Come al solito, la stampa, quella che si vanta di difenderci contro le fake news, non riesce a resistere alla tentazione acchiappaclic di disseminare notizie false quando c’è di mezzo la tecnologia e in particolare lo spazio.
Non c’è nessun pericolo significativo: la storia è una patetica montatura costruita da ciarlatani e incompetenti.
I fatti sono questi: uno stadio di un vettore cinese, quello che pochi giorni fa ha portato nello spazio il primo componente della stazione spaziale di questo paese, rientrerà nell’atmosfera nei prossimi giorni.
Per ora nessuno sa né quando né dove ricadrà. Chiunque dica che rischia di cadere in un luogo preciso sta dicendo una scemenza. La Terra è enormemente vasta, per cui le probabilità che questo oggetto rientri in uno specifico punto sono le stesse che avete di sentirvi suonare il citofono e scoprire che c’è Beyoncé sotto casa vostra che vuole farvi una serenata. Mettetevi il cuore in pace e pensate ai rischi ben più concreti che correte ogni giorno. Tipo quello di leggere fesserie sul giornale.
Se volete conoscere i dati tecnici, li trovate su Aerospace.org, che pubblica il ground track, ossia la traccia delle zone man mano sorvolate dallo stadio, che cambiano in continuazione per via della rotazione terrestre. Questa traccia stabilisce dei limiti massimi e minimi di latitudine: al di fuori di questi limiti il vettore non può ricadere, punto e basta. Per cui se state a Parigi o a Milano è fisicamente impossibile che ricada dalle vostre parti.
Le agenzie spaziali civili e militari di tutto il mondo stanno monitorando l’evoluzione dello stadio in ricaduta, che ha ampi margini di incertezza dovuti alla densità variabile dell’atmosfera che lo sta man mano frenando e ad altri fattori. Se ci saranno notizie, saranno loro a darle, senza catastrofismi.
Se volete saperne di più, Space-track.org pubblica i dati tecnici costantemente aggiornati (anche su Twitter). In sintesi: per ora si stima che lo stadio ricadrà intorno all’8 maggio o poco dopo. Probabilmente finirà nel Pacifico, semplicemente perché il Pacifico è immenso e copre gran parte della Terra. E gran parte delle 22 tonnellate di materiale che lo compongono si frammenterà nel calore del rientro. Tutto qui.
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