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Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi – seconda parte
La prima parte di questa storia è disponibile
qui. Ultimo aggiornamento: 2023/06/14 00:30.
Stamattina ho installato il primo cristallino artificiale, quello per l’occhio
sinistro (foto qui accanto, fatta da me prima dell’intervento usando la mia
webcam e la luce di un telefonino). Scrivo queste righe nel pomeriggio, mentre
ho una conchiglia e una benda sull’occhio operato che fa sembrare che io sia
un esponente di una dimenticata e trasgressiva banda di pirati che usavano
reggiseni taglia zero al posto della tradizionale benda nera. Sì, ci sono
foto; no, non le pubblicherò. Il mondo non è ancora pronto.
Se volete sapere com’è andata e come si svolge un intervento moderno di
sostituzione del cristallino, qui sotto trovate tutti i dettagli. Come ho già
scritto a proposito della prima parte, anche qui vale l’avviso che
questo articolo conterrà immagini e/o concetti che potranno creare ansia o
disgusto negli animi sensibili e che questo articolo non costituisce informazione medica ma è solo un
resoconto da nerd ed è possibile che io abbia interpretato e descritto
male le varie fasi dell’intervento.
Se non volete sapere altro, vi dico subito che a) sto bene, a parte una
sonnolenza epica alla quale ho ceduto con piacere dormendo quasi tutto il
pomeriggio; b) saprò i risultati dell’intervento nei prossimi giorni, visto
che devo tenere la benda fino a domani e ci vuole qualche giorno di
adattamento; c) sto continuando a lavorare usando l’occhio destro. Vedere il
mondo in 2D e con un campo visivo quasi dimezzato è fastidioso ma
sopportabile. Non avverto dolori ma solo un leggero fastidio all’occhio
operato.
Colgo l’occasione per ringraziarvi tutti per le vostre parole di incoraggiamento e sostegno; fanno molto piacere.
—-
Quattro giorni fa ho iniziato la preparazione, che è consistita semplicemente
nel mettere una goccia di antinfiammatorio (Nevanac) nell’occhio ogni sera. Stamattina alle otto sono andato al centro
oculistico, a Lugano, accompagnato dalla Dama del Maniero, a digiuno, e lì ho
fatto gli ultimi esami agli occhi per confermare la situazione. Poi
un’infermiera mi ha messo nell’occhio sinistro delle gocce per dilatare
l’iride e ho aspettato lungamente (almeno tre quarti d’ora d’orologio) che
facessero effetto. Lì ho deciso che per il secondo occhio mi porterò un libro
o qualcosa da fare per passare il tempo. La Dama, più saggia di me, è sempre
armata del suo libretto di sudoku ultra-difficili.
Finalmente l’occhio è risultato pronto e quindi sono andato a cambiarmi: tuta
da ginnastica, accappatoio, soprascarpe usa e getta sopra le calze (niente
scarpe o ciabatte) e cuffietta da pasticciere in testa per coprire i
capelli. No, non ci sono foto; lascio fare alla vostra perversa
fantasia (o a (Un)Stable Diffusion, if that is your kink).
Dopo i controlli di routine e la preparazione per la blanda sedazione in vena,
sdraiato su un lettino sagomato che tiene molto ferma la testa, sono stato
portato alla prima sala, dove una macchina della
Lensar (ho visto il logo sul display mentre faceva reboot diverse volte) ha
fatto qualcosa mentre i chirurghi mi preparavano l’occhio,
anestetizzandolo con un liquido, divaricando le palpebre con un aggeggio in
stile Arancia Meccanica (uno speculum palpebrale) e appoggiando con forza sull’occhio quello che mi è
sembrato essere una sorta di cilindretto semitrasparente.
Questa è stata la parte più impegnativa e inaspettatamente dolorosa
dell’intervento: mi hanno spiegato che a causa delle mie orbite
particolarmente infossate (un modo garbato, sospetto, per dirmi che ho una
fisionomia da Neanderthal) è stato particolarmente difficile completare questa
fase preparatoria. Sono stati necessari vari tentativi, tutti svolti premendo
molto energicamente sull’occhio e sulla zona circostante, e tutti parecchio
dolorosi. Se immaginate il dolore di una seduta dal dentista quando
l’anestesia locale prende solo in parte, potete farvene un’idea. Diciamo che
sono contento di dover rifare la stessa esperienza solo una volta, per l’altro
occhio, e che non aspetto il prossimo intervento con entusiasmo (se tutto è
andato bene, fra una settimana).
Mi ci è voluta un bel po’ di concentrazione
per stare rilassato e sopportare; le mie pulsazioni sono rimaste comunque
basse e l’anestesista ha osservato che devo essere per natura
“un tipo calmo” (non gli ho spiegato l’addestramento intensivo che noi Rettiliani
subiamo prima di entrare in servizio sulla Terra). Avevo il viso coperto da un
telino chirurgico con due fessure per gli occhi e una cannula che alimentava
ossigeno per consentirmi di respirare agevolmente.
Per contro, la parte che mi immaginavo più impressionante, ossia la chirurgia
vera e propria, è stata praticamente inavvertibile. Sono stato portato sotto
un altro macchinario, che credo fosse il laser a femtosecondi vero e proprio,
ho tenuto lo sguardo fisso verso una luce molto intensa e fastidiosa, ho
sentito una serie di suoni molto brevi e rapidi (che presumo siano stati il cicalino
di avviso dell’attività del laser), ma non ho avvertito assolutamente nulla a
livello tattile o doloroso, né odori di bruciato come avviene con altri
trattamenti laser. Ho udito i chirurghi che parlavano di “faco 1” e
“faco 2”, probabilmente come abbreviazione di
facoemulsificazione, che è il processo di demolizione del cristallino naturale, affetto da
cataratta, ma non mi sono accorto né di questo processo né del successivo
procedimento di incisione laterale della cornea, di inserimento di un
aspiratore e di aspirazione dei frammenti di cristallino demoliti.
I chirurghi mi hanno parlato periodicamente durante l’intervento, sia per
aggiornarmi sulla situazione sia per controllare come stavo, e a un certo
punto mi hanno annunciato che stavano per inserire la lente artificiale. Tutto
quello che ho dovuto fare è stato guardare fisso verso il soffitto o seguire
la mano del chirurgo messa appositamente davanti a me. Non ho visto gli
strumenti e non ho percepito alcun dolore.
Una volta inserita la lente, mi è stato bendato l’occhio e sono stato lasciato
a riposare qualche minuto. Poi, con l’aiuto dell’anestesista e delle
infermiere, mi sono alzato dal lettino e sono stato accompagnato a sedermi su
una poltrona per qualche altro minuto di recupero. Superata anche questa
pausa, sono andato a rivestirmi, facendo attenzione a muovermi perché
ovviamente mi mancava la percezione stereoscopica delle distanze degli oggetti
e degli ostacoli. Alle 10.40 era tutto finito.
Due parole rapide con il chirurgo coordinatore dell’intervento per concordare
la visita di controllo di domattina e sull’antidolorifico da prendere in caso
di dolore, e poi via a fare finalmente colazione al bar con un caffé e uno
squisito tortino caