Facciamo chiarezza sulla nostra tecnologia pubblicitaria
Tuteliamo la privacy delle persone e mettiamo a loro disposizione controlli specifici affinché possano prendere decisioni sull’uso delle proprie informazioni relativamente agli annunci pubblicitari. Abbiamo investito nella rilevazione e rimozione di annunci dannosi che violano le nostre norme. Abbiamo creato strumenti che permettono il caricamento dei contenuti e degli annunci in modo più veloce, strumenti che bloccano esperienze pubblicitarie fastidiose come i pop-up, e strumenti che limitano le pubblicità indesiderate, attraverso innovazioni come la possibilità di saltare gli annunci (“skippable ads”). Oltre alla loro utilità, questi strumenti ci permettono di instaurare un rapporto di fiducia più solido con le persone, permettendo a internet di restare aperto e accessibile a tutti liberamente.
Ci siamo impegnati per essere diretti e trasparenti con gli operatori del settore, in particolare per quanto riguarda le modifiche che apportiamo alle nostre tecnologie. Cerchiamo di fare la cosa migliore nel trovare un equilibrio tra le esigenze degli inserzionisti, dei publisher – chi ospita la pubblicità sul proprio sito – e delle persone che utilizzano i nostri servizi.
Falso mito #1 – Google è dominante nel settore della pubblicità online.
Realtà – il settore della tecnologia pubblicitaria è incredibilmente affollato e competitivo.
La competizione nel settore pubblicitario online ha reso gli annunci più economici e pertinenti, ha ridotto le tariffe per la tecnologia pubblicitaria e ha ampliato le opzioni a disposizione di publisher e inserzionisti.
Come è noto, il mondo della pubblicità online è molto affollato. I nostri concorrenti sono società affermate come Adobe, Amazon, Facebook, Oracle e Twitter. Facebook, per esempio, è il maggiore venditore di annunci display, mentre qualche mese fa Amazon ha preso il nostro posto come piattaforma per l’acquisto di annunci preferita dagli inserzionisti negli Stati Uniti. C’è un’intensa competizione tra noi e queste aziende, così come tra noi ed Emerse, Adform, Outbrain, Criteo, Mediaocean, Amobee, MediaMath, Centro, Magnite, The Trade Desk, Index Exchange, OpenX, PubMatic e moltissime altre. Inoltre, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, sempre più brand del settore retail offrono le proprie soluzioni di tecnologia pubblicitaria, come Walmart, Walgreens, Best Buy, Kroger, RelevanC e Target. La competizione è in continua crescita: le società di questo settore in Europa hanno raccolto complessivamente 403 milioni di dollari in capitale tra gennaio e giugno 2020.
Falso mito #2 – Google toglie ai publisher una grossa percentuale delle entrate pubblicitarie.
Realtà – le nostre tariffe sono inferiori rispetto alla media stimata del settore
Le nostre tariffe sono più basse della media stimata del settore. Quando usano i nostri prodotti, i publisher ottengono circa il 70% delle entrate. E per alcuni tipi di annunci ottengono anche di più: quando usano Ad Manager, per esempio, gli editori di notizie trattengono oltre il 95% dei ricavi generati attraverso la nostra piattaforma. Questo si traduce in più fondi a loro disposizione per finanziare la creazione di contenuti di alta qualità.
Falso mito #3 – Google trae vantaggio dalle preoccupazioni sulla privacy
Realtà – Le persone si aspettano che Google protegga le loro informazioni, ed è ciò che facciamo
Ci impegniamo a gestire la pubblicità online in modo da offrire alle persone trasparenza e controllo sull’utilizzo dei propri dati. Le persone si aspettano controlli rigorosi sulle tecnologie di tracciamento, come i cookie e altri identificatori, controlli che sono richiesti anche dalle leggi sulla privacy in Europa e nel resto del mondo. La nostra priorità è quindi quella di soddisfare prima di tutto le richieste delle persone e questi requisiti legali. Per farlo, abbiamo creato soluzioni che proteggano la privacy e che allo stesso tempo abilitino il lavoro di altre società ad tech. Per esempio, abbiamo avviato un’iniziativa aperta, collaborativa e dedicata al settore pubblicitario chiamata Privacy Sandbox, con l’obiettivo di trovare soluzioni alternative ai cookie di terze parti per una maggiore tutela della privacy, sempre mantenendo sostenibili i siti finanziati dalla pubblicità. Questa iniziativa di Chrome si aggiunge a quella di altri browser web che hanno adottato misure simili per limitare l’uso dei cookie e proteggere la privacy degli utenti.
