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Per te su Threads: un carosello su Instagram per rilanciare l’app
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Leggerezza, portabilità e potenza, il MacBook Air (2022) da 13″ SVENDUTO su eBay
Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/09/04: 10 persone
Stanotte (ora italiana) sono rientrati sulla Terra, a bordo di una capsula
Dragon di SpaceX, quattro astronauti (Bowen, Hoburg, Alneyadi e
Fedyaev) che hanno trascorsos sei mesi nello spazio, nella Stazione Spaziale
Internazionale.
Welcome home,
#Crew6!After six months of science and discovery aboard the
@Space_Station, our Crew-6 team splashed down at 12:17am ET (0417 UTC) and will be picked
up shortly by recovery teams.
pic.twitter.com/zf635dfUKF— NASA (@NASA)
September 4, 2023
Questo è il comunicato stampa della NASA:
After splashing down safely in a SpaceX Dragon spacecraft off the coast of
Jacksonville, Florida early Monday morning, NASA’s SpaceX Crew-6 completed
the agency’s
sixth commercial crew rotation mission to the International Space Station. The
international crew of four spent 186 days in orbit.NASA astronauts
Stephen Bowen and
Woody Hoburg, as well as UAE (United Arab Emirates) astronaut Sultan Alneyadi and
Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev, returned to Earth at 12:17 a.m. EDT.
Teams aboard SpaceX recovery vessels retrieved the spacecraft and its crew.
After returning to shore, the crew will fly to NASA’s Johnson Space Center
in Houston.“After spending six months aboard the International Space Station,
logging nearly 79 million miles during their mission, and
completing hundreds of scientific experiments for the benefit of all
humanity, NASA’s SpaceX Crew-6 has returned home to planet Earth,” said
Administrator Bill Nelson. “This international crew represented three
nations, but together they demonstrated humanity’s shared ambition to reach
new cosmic shores. The contributions of Crew-6 will help prepare NASA to
return to the Moon under Artemis, continue onward to Mars, and improve life
here on Earth.”The Crew-6 mission
lifted off
at 12:34 a.m. EST March 2, 2023, on a SpaceX Falcon 9 rocket from NASA’s
Kennedy Space Center in Florida. About 25 hours later, Dragon
docked
to the Harmony module’s space-facing port. On May 6, the crew completed a
port relocation maneuver
to the Earth-facing port ahead of the arrival of a SpaceX Dragon cargo
spacecraft carrying new solar arrays, science investigations, and supplies
to the orbiting laboratory. The crew undocked from the space station at 7:05
a.m. Sunday, to begin the trip home.Bowen, Hoburg, Alneyadi, and Fedyaev traveled 78,875,292 miles during their
mission, spent 184 days aboard the space station, and completed 2,976 orbits
around Earth. The Crew-6 mission was the first spaceflight for Hoburg,
Alneyadi, and Fedyaev. Bowen has logged 227 days in space over four flights.Throughout their mission, the Crew-6 members contributed to a host of
science and maintenance activities and technology demonstrations. Bowen conducted
three spacewalks, joined by Hoburg for two, and Alneyadi for one, preparing
the station for and installing two new
IROSAs
(International Space Station Roll-Out Solar Arrays) to augment power
generation for the station.The crew contributed to hundreds of experiments and technology
demonstrations, including assisting a
student robotic challenge, studying
plant genetic adaptations
to space, and monitoring human health in microgravity to prepare for
exploration beyond low Earth orbit and to benefit life on Earth. The
astronauts released
Saskatchewan’s first satellite
which tests a
new radiation detection and protection system
derived from melanin, found in many organisms, including humans.This was the fourth flight of the Dragon spacecraft, which was named
Endeavour by retired NASA astronauts Bob Behnken and Doug Hurley on its
first voyage for the agency’s SpaceX Demonstration Mission 2. The spacecraft
will return to Florida for inspection and processing at SpaceX’s
refurbishing facility at Cape Canaveral Space Force Station, where teams
will inspect the spacecraft, analyze data on its performance, and prepare it
for its next flight.The Crew-6 mission is part of NASA’s Commercial Crew Program, and its return to Earth follows on the launch of NASA’s SpaceX Crew-7,
which docked to the station Aug. 27, beginning another long-duration science
expedition.
