GoPro annuncia la potente e compatta HERO10 Black
A new dimension for cultural artifacts
At Google Arts & Culture we are always looking for ways to help people understand and learn about culture in new and engaging ways. Starting today, we are launching a new feature through which our 2,000 plus cultural partner institutions can create guided 3D tours about buildings, sculptures, furniture, and more from their collections. With the help of 3D Tours you can easily whiz around historic sites, monuments and places of interest while learning about their hidden details and historical backgrounds.
So how about a personal guided tour through Tokyo’s tallest towers, Florence’s beautiful basilicas or South Africa’s historical halls? These and 16 other 3D Tours make use of ModelViewer — a tool through which interactive 3D models can easily be displayed on the web and in augmented reality. Not only will you be able to navigate smoothly to each stop of the tour but objects along the way can also be viewed in AR. So while you explore the heights of Tokyo Tower, you can discover its historic inspiration in your own home.

Take a tour of Florence’s Basilica of Santa Croces
Climb into a famous artwork
Another way we are bringing art and culture to life is through Art Filter, a feature in the Google Arts & Culture camera tab that applies machine learning and augmented reality to turn you into a masterpiece. Today we have added five new artworks and artifacts to Art Filter for you to immerse yourself in. For example, become the Roman god of seasons as Arcimboldo’s Vertumnus, or cast a stony glare through the head of Medusa.
How does it work?
Art Filter’s machine learning-based image processing positions the artifacts organically and smoothly on your head, or reacts to your facial expressions to make the filters as realistic as possible. What’s more, you can learn about each artwork from the fun facts that appear before the effect is applied.
We hope these 3D tours and new filter options will help you explore the hidden details of these historic artifacts and feel connected to cultural heritage around the world.
Find the tours on the Google Arts & Culture site or app. Art Filter is available in the Camera Tab of the free Google Arts & Culture app for Android and iOS.
ProtonMail non è così riservato come sembrava
Protonmail è un servizio svizzero di e-mail molto conosciuto, che ha la fama di proteggere le identità dei suoi utenti e la segretezza delle loro comunicazioni. Forse avete notato un esempio di questa fama nel più recente Delirio del Giorno, in cui un mio hater ha pensato di rendersi anonimo usando appunto Protonmail. Ma un suo utente è stato identificato e poi arrestato dalla polizia francese. Come è possibile?
Le promesse di privacy di Protonmail sono molto forti: il servizio dichiara di non raccogliere dati degli utenti e di usare la crittografia end-to-end. O meglio, dichiarava. A gennaio 2021, infatti, Protonmail scriveva sulla propria pagina iniziale: “Non sono necessarie informazioni personali per creare il tuo account di mail sicuro. Per impostazione predefinita, non conserviamo log IP che possono essere collegati al tuo account di mail anonimo.” In originale: “No personal information is required to create your secure email account. By default, we do not keep any IP logs which can be linked to your anonymous email account.”
Ma oggi e da pochi giorni al posto di questa dichiarazione ce n‘è un’altra di tono ben più blando e vago: “Protonmail è mail che rispetta la privacy e mette al primo posto le persone (non i pubblicitari). I tuoi dati appartengono a te, e la nostra crittografia lo garantisce. Forniamo anche un gateway per la mail anonima.” In originale: “ProtonMail is email that respects privacy and puts people (not advertisers) first. Your data belongs to you, and our encryption ensures that. We also provide an anonymous email gateway.”
È infatti emerso che Protonmail ha risposto a una richiesta legale vincolante dei Dipartimento federale di giustizia e polizia di fornire alla polizia svizzera l’indirizzo IP di un utente e i dettagli dei dispositivi usati da quell’utente per accedere a quella casella di mail. Questi dati hanno consentito l’identificazione dell’utente e il suo successivo arresto.
