A safe space that’s made to measure
Finding a safe and welcoming space to create a bespoke outfit can be really challenging, especially when you have your own vision for your wedding day or another special occasion. While traditional tailors are great, they can sometimes fall short for people who don’t want the usual three-piece suit or long trailing dress.
But luckily, there’s Orhan Kaplan.
Orhan London Tailoring is an East-London based business that has carved a niche through its bespoke LGBTQ+ tailoring service. Having founded the business with his wife, Denise, Orhan soon discovered a strong unmet demand within the LGBTQ+ community from people who wanted to choose something other than a standard wedding dress. Recognising the needs of the community has helped shape their product offering, and celebrating their customers’ individuality has made women’s suits and non-binary tailoring a key part of their business.
As a tailoring and alterations business, being visible and accessible is fundamental for success. With their Business Profile on Google, casual shoppers who need simple alterations are able to find Orhan London Tailoring easily on Maps, while customers who need extended bookings for bespoke creations are able to swiftly organise appointments.
However, for more specialised services, such as those for their LGBTQ+ customers, Orhan and his team recognised that an often overlooked community needed something else beyond simply being able to find the business online. They needed an indicator so that LGBTQ+ people would know it’s a safe and welcoming place.
Becoming active allies
Communicating outwardly that Orhan London Tailoring is a safe space with dedicated service for the LGBTQ+ community has since become a top priority for the business. “We want people to know it’s a safe environment,” says Denise. “We want people to know that we can look after you, we understand your needs, and that we know the sort of things you’re going to ask for.”
Activating the “LGBTQ-friendly” attribute on their Business Profile has allowed Orhan to reassure the community that this is a welcoming environment. Sharing photos on their profile has also become an important part of this relationship, as potential customers are able to see other outfits the team have created for other members of the community. The positive reactions from customers, and a 75% increase in the number of women’s outfits ordered over the last three years, has been a testament to Orhan’s inclusive approach.
4 resilience lessons from Spanish travel startups
2020 was a difficult year for the travel and tourism sector, but it was also a year of learning how to use technology to better understand and respond to the evolving needs of consumers.
Our Google for Startups Growth Academy: TravelTech program in Spain, where the travel industry accounts for 12% of the national GDP, supported travel startups with digital skills and tools to build resilience for their businesses, so they can overcome challenges brought by travel restrictions. It also shows them how to use data to adapt their product offerings to match the changing needs of travelers. The program included sessions with Google mentors and travel industry experts; 90% of these startups reporting revenue growth and an increase in recruiting, and expanding their business to new international markets.
Here are four lessons 12 travel and tourism startups learned from the program.
1. Go with the flow.
If there is one thing that defines a startup, it is the ability to adapt, and to adapt fast. Andrea Cayon, co-founder of Passporter, appreciated learning from other startup founders and Google analysts on how to analyze changes in travel demand and respond to travelers’ new preferences, like outdoor and nature destinations. Passporter helps people improve their travel experiences by sharing socially curated itineraries and trip recommendations. For Andrea, having access to a startup founder community that fosters knowledge and experience sharing is key to growing her business.
This level of networking and knowledge-sharing with other entrepreneurs didn’t exist two decades ago when Destinia, another travel startup participating in the program, was founded. “There were no doors to knock on, no one to ask for advice,” says Destinia’s co-founder, Amuda Goueli. “You could waste a whole year if you chose the wrong route.” That’s why, for Goueli, being part of a community like Google for Startups helps her find and test new ideas on how to grow her business.
la Discovery in ambito GDPR Compliance – Webinar gratuito
MEDIATECH (GRUPPO RELATECH) – CICLO DI SEMINARI FORMATIVI WEBINAR #2 – MERCOLEDI’ 30 GIUGNO 2021 ORE 12Beyond the Compliance – I rischi reali della GDPR Il ruolo fondamentale della Discovery…
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Social, boom di utilizzo degli adolescenti con la pandemia
Corsi di formazione online per manager: le proposte di SDA Bocconi
I manager più affermati nei loro ambiti di competenza riescono a raggiungere le vette del settore per la capacità di anticipare i mutamenti del mercato e modificare le proprie strategie,…
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Un drone su Titano: incontro con Zibi Turtle, che dirigerà la missione. Ci troviamo su Zoom il 2 luglio alle 19 CET
L’Osservatorio Astronomico della Regione autonoma Valle d’Aosta, Astroteam Le Pleiadi e ASIMOF organizzato per venerdì 2 luglio alle 19 CET (ora italiana) un incontro su Zoom con Zibi Turtle, principal investigator del progetto Dragonfly, che intende far volare un drone di ricognizione su Titano, la più grande luna di Saturno, nel 2034.
