e parole comunissime, perfettamente comprensibile. Talmente comprensibile e ovvia, per noi umani, che neanche ci accorgiamo che è ambigua. Quale dei due oggetti era troppo grande? Il trofeo o la valigia? Per noi la risposta è istantanea. Per un computer, invece, no.
Infatti una semplice analisi meccanica della frase (“questo è un sostantivo, questo è un verbo”, eccetera) non consente di risolvere l’ambiguità. Per farlo bisogna sapere che cos’è un trofeo, che cos’è una valigia, quali sono i normali rapporti di dimensione fra trofei e valigie, che le valigie sono fatte per contenere oggetti e i trofei no, e il fatto che se l’oggetto A deve stare dentro l’oggetto B, non è un problema se l’oggetto B è molto più grande dell’oggetto A: bisogna sapere che le cose piccole possono stare dentro le cose grandi ma non viceversa.
Non è neanche possibile usare uno dei trucchi preferiti dei sistemi di intelligenza artificiale, ossia sfruttare un enorme corpus di testo e un po’ di statistica per arrivare a una disambiguazione affidabile, o la tecnica tipica degli assistenti vocali, ossia estrarre le singole parole riconosciute e tirare a indovinare sul significato generale della frase. Serve esperienza del mondo.
Il test di Winograd ha varie versioni, chiamate schemi, composte da due frasi che sono differenti tra loro sono per una o due parole ma contengono un’ambiguità che si risolve in due modi opposti. Risolverla richiede conoscenza della realtà e ragionamento. Un computer che fosse capace di farlo sarebbe, all’atto pratico, intelligente.
Questo è un esempio di schema di Winograd:
I consiglieri comunali rifiutarono il permesso ai manifestanti perché temevano disordini
I consiglieri comunali rifiutarono il permesso ai manifestanti perché istigavano disordini
Le persone interpretano la prima frase nel senso che sono i consiglieri comunali a temere disordini; interpretano la seconda nel senso che gli istigatori sono i manifestanti. Lo fanno perché sanno cosa sono i consiglieri comunali e quali sono i loro compiti, e sanno che cosa sono le manifestazioni e le loro possibili conseguenze.
Beh, direte voi, ma frasi ambigue come queste sono rare. Invece no: un gruppo di ricercatori ne ha radunati 150 esempi, da usare come test d’intelligenza per computer. Frasi banalissime, come “ho messo un libro pesante sul tavolo e si è rotto”. Persino GPT-2, uno dei sistemi di intelligenza artificiale più moderni applicato al linguaggio, va in crisi di fronte agli schemi di Winograd, come spiega bene Tom Scott in questo video.
Potremmo risolvere il problema rivolgendoci ai computer in modo meno ambiguo? È improbabile. Il guaio è, infatti, che siamo talmente abituati a usare sottintesi basati sulla conoscenza del contesto che troveremmo estenuante parlare o scrivere in maniera perfettamente non ambigua.
Questa necessità di avere contesto per capire e risolvere le ambiguità non è solo una questione linguistica: è un ostacolo per un settore delicatissimo come la guida autonoma.
Un’automobile che usi un sistema di puro riconoscimento delle immagini, per esempio, verrà confusa dall’immagine della bambina in mezzo alla strada che vedete all’inizio di questo articolo e probabilmente frenerà di colpo per non colpirla. Al sistema mancano il contesto temporale e la conoscenza del comportamento dei bambini che consentono di capire che non ha senso che la bambina sia perfettamente immobile e che la forma della “bambina” cambia, man mano che ci si avvicina, in un modo che rivela senza dubbio che si tratta di un disegno applicato alla superficie stradale.
Senza dubbio, s’intende, se siete esseri umani.
In sintesi: l’intelligenza artificiale fallisce in modi profondamente “inumani”. Dà l’illusione della comprensione. Questo rende particolarmente difficile prevedere i suoi errori e correggerli. Specialmente quando si è al volante.
Le Poste Svizzere offrono fino a 10.000 franchi a chi scopre falle nei suoi sistemi
Un bug bounty è una ricompensa che viene offerta da un’azienda o da un ente a chi trova e segnala in modo responsabile una falla o un difetto informatico in un prodotto di quell’azienda o ente. Questi premi servono per incoraggiare gli informatici a cercare queste falle, con il risultato di migliorare la sicurezza del software per tutti gli utenti.
Ovviamente l’informatico che scopre una falla è tenuto a non rivelarla a nessuno a parte l’azienda o ente che offre il bug bounty, in modo che sia possibile turarla prima che diventi nota e venga sfruttata.
Le Poste Svizzere offrono da pochi giorni uno di questi bug bounty, con ricompense da 50 fino a 10.000 franchi. Non è la prima volta che lo fa, ma in questo caso l’iniziativa è aperta a tutti, mentre in passato era accessibile soltanto su invito. Cosa non trascurabile, le Poste Svizzere offrono un safe harbor, ossia un’immunità da conseguenze legali per chi effettua test e indagini sui sistemi informatici seguendo le regole di un bug bounty. Senza questa tutela giuridica, infatti, una violazione di un sistema informatico sarebbe considerata un reato.
Per maggiori informazioni si può consultare la pagina apposita del sito delle Poste Svizzere, che porta a yeswehack.com/programs/swiss-post, dove è riportato il regolamento del bug bounty e c’è anche una hall of fame.
Le Poste spiegano di aver già trovato 500 vulnerabilità e di aver pagato circa 250.000 franchi in ricompense da quando è stato lanciato il programma, che ha dimostrato di essere efficacissimo, come racconta in dettaglio Sandro Nafzger, responsabile del programma.
A chi non conosce il settore può sembrare strano, e persino immorale, che un’azienda paghi profumatamente degli hacker per penetrare nei suoi sistemi e mostrarne le falle. Ma i bug bounty costano molto, molto meno di un test tradizionale svolto da professionisti e funzionano. Come conseguenza non trascurabile, tengono i talenti informatici al riparo dalle tentazioni del crimine organizzato.
Secondo i dati pubblicati di recente dalla società di sicurezza Digital Shadows, infatti, le bande specializzate in reati informatici pagano cifre notevoli a chi vende loro accessi a sistemi aziendali. Un semplice initial access broker, ossia una persona che trova una falla in un sistema ma non la sfrutta e invece la rivende ad altri, diventando l’equivalente informatico di una persona che scassina una cassaforte e poi se ne va, lasciando ad altri il compito di vuotarla e riciclare il bottino, può guadagnare in media dai 7000 ai 9000 dollari. E questo genere di attacco è aumentato fortemente per via del lavoro da remoto di molte persone durante questa pandemia.