The goal of NASA’s Commercial Crew Program is safe, reliable, and
cost-effective transportation to and from the International Space Station
and low Earth orbit, which maximizes research time and increases
opportunities for discovery aboard humanity’s microgravity laboratory and
testbed for exploration, including helping NASA prepare for human
exploration of the Moon and Mars.
Stazione Spaziale Internazionale (7)
Jasmin Moghbeli (NASA) (dal 2023/08/26)
Andreas Mogensen (ESA) (dal 2023/08/26)
Satoshi Furukawa (JAXA) (dal 2023/08/26)
Konstantin Borisov (Roscosmos) (dal 2023/08/26)
Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)
Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21, attuale comandante della
Stazione)
Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)
Stazione Nazionale Cinese (3)
Jing Haipeng (dal 2023/05/30)
Zhu Yangzhu (dal 2023/05/30)
Gui Haichao (dal 2023/05/30)
Fonte aggiuntiva: Whoisinspace.com.
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Supervisione genitori su Messenger: la funzione Meta ora in Italia
Meta lancia la funzione Supervisione genitori su Messenger, per permettere agli adulti di aiutare i figli a gestire il tempo sui social.
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Motorola razr 40: il nuovo PIEGHEVOLE in super offerta
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Recensione: Vyzov (Вызов), il film russo girato nello spazio
È finalmente in circolazione online il film
Vyzov (Вызов), ossia Sfida, il film russo
girato in parte nello spazio. Vista la situazione internazionale, è difficile
recensirlo obiettivamente, visto che è uno strumento di propaganda di un regime
che ha invaso un altro paese bombardando la popolazione civile e sta commettendo
ricatti e omicidi. Mi limito quindi a segnalare i suoi aspetti tecnici e le
immagini che possono interessare le persone appassionate di spazio, perché è pur
sempre il primo lungometraggio girato professionalmente nello spazio da attori e
tecnici professionisti.
precedenti:
uno,
due,
tre. In sintesi, a ottobre 2021 l’attrice Yulia Peresild e il regista Klim
Shipenko sono stati portati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal
cosmonauta Anton Shkaplerov (compagno di volo di Samantha Cristoforetti nel
2014-15), usando una navicella russa Soyuz (la missione MS-19),
e vi sono rimasti per dodici giorni per effettuare le riprese della parte
spaziale del film, tornando il 17 ottobre con la missione
Soyuz MS-18. Il film è uscito nei cinema russi ad aprile 2023.
Procurarsi una copia di Vyzov non è stato facile: visto che almeno
per ora non circola nei soliti circuiti di scambio e che abbonarsi
dall’Europa a un servizio di streaming russo a pagamento è a dir poco
complicato per via dell’embargo e della barriera linguistica, alla fine ho
dovuto iscrivermi a dei feed RSS russi e imparare il cirillico quanto
bastava per riconoscere il titolo del film nell’elenco dei file disponibili
e per capire quale fosse il link giusto per scaricarlo senza finire
tempestato da offerte di malware, contenuti senza veli e altre cose del
genere.
Il passo successivo è stato reperire una versione dotata di sottotitoli, che
ho dato in pasto a DeepL Pro, ottenendo qualcosa di passabile sia in
inglese, sia in italiano, con qualche errore macroscopico (tipo quando
qualcuno dice che una ragazza è stata accoltellata in un occhio ma in
realtà ha preso un cazzotto) ma comunque con una qualità sufficiente a
capire almeno i dialoghi di base del film, dai quali emergono alcune chicche
inaspettate.
Il film dura ben due ore e 43 minuti, ma se vi interessa vederlo solo per i
suoi contenuti tecnici potete saltare tranquillamente il primo quarto d’ora,
che contiene solo scene spaziali realizzate in grafica digitale (sia pure di
ottima qualità) e qualche breve scena di assistenza medica (recitata) girata
realmente nello spazio, e definisce il contesto della storia. Qui sotto
elenco i minutaggi delle scene tecnicamente interessanti.