Falso mito #4 – Obblighiamo i partner a usare gli strumenti di Google.
Realtà – I nostri strumenti possono essere utilizzati facilmente insieme ad altre tecnologie.
Spesso publisher e inserzionisti utilizzano contemporaneamente molte tecnologie diverse. Infatti, alcune ricerche mostrano che, in media, un publisher di grandi dimensioni utilizza sei diverse piattaforme per la vendita di annunci sul proprio sito, un numero che sembra essere aumentato nel corso del 2020. Inoltre, per acquistare annunci, i 100 inserzionisti più importanti usano in media quattro o cinque piattaforme.
Questo è il motivo per cui progettiamo le nostre tecnologie in modo che siano interoperabili con quelle dei nostri concorrenti, ovvero oltre 700 piattaforme non-Google per gli inserzionisti e oltre 80 piattaforme non-Google per i publisher. Lavorare in entrambe le direzioni, cioè sia con i publisher che con gli inserzionisti, è la prassi. Molte delle nostre aziende concorrenti nel settore ad tech, come per esempio Amazon, Twitter, Verizon, Adform e altre, offrono piattaforme simili alle nostre e si rivolgono sia a publisher che inserzionisti. Non chiediamo ai nostri partner di utilizzare la nostra intera gamma di prodotti, e infatti molti non lo fanno. Gli inserzionisti e i publisher possono scegliere di utilizzare solo ciò che ritengono più adatto alle loro necessità.
Inoltre mettiamo gli inserzionisti nelle condizioni di pubblicare campagne su piattaforme concorrenti. Search Ads 360 aiuta gli inserzionisti a gestire le proprie campagne pubblicitarie Google e a pubblicare le loro campagne su altri motori di ricerca, come Microsoft Bing. (Altri motori di ricerca non offrono strumenti simili.) La nostra API AdWords, inoltre, permette agli inserzionisti di esportare le proprie campagne pubblicitarie Google per pubblicarle su Microsoft Bing. Non abbiamo nessun obbligo in questo senso, ma investiamo molto proprio per rendere disponibili questi strumenti.
Per maggiori informazioni
Xiaomi esce dalla black list USA, ma andrà a processo
Xiaomi non è più nella black list del governo statunitense relativa alle aziende cinesi considerate in qualche modo pericolose per la sicurezza nazionale, in quanto legate al governo o all’esercito cinese. A stabilirlo è stata una sentenza emessa dal giudice federale Rudolph Contreras, che ha sancito come al momento non sia possibile stabilire con assoluta certezza uno stretto legame tra l’azienda e i poteri militari statali della Cina.
Twitter, ad aprile arriva il rivale di Clubhouse
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Alessandra Basile intervista Gianmarco Tognazzi … il vinificattore
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Twitter sta bannando per 12 ore chiunque twitti la parola “Memphis” da sola. Non si sa perché
Non ho la più pallida idea del perché, ma pare che Twitter stia sospendendo per 12 ore chiunque scriva un tweet contenente soltanto la parola “Memphis” senza virgolette, come mostrato nello screenshot qui accanto e da siti come Ladbible e The Independent e account Twitter come SwiftOnSecurity.
The Independent alle 21 circa (ora italiana) di stasera ha scritto che il problema era stato risolto, ma a me risulta che persista.
È tutto quello che so al momento.
La collezione Luxury di Angelo Caroli
— – di Iuliana Ierugan – Trendiest Media – – Dopo una decennale esperienza nel mondo del fitness, soprattutto negli Stati Uniti, Angelo Caroli ha creato un personale percorso di successo che ha portato all’affermazione della propria realtà aziendale sulla base del suo METODO concettuale e organizzativo da cui derivano le collezioni esclusive. Grazie ad un prodotto totalmente hand made, che miscela sapientemente la tradizione artigianale tipica delle migliori produzioni Made in Italy con l’innovazione tecnologica e le più moderne strategie di…
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Scadenze rinviate per la revisione di veicoli, patenti, ecc.
