Da qualche giorno impazza non solo tra gli appassionati e gli specialisti ma anche nei media di massa una notizia secondo la quale il prossimo iPhone, il 13, sarà dotato della capacità di telefonare via satellite.
ANSA, per esempio, parla di “connettività satellitare LEO”, dove LEO sta per Low Earth Orbit (orbita terrestre bassa), e precisa che si tratterebbe di “connessione internet” da fornire “in luoghi che non dispongono ancora di torri trasmittenti”, quindi di un sistema satellitare bidirezionale. Ne parlano anche Punto Informatico, Engadget, Gizmodo, HDBlog, Business Insider, The Verge, CNBC, Slashdot e tanti altri.
La notizia, però, si basa esclusivamente sulle dichiarazioni di un singolo “analista esperto di affari di Apple, Ming-Chi Kuo”, che a loro volta si basano su una sua deduzione riguardante la presenza di uno specifico componente nei futuri iPhone. Questo componente, secondo lui, rivelerebbe l’intenzione di Apple di usare le reti satellitari per i propri telefoni.
Ma c’è un fatto tecnico che indica che si tratti molto probabilmente di una bufala generata da un equivoco, a meno che Apple abbia realizzato almeno un paio di miracoli tecnologici.
Il fatto tecnico è che un telefonino che faccia comunicazione satellitare bidirezionale ha bisogno di un’antenna piuttosto ingombrante, che non può essere miniaturizzata più di tanto.
I telefonini satellitari attuali, quelli capaci di fare e ricevere telefonate e connettersi a Internet collegandosi a satelliti, hanno antenne come questa:
Ci sono anche dispositivi satellitari con antenne meno mastodontiche, ma non consentono di fare chiamate o di connettersi a Internet: sono i cercapersone satellitari, come questo di Garmin, che consentono di inviare e ricevere brevi messaggi di testo, e sono i dispositivi di localizzazione di emergenza via satellite (PLB o Personal Locator Beacon), come questo o addirittura integrati in orologi da polso, che non possono mandare neanche messaggi ma si limitano a inviare ai satelliti di localizzazione un semplice segnale radio che dice soltanto “io sono qui”.
Sono estremamente compatti, ma hanno comunque un’antenna cospicua e sporgente, che va estratta per usarli. Riuscite a immaginare un iPhone con un bozzo antiestetico del genere? O due fili penzolanti? No, vero?
A scanso di equivoci, aggiungo che è vero che gli attuali iPhone comunicano con i satelliti GPS, ma è una comunicazione unidirezionale, non bidirezionale. Per usare il GPS i telefonini si limitano a ricevere segnali dai satelliti, ma non ne trasmettono (cosa che richiederebbe appunto un’antenna piuttosto ingombrante). Qui la diceria parla di trasmettere e ricevere. Addirittura di fare chiamate a voce.
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Ci sono varie ipotesi sulla genesi di questa storia: una è spiegata qui da Sascha Segan. In ogni caso, sembra che tutto sia iniziato dal fatto che un chip presente a bordo dell’iPhone 13 sarebbe in grado di usare la banda di trasmissione denominata b52/n53 (a 2,4 GHz), che Globalstar vuole adoperare per potenziare le comunicazioni cellulari, e siccome Globalstar è nota per le comunicazioni satellitari qualcuno ha immaginato che questo volesse dire che l’iPhone 13 potrà fare telefonate via satellite.
Un’altra ipotesi è che, come segnala Mark Gurman su Bloomberg sulla base di indiscrezioni, Apple stia lavorando all’idea di offrire funzioni di sola messaggistica satellitare nelle versioni future dell’iPhone, non nella versione 13 (“the features are unlikely to be ready before next year […] The features could also change or be scrapped before they’re released”). Questo potrebbe aver portato al malinteso.
Sapremo come stanno realmente le cose tra un paio di settimane, alla presentazione dell’iPhone 13, che intanto grazie a questa diceria ha ricevuto montagne di pubblicità gratuita.