In sintesi e senza spoiler:
-
Il film è realizzato molto bene, con un livello di qualità assolutamente
paragonabile a quello di una grossa produzione europea o statunitense, una
fotografia curata, un montaggio attentamente pianificato, una protagonista
molto fotogenica, e soprattutto con tantissime riprese del centro di
addestramento per cosmonauti in Russia e del poligono di lancio, con
immagini spettacolari del decollo di una Soyuz che credo non si
siano mai viste prima, e con moltissime scene recitate e girate molto
professionalmente a bordo della Stazione. -
Nel film compaiono anche estesamente alcuni cosmonauti veri, inseriti
sapientemente in ruoli che non richiedevano grandi capacità recitative, ad
eccezione di Shkaplerov, che ha una bella parte e se la cava piuttosto
bene. -
La trama è scontata e prevedibile e ha vari momenti di irritante
implausibilità tecnica in stile Gravity o The Martian (il film, non il libro), che
sarebbe stato perfettamente possibile evitare; c’è la spalla comica, c’è
la storia teen (Boris insegna), c’è la storia d’amore, il Dramma
Personale nel passato che fa comodo per caratterizzare rapidamente il
personaggio e creare empatia, la crisi che si risolve dopo qualche colpo
di scena, e c’è anche una dose abbondante di misoginia e sessismo, anche
se la protagonista è una donna, che oltretutto di mestiere fa il chirurgo
ed è anche molto quotata per le sue capacità professionali. Ma la società
russa è molto maschilista, e si vede. Alla fine è un uomo che le fornisce l’idea
giusta che risolve la crisi, ed è un uomo che fa da mentore alla
protagonista. -
A questo proposito, ci sono ben due
spogliarellisvestizioni di Yulia Peresild in assenza di
peso che faranno sicuramente la gioia di chi apprezza le grazie femminili ma sono
assolutamente gratuiti nella trama e sono girati con uno stile, come dire, un po’
tanto compiaciuto. Non è Showgirls nello spazio, per carità, ma
siamo lontani dalle eleganti e simboliche capriole in canotta di Sandra
Bullock in Gravity (fatte però in assenza di peso simulata). -
Con l’eccezione di una singola scena nella Cupola, viene mostrata
esclusivamente la piccola e claustrofobica sezione russa della Stazione e
tutte le riprese interne sono realizzate nei suoi spazi angusti; dal punto
di vista del film, è come se gli altri vani della ISS, ben più spaziosi e
molto meno spartani, non esistessero. I partner europei non vengono
menzionati; gli americani vengono citati solo per prenderli in giro
dicendo che loro riciclano l’urina per ottenerne acqua potabile. Nessun
riferimento al fatto che sulla Stazione ci sono anche colleghi europei,
giapponesi o statunitensi; nessun accenno ai veicoli Dragon.
Autarchia pura. -
Il resto del mondo non esiste: non viene neppure menzionato il fatto che
il poligono di lancio usato dalla Russia per raggiungere la Stazione sta
in Kazakistan. Però la protagonista ha palesemente un iPhone e le auto che
circolano nelle scene sulla Terra sono occidentali. -
C’è anche una bizzarra nota di complottismo lunare: uno dei protagonisti a
un certo punto si lamenta che la distanza massima mai raggiunta dagli
esseri umani nello spazio è 400 chilometri, dimenticandosi completamente
delle missioni umane sulla Luna, che hanno raggiunto i 400
mila chilometri di distanza dalla Terra. Eh, ma sono missioni
americane, e farebbero capire al pubblico quanto è grezzo e arretrato il
programma spaziale russo, fermo ancora all’orbita terrestre per quanto
riguarda i voli con equipaggi, quindi immagino che sia meglio non
parlarne. -
Il film merita per le sue abbondantissime riprese fatte nello spazio; per
il resto, è un fumettone propagandistico che scimmiotta le produzioni
occidentali in un “vorrei ma non posso” che per noi è evidente ma di cui
probabilmente i russi non hanno modo di rendersi conto.
ALLERTA SPOILER: Da qui in poi rivelo molti dettagli della trama, per
cui se non volete spoiler, non leggete oltre.
trionfale, ma Google Lens mi dice che è solo una dicitura che mette in
guardia contro le rappresentazioni di consumo di tabacco che abbondano nel
film e sono nocive per la salute.
La storia inizia con un cosmonauta, “Oleg Bodanov” (interpretato dal vero
cosmonauta Oleg Novitsky), che viene ferito gravemente durante una
“passeggiata spaziale” all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale
(ISS). La causa della lesione è presa di peso da Gravity: una
collisione fra satelliti ha causato uno sciame inatteso di detriti spaziali,
che ora sono in rotta di collisione con la Stazione. Viene quindi
pianificata una manovra d’emergenza per spostare la Stazione dalla
traiettoria dei detriti, ed è necessario effettuarla mentre due cosmonauti
sono all’esterno. Il risultato è che Oleg, invece di aggrapparsi con cavo e
moschettone a uno dei tanti appigli esterni durante la manovra, fa lo scemo,
perde tempo e finisce per essere strattonato e sballottato dal movimento
della Stazione, che è assurdamente violento (le vere manovre della
Stazione sono infinitamente più delicate, anche perché qualunque
accelerazione brusca solleciterebbe eccessivamente le strutture della ISS).
per ingrandirli.
La premessa che causa la ferita di Oleg è insomma tecnicamente implausibile
(e non è che l’inizio delle implausibilità di questo film), ma se non altro
il tipo di ferita (conseguente a un impatto contro una parte non tagliente
della Stazione) è scelto astutamente dal punto di vista della produzione per
evitare di avere spargimenti di sangue a zero g, che sarebbero impraticabili
da realizzare sulla ISS e costosissimi da creare bene in grafica digitale.
Oleg rientra a bordo malconcio, aiutato dal collega (il cosmonauta reale
Peter Dubrov): ha un trauma interno che richiede un intervento chirurgico,
impossibile da effettuare sulla Stazione. Un ritorno sulla Terra è fuori
questione, perché il polmone collassato di Oleg non gli permetterebbe di
rientrare a terra vivo. L’unica alternativa è inviare di corsa un chirurgo
sulla Stazione. Peter, intanto, effettua una piccola incisione a Oleg per
contenere il danno polmonare.
Inizia così la valutazione del da farsi, naturalmente in gran segreto,
perché siamo in Russia: Elena Belyaeva (Yulia Peresild), che abbiamo visto
agire brillantemente in sala operatoria, viene convocata solo come
consulente, mentre i suoi colleghi partecipano pienamente.
Le scene di interesse spaziale iniziano finalmente a 17:50, dopo la
parentesi (assolutamente saltabile) per la storia teen e per la
presentazione della vita quotidiana di Elena e del suo interesse
sentimentale per un collega. Finalmente, dicevo, si arriva a una sede di
Roscosmos. Non so se è quella vera; pare dannatamente sfarzosa, come del
resto quella della NASA in
The Martian.
Durante la riunione medica, al tavolo siedono solo uomini (a parte
l’assistente del Grande Medico Capo). Yulia, dalla periferia della sala dove
è relegata, fa un commento professionale, come medico, e succede questo:
Segue un altro siparietto di vita terrestre, con un flashback al Dramma di
Famiglia che tormenta Yulia, e intanto gli uomini arrivano alla conclusione
che si deve mandare nello spazio un chirurgo. Inizia così la selezione dei
chirurghi da mandare alla ISS, tutti naturalmente uomini. Siamo a 28
minuti dall’inizio.
A 35.00 circa Oleg Bogdanov parla dalla Stazione: sembra doppiato. Non ha un
microfono, e manca completamente il forte rumore ambientale che caratterizza
la Stazione. Sospetto che molte delle scene parlate a bordo della Stazione
che si vedranno in seguito siano state ridoppiate.
A 37:00 facciamo visita al mock-up (replica in scala 1:1) della parte
russa della ISS. Arriva Anton Shkaplerov, con il suo vero nome e cognome.
Anche lui sembra doppiato (o forse doppia se stesso). La spalla comica offre
agli altri lo spunto per battutine sulla toilette e per un accenno al
riciclo dell’acqua nel segmento statunitense, come se fosse una cosa
patetica e primitiva di cui i russi non hanno bisogno.