La polizia svizzera ha eseguito un mandato ottenuto dalle autorità francesi, che tramite lnterpol l’hanno trasmesso ai colleghi svizzeri. La persona coinvolta è legata a un gruppo denominato Youth for Climate, secondo quanto segnalato da Secoursrouge.org e da Andy Yen di Protonmail.
Yen ha anche pubblicato su Reddit una dichiarazione sulla vicenda che fornisce ulteriori dettagli, e Protonmail ha anche diffuso un lungo approfondimento specifico sul proprio sito, dal quale cito questa precisazione: “… secondo la legge svizzera, Proton può essere obbligata a raccogliere informazioni su account appartenenti a utenti che sono oggetto di un’indagine penale svizzera. Questo ovviamente non viene fatto di default, ma soltanto se Proton riceve un ordine legale per un account specifico.”
Dal punto di vista tecnico generale, va ricordato che la cifratura end-to-end protegge il contenuto dei messaggi, ma non nasconde la loro origine. In condizioni normali, l’indirizzo IP dal quale l’utente si collega a Protonmail, per esempio, è sufficiente a rintracciarlo e identificarlo. Anche il tipo di browser usato per l’accesso lascia tracce usabili per fare fingerprinting: marca, versione, lingua utilizzata e altro ancora. Chi ha queste esigenze deve ricorrere a soluzioni che mascherino questi dati.
L’informativa sulla privacy di Protonmail, aggiornata pochi giorni fa, dice ora chiaramente che in caso di violazione della legge svizzera Protonmail può essere obbligata a monitorare o registrare l’indirizzo IP di una persona coinvolta in un’indagine penale svizzera.
In altre parole: se per caso pensavate di poter usare Protonmail in modo assolutamente anonimo semplicemente aprendo un account, tenete presente che non è affatto così semplice.
Fonte aggiuntiva: The Register.
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Finalmente backup cifrati per WhatsApp
WhatsApp sta chiudendo una lacuna di sicurezza importante e spesso trascurata: le comunicazioni fatte con questo sistema di messaggistica, che è di proprietà di Facebook, sono protette contro le intercettazioni abusive dalla crittografia end-to-end, ma i backup di queste comunicazioni non lo sono affatto.
Questo consente di recuperare le comunicazioni se si riesce a mettere le mani su uno di questi backup, salvati per esempio su Google Drive per i dispositivi Android o su iCloud per i dispositivi Apple. Se qualcuno vi ruba le password dell’account Google o iCloud, ha accesso a tutto quello che avete scritto su WhatsApp, se l’avete salvato in questi backup in cloud, come WhatsApp chiede insistentemente di fare.
La settimana scorsa Mark Zuckerberg ha annunciato su Facebook che gli utenti prossimamente potranno scegliere di crittografare anche questi backup. Ha anche precisato che Facebook ha pubblicato un white paper, un documento tecnico intitolato Security of End-To-End Encrypted Backups, che descrive dettagliatamente come è stata realizzata questa funzione.
Cybersecurity360 spiega (in italiano) il funzionamento di questi backup cifrati: WhatsApp chiederà di “salvare una chiave di crittografia a 64 bit o di creare una password associata alla chiave”. La chiave verrà memorizzata “in un modulo fisico di sicurezza hardware (HSM, Hardware Security Module) che agisce come una cassetta di sicurezza e può essere sbloccato solo utilizzando la password corretta. WhatsApp sa solo che esiste una chiave in un HSM, non la chiave stessa o la password associata per sbloccarla.”
The Register nota che non è la prima volta che WhatsApp offre crittografia dei backup: lo aveva già fatto anni fa per i backup su iCloud, ma il metodo usato aveva un difetto che lo rendeva attaccabile usando una SIM avente lo stesso numero di quella della vittima.
Vedremo come andranno le cose questa volta, ma bisogna ricordare che ogni comunicazione ha almeno due partecipanti, e questo vuol dire che voi potete essere diligentissimi nella protezione dei vostri messaggi, ma se uno solo dei vostri interlocutori non è altrettanto diligente, è tutto inutile e i messaggi saranno comunque accessibili a un aggressore sufficientemente deciso. La cosa più semplice, in molti, casi, è semplicemente non avere backup di messaggi. Meglio ancora, non usare queste applicazioni per comunicazioni riservate.