L’incontro è gratuito, i posti disponibili sono 1000 e non c’è bisogno di preregistrarsi o altro. Sarà disponibile la traduzione simultanea in italiano, di cui mi occuperò io con molto piacere.
L’evento non si sovrappone con la partita dell’Italia.
Il link per collegarsi è questo: https://us02web.zoom.us/j/88329126508.
Se volete saperne di più su Zibi Turtle e sul progetto Dragonfly, ecco qualche link: JHUAPL, TED, NASA. Maggiori dettagli sull’evento sono presso Oavda.it.
Binance a rischio chiusura?
L’autorità di vigilanza finanziaria del Regno Unito ha ordinato a Binance di interrompere qualsiasi attività regolamentata nel paese. Binance deve interrompere questi servizi nel Regno Unito entro il 30 giugno.…
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Titolo falso del Corriere: non è vero che ci sono 285mila Tesla da ritirare o richiamare. Verranno aggiornate via Internet e basta
Il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia (falsa) che “Tesla ritirerà oltre 285 mila auto dal mercato cinese: potrebbero causare incidenti” (copia permanente su Archive.is).
In realtà non c’è nessun ritiro. Le auto verranno semplicemente aggiornate via Internet, senza neppure andare in officina.
Il verbo “ritirare” usato dal Corriere fa pensare che le auto debbano essere tolte dal mercato e portate materialmente alla riparazione o siano irreparabili o invendibili, con conseguenti costi enormi per la casa automobilistica.
Reuters, invece, spiega correttamente e concisamente, già nel titolo, come stanno le cose: Tesla ‘recalls’ vehicles in China for online software update.
La parola recall (richiamo, non ritiro) è fra virgolette, per segnalare che è un richiamo solo per modo di dire, e Reuters chiarisce subito che verrà fatto un aggiornamento software online. Nel testo della notizia, inoltre, precisa che i proprietari non dovranno portare i propri veicoli in officina: “owners not required to return their vehicles.”
Il Corriere ha successivamente modificato il suo titolo (non so se a seguito della mia segnalazione pubblica) in “Tesla richiamerà oltre 285 mila auto dal mercato cinese: potrebbero causare incidenti” e anche il testo, aggiungendo finalmente che l’aggiornamento “potrà essere effettuato da remoto da parte dei tecnici Tesla, senza bisogno di recarsi in officina”, che però continua a contenere altre affermazioni false e ingannevoli.
Il quotidiano scrive infatti tuttora che ci sarebbero “criticità a livello di software. I sistemi di assistenza alla guida dei veicoli potrebbe [sic] infatti causare collisioni e incidenti” e aggiunge che il richiamo (quello che non c’è) consentirà di controllare il “sistema di cruise control, che sembrerebbe si possa attivare da solo, con il rischio di aumentare la velocità di crociera improvvisamente, mettendo a repentaglio l’incolumità dei passeggeri dell’autovettura per possibili incidenti.”
Non è vero. Il sistema di cruise control non si “attiva da solo”, così, a caso, magari a macchina ferma. Ancora una volta, Reuters spiega invece correttamente come stanno le cose: il sistema di guida assistita può essere attivato accidentalmente dai conducenti, producendo un’accelerazione improvvisa (“an assisted driving function in the electric cars, which can currently be activated by drivers accidentally, causing sudden acceleration”).
In dettaglio, secondo le informazioni raccolte e tradotte dagli utenti, se l’auto è in D (drive, ossia la normale modalità di guida in marcia in avanti) e il conducente aziona di nuovo la leva del selettore di “marcia” (sulla destra del piantone) per cambiare modalità, e se il veicolo deve curvare bruscamente il conducente può accidentalmente toccare e azionare questa leva, attivando inconsapevolmente il cruise control. Se il cruise control è impostato a una velocità maggiore di quella attuale, l’auto accelererà per raggiungere la velocità impostata.
Devono insomma verificarsi vari fattori concatenati in sequenza: non è affatto un’attivazione casuale. In ogni caso è un problema da risolvere, per maggiore sicurezza, e verrà risolto con un aggiornamento over the air. Il Corriere ha travisato completamente la notizia, rischiando di causare un danno economico e di reputazione a un’azienda.
Fonti aggiuntive: Gizmodo, CleanTechnica, Engadget, Bloomberg, Tesla (in cinese), Nikkei Asia.
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