Segue una lunga fase di selezione dei candidati e di scelta della posizione
chirurgica (come girare il paziente e dove improvvisare un tavolo
operatorio). Molte riprese all’interno del mock-up. Interessante anche il
sistema operativo sul computer usato da Yulia, che punta a
roscossmos.ru (con due S), mentre il dominio reale è Roscosmos.ru.
Ennesimo siparietto-flashback, poi un momento comico (beh, si fa per dire)
quando il Grande Capo Vladimir si manifesta telefonicamente per mettere a
posto tutto.
Shkaplerov partecipa con Yulia/Yelena a una scenetta comico-esplicativa che
serve per chiarire agli spettatori che tipo di intervento dovranno fare,
usando un pezzo di pollo.
Finalmente, dopo quasi un’ora di film, a 51:30, iniziano i voli a zero g con
l’apposito aereo per microgravità usato dai russi (un Ilyushin Il-76). Le
riprese sono molto interessanti e autentiche, ad eccezione di un paio di
inquadrature esterne dell’aereo fatte in grafica digitale.
A 1:00:00 arriviamo alle prove di resistenza nella centrifuga. Si vedono
bene i dettagli del suo funzionamento (sembra biposto). Yulia è presente, ma
non viene invitata a fare la prova, fino a che il Sagace Mentore le offre
l’occasione, che supera brillantemente. Le riprese sembrano autentiche, a
giudicare dalla deformazione del viso. Del resto, Peresild ha dovuto fare
davvero l’addestramento da passeggera cosmonauta per fare questo film e
quindi ha dovuto fare davvero qualche giro in centrifuga.
A 1:09:30 circa, uno dei protagonisti fa un commento molto strano sul fatto
che la distanza massima mai raggiunta dall’uomo nello spazio è (sarebbe) 400
chilometri. Non è un errore di traduzione, visto che paragona questa
distanza a quella che separa Mosca da San Pietroburgo (se ho capito bene).
Complottismo strisciante o banale desiderio di ignorare i successi ben
maggiori delle imprese spaziali degli Stati Uniti?
A 1:11:10 assistiamo a magnifiche riprese in 4K del roll-out di un
lanciatore Soyuz, che viene portato alla rampa di lancio. Il giro
intorno alla rampa dall’alto con un drone e la ripresa del sollevamento del
razzo con una telecamera montata in cima al razzo stesso compensano il tedio
dell’ora abbondante che è già passata.
Nel frattempo, Yulia è stata scelta come cosmonauta da inviare nello spazio,
ovviamente senza che lei lo possa dire a nessuno, ed è già sull’autobus che
la porta alla rampa. Addestramento? Preparazione alla gestione delle
emergenze? Non servono. A 1:13:00 c’è anche la proverbiale fermata lungo la
strada per fare pipì contro la ruota dell’autobus, come fece Gagarin (ma lei
non partecipa; Anton sì, ma non vengono mostrati o spiegati i dettagli).
A 1:16:00 finalmente si va nello spazio! Le riprese del lancio sono davvero
spettacolari: un buon minuto di puro space porn reale. I fotogrammi
qui sotto non rendono giustizia. La scenetta della telefonata di mamma
mentre stanno decollando si poteva anche evitare; rovina la serietà e la
bellezza del momento. In compenso le facce che fa Anton sono un capolavoro.
Dopo una breve parentesi di immagini digitali miste a riprese reali per
mostrare l’arrivo alla Stazione, iniziano le riprese a bordo della ISS, che
sono l’elemento fondamentale del film; tutte, però, sono fatte nella sezione
russa, che è fortemente claustrofobica.
umidificate Huggies.
pure trovato il tempo di truccarsi prima di salire a bordo.
Qui comincia la parte veramente interessante del film. Le riprese a bordo
sono tante, costruite bene, con un filo logico: si vede che c’è stata una
pianificazione attenta della continuity e che la sezione russa è
stata messa abbondantemente a disposizione della produzione. Klim Shipenko,
regista e cameraman (mandato anche lui nello spazio), fa un gran bel lavoro
di inquadratura, di illuminazione e di movimenti macchina, e viene fatto
sparire grazie alla grafica digitale (altrimenti lo si vedrebbe riflesso qua
e là).