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Apple: non fissate l’iPhone alle moto
Se avete un iPhone, Apple sconsiglia di usarlo fissandolo alle motociclette, specialmente se molto potenti o rumorose. La curiosa raccomandazione è stata pubblicata da Apple il 10 settembre scorso e vale per tutti gli iPhone a partire dal 6, che risale al 2014.
Il motivo di questo insolito suggerimento è che la fotocamera degli iPhone è dotata di stabilizzatori ottici d’immagine e di sistemi di messa a fuoco automatica che sono sensibili alle vibrazioni intense e prolungate a determinate frequenze, come per esempio quelle che possono raggiungere un iPhone fissato a “motociclette con motori ad alta potenza o ad alto volume, a causa dell’ampiezza della vibrazione in certe gamme di frequenza che essi generano.”
Secondo The Register, però, il consiglio di proteggere gli iPhone andrebbe esteso anche alle mountain bike e ad altri veicoli soggetti a vibrazioni molto intense, viste le lamentele degli utenti su iFixit. E probabilmente il problema non riguarda soltanto gli smartphone di Apple ma colpisce qualunque dispositivo che contenga sistemi meccanici miniaturizzati.
Va chiarito, a scanso di equivoci, che il problema riguarda gli iPhone vincolati rigidamente alle moto o ad altri veicoli che generano forti vibrazioni. Se tenete il telefonino in mano, il vostro corpo fa da ammortizzatore naturale e protegge il dispositivo. E ovviamente non vanno fatti selfie mentre si guida.
Insomma, uno smartphone moderno di fascia alta è un dispositivo complesso e delicato, fatto per funzionare in condizioni normali, ossia tenuto in mano; non è una action cam. Tenetene conto, per non trovarvi con un oggetto costoso e inservibile.
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È partita la prima missione spaziale orbitale di soli astronauti privati
Stanotte (ora italiana) è partita dalla storica Rampa 39A del Kennedy Space Center la missione Inspiration 4 di SpaceX, che ha portato in orbita intorno alla Terra per la prima volta un equipaggio composto esclusivamente da astronauti privati non professionisti. Si tratta del primo volo spaziale orbitale acquistato da un privato cittadino, lanciato da un’azienda privata e a fini sostanzialmente ricreativi.
Un vettore Falcon 9, il cui primo stadio ha già volato, ha trasportato una capsula Crew Dragon (anch’essa già utilizzata) a bordo della quale ci sono l’imprenditore Jared Isaacson, comandante e finanziatore della missione; Sian Proctor, pilota; Hayley Arceneaux, aiuto medico ospedaliero; e Chris Sembroski, ingegnere aerospaziale.
Il volo ha una durata prevista di tre giorni, non è diretto alla Stazione Spaziale Internazionale e si colloca alla quota orbitale di 575 km, la più alta raggiunta da un equipaggio umano fin dai tempi delle missioni Shuttle di manutenzione del Telescopio Spaziale Hubble e superiore alla quota della Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta anche di un record per le capsule di SpaceX.
L’entrata in orbita della capsula, denominata Resilience stabilisce un nuovo record di numero di persone contemporaneamente in orbita terrestre: 14 (quattro su Resilience, tre sulla stazione spaziale cinese, sette sulla Stazione Spaziale Internazionale).
Arceneaux diventa la persona statunitense più giovane a orbitare intorno alla Terra (29 anni) e la prima persona a volare nello spazio con una protesi significativa (ha protesi che sostituiscono alcune ossa delle sue gambe in seguito a un cancro osseo avuto da bambina).
La capsula è dotata di una speciale cupola, al suo debutto spaziale, che sostituisce il normale meccanismo di attracco ed è la più grande finestra continua mai usata nello spazio.