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Rinnovata attenzione al mercato immobiliare
— – di Francesco Megna – Trendiest Media – – Il 2020 è stato contrassegnato dalla pandemia ma, parallelamente, ci ha svelato il valore di quello che molte volte diamo per scontato e che, quasi sempre, poniamo in secondo piano: la casa. L’isolamento a cui siamo stati obbligati ci ha fatto capire il suo valore e immaginare i requisiti ideali che dovrebbe avere. Il mercato immobiliare post lockdown Francesco Megna La ripresa del mercato immobiliare…
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Come Funziona L’Algoritmo Di TikTok Per Creare Interesse
Chiedo aiuto: ho una chiavetta USB protetta da password ma non ho la password. Il proprietario è deceduto senza lasciarla
Questa chiavetta USB che ho ricevuto in eredità ha un piccolo mistero. Mi aiutate a risolverlo?
È una normale chiavetta USB marchiata Maxell, di quelle con il connettore retrattile (il pulsante in centro serve a questo). Ma esaminandola con i miei computer risulta avere due megabyte di spazio complessivo. La cosa mi ha sorpreso parecchio.
La chiavetta contiene apparentemente due soli file che praticamente la riempiono: LOCKv100 (mode 7).pdf e LOCKv223.exe.
Il primo file è un manuale di istruzioni di un software di crittografia per la chiavetta, che si intitola Security application program – LOCK user manual v1.00 ed è in formato PDF. Non riporta alcun indirizzo o riferimento del produttore del software.
Il secondo file è un eseguibile che, se lanciato su un PC Windows, mi dice quello che vedete qui sotto: una password è presente e il dispositivo è bloccato dalla password. Ho pubblicato il manuale e il software qui, se li volete esaminare.
Purtroppo mio padre, che me l’ha lasciata in eredità insieme a tutti i suoi supporti e dispositivi digitali, non ha lasciato informazioni riguardanti la password di questa chiavetta (mentre ha lasciato istruzioni per tutte le altre sue password). Non c’è neppure un suggerimento per la password:
Il manuale dice che dopo sei tentativi sbagliati di immissione della password i dati protetti verranno cancellati (“You have six chances to enter the password correctly, before your device gets formatted.”).
Non so neanche quale sia il software usato: l’unico indizio che ho trovato è questo sito russo che mostra lo stesso tipo di interfaccia grafica e lo chiama Phison LOCK v2.45.00 [Oct 25 2012] – USB DISK Pro Security App. Il sito include il manuale della versione 1.00, datati 2008.
Un fdisk-l sotto Linux mi dice questo della chiavetta:
Disk /dev/sde: 2 MiB, 2097152 bytes, 4096 sectors
Disk model:
Units: sectors of 1 * 512 = 512 bytes
Sector size (logical/physical): 512 bytes / 512 bytes
I/O size (minimum/optimal): 512 bytes / 512 bytes
Disklabel type: dos
Disk identifier: 0x00000000
Device Boot Start End Sectors Size Id Type
/dev/sde1 32 4095 4064 2M 1 FAT12
Anche l’utility Linux testdisk non rivela nulla:
Disk /dev/sde – 2097 KB / 2048 KiB – CHS 64 2 32 (RO)
Current partition structure:
Partition Start End Size in sectors
check_FAT: Unusual number of reserved sectors 8 (FAT), should be 1.
check_FAT: Unusual media descriptor (0xf8!=0xf0)
1 P FAT12 0 1 1 63 1 32 4064 [SECURE]No partition is bootable
Non ci sono partizioni visibili a parte quella da 2 megabyte. Le dimensioni esigue dichiarate dalla chiavetta mi fanno pensare che ci siano dei dati nascosti che occupano posto.
Ho smontato la chiavetta: queste sono due foto dei suoi componenti interni:
1. Come faccio a sapere se ci sono o no dei dati cifrati (o almeno a sapere se la chiavetta ha davvero solo 2 megabyte di capienza)?
2. Se ci sono, avete idea di come recuperarli?
I commenti sono a vostra disposizione.
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