Da qui in poi, a parte qualche scena non essenziale sulla Terra, il resto
del film si svolge nello spazio, per davvero, con tutti i dettagli
dell’intervento chirurgico, dell’accrocchio concepito da Yelena per ancorarsi al pavimento della Stazione, delle operazioni di soccorso di Oleg e del
successivo rientro. Non posso fare a meno di notare l’incredibile silenzio a
bordo: avranno spento la ventilazione per le riprese, o hanno ridoppiato
tutti? Non si vedono microfoni in giro, e l’audio è fin troppo pulito.
nella sezione russa.
Il primo spogliarello arriva a 1:48:00 circa. Non c’è alcun motivo logico per cui
Yulia non possa operare tenendo addosso la T-shirt e i pantaloni che porta ma debba
invece assolutamente cambiarsi davanti ai colleghi, restando
lungamente in mutande e reggiseno.
spogliarmi per mettere il camice apposito!
mangia la mia polvere, io l’ho fatto davvero a zero g.
Velocità Cosmica? Sull’N-1?
così facciamo capire che siamo progressisti: “Lo spazio non è per le donne”
(1:58:00).
Per facilitare i cultori, dico subito che il secondo strip, altrettanto
gratuito e prolungato, è a 2:12:00 circa.
tocca indossare Vladimir’s Fetish.
Finalmente, a 2:22:00 circa, si vede un pezzo della grande parte non russa
della Stazione, con una visita di Yulia/Yelena alla Cupola come premio per
il successo dell’intervento e per distrarla dall’emozione del Grande Dramma
Familiare che è riaffiorato.
settimana, ma io mi sono cambiata i vestiti di nuovo, qualcosa in
contrario?
tutto, ha fatto tutto e non teme nulla.
Fin qui andrebbe anche bene, anche con il siparietto di Yulia (non si sa
bene perché in canotta, e truccatissima per tutto il tempo, persino durante
l’intervento) che manda soldi alla mamma dallo spazio usando il suo iPhone,
simbolo dell’occidente degenerato e capitalista (a 2:12:00). Boh.
vasto assortimento di canotte.
28.000 km/h, perché?
Ma il momento Martian, quello in cui dopo tutti gli sforzi di
realismo fatti fin qui il regista sente inspiegabilmente e
ingiustificabilmente il bisogno di mandare tutto in vacca mostrando una
scemenza finale che stride con tutto il resto, arriva subito dopo, a
2:24:00, quando
i cosmonauti offrono a Yulia di fare una passeggiata spaziale
clandestina.
Già così è abbastanza assurdo proporre a) una EVA clandestina, come se il
Controllo Missione non si accorgesse di una depressurizzazione dell’airlock
b) una EVA a una persona che non ha fatto il benché minimo addestramento
apposito e potrebbe vomitare dentro la tuta per le vertigini e soffocarsi.
Ma Yulia decide che l’assurdo non basta e bisogna raggiungere il ridicolo.
Infatti che fa?
Va a prendersi un vestito lungo e lo indossa per entrare nella tuta.
Niente sotto-tuta refrigerante, senza la quale dovrebbe schiattare per
surriscaldamento in pochi minuti dentro la tuta. Ovviamente questa EVA è
realizzata in grafica digitale. A Roscosmos non sono stati così scellerati
da fargliela fare davvero.
da qualche parte.
spaziale che ha i pantaloni. Il rumore in sottofondo è il
facepalm degli addetti alle tute spaziali di tutto il mondo. Nota
tecnica: la visiera è rifatta digitalmente per nascondere l’operatore con la
videocamera.
precondizionamento o adeguare la pressione? Senza sotto-tuta refrigerante?
Perché no? Matt Damon s’è tagliato un dito della tuta spaziale per fare un
getto d’aria e volare come Iron Man. Problemi?
quassù è più intenso che in alta montagna. La visiera dorata è per gli
sfigati.
Ci sono anche i festeggiamenti a zero g, perché Oleg si è ripreso…
… e poi si passa al rientro sulla Terra, e alla fine c’è il classico
vissero felici e contenti sotto l’amorevole occhio di Putin.
Ecco qualche altro screenshot scelto.










































