View from Dragon’s cupola pic.twitter.com/Z2qwKZR2lK
— SpaceX (@SpaceX) September 16, 2021
Fonti: BBC, Ars Technica.
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Google’s support of the news industry in Japan
Twenty years ago, Google opened its first office in Japan. Today, we are announcing new investments that will continue our support of the country’s vibrant news industry. These investments will help people find quality journalism and contribute to the sustainability of news organizations. They will also help newsrooms engage their readers in new ways, through the COVID-19 pandemic and beyond.
Launching Google News Showcase in Japan
To support news organizations and readers in Japan, we’re introducing Google News Showcase, our new curated online experience and licensing program. News Showcase panels display an enhanced view of an article or articles, giving participating publishers more ways to bring important news to readers and explain it in their own voice, along with more direct control of presentation and branding. The panels will appear across Google News on Android, iOS and the web, and in Discover on iOS and Android. They direct readers to the full articles on their websites, driving valuable traffic to those news organizations and enabling them to deepen their relationships with readers.
Starting today, News Showcase is rolling out in Japan with more than 40 news publishers including national, regional and local news organizations like The Yomiuri Shimbun, The Asahi Shimbun Company, Nikkei Inc.,The Chunichi Shimbun, KAHOKU SHIMPO PUBLISHING CO. and The Kyoto Shimbun Co., Ltd., together with news agencies JIJI PRESS, LTD. and Kyodo News. This launch builds on News Showcase deals signed with nearly 1,000 news publications in more than a dozen countries, including India, Germany, Brazil, Canada, France, the U.K., Australia, Czechia, Italy, Colombia and Argentina,with discussions underway in several other countries. More than 90% of the publications that have joined News Showcase so far provide local or community news.
The primary goal of News Showcase is to highlight news publishers that are invested in comprehensive current events journalism in the public interest. We are giving them a new way to curate their high-quality content on Google’s News and Discover platforms, bringing essential news coverage to readers looking for it.
Comunicazione di servizio: se mi vedete su LinkedIn, non sono io. Ho chiuso l’account
La faccio molto breve: LinkedIn mi ha veramente rotto l’anima per l’ultima volta con il suo spam e le sue finte mail di finti contatti che fingono di essere interessati a te, e di gente che conosco e che, quando l’ho contattata a voce, mi ha detto di non avermi mai scritto via Linkedin. Ho chiuso il mio account, per cui se ne vedete uno a mio nome, non sono io.
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Display campaigns made easy
Helping you connect with customers is core to the Google Ads mission, and we’re always working to make that as easy as possible through our products. That’s why, starting this month, we’re bringing the flexibility of standard Display campaigns and the automation of Smart Display campaigns into a single Display campaign.
We introduced Smart Display campaigns four years ago to create a simple way to reach your audience across millions of sites and apps. Smart Display campaigns have helped make it easier to reach your goals — using automation to find new and existing customers, tailor your creative and set optimal bids.
Then we brought the best of this automation to standard Display campaigns, powering features like responsive display ads and automated bidding — even the option to pay only for the conversions your ads drive. We’ve seen these lead to better business outcomes for advertisers; but we’ve also heard that your priorities can change, and you want greater flexibility to test new features.
In this new Display campaign experience, you’ll have all of the reach and performance you’re used to, with the ability to choose the level of automation you prefer in bidding, creatives and audiences. A smooth setup process will allow you to choose between automation or control up front, and you’ll have the flexibility to change your automation choices at any time — without creating a new campaign.
Huobi ora investe in gaming, DeFi ed NFT
L’exchange asiatico ha annunciato un fondo da 10 milioni di dollari Huobi Ventures ha annunciato un fondo da 10 milioni di dollari per investire in GameFi, ovvero il gaming su…
L’articolo Huobi ora investe in gaming, DeFi ed NFT scritto da YOUR_DIGITAL_VOICE! proviene da Assodigitale.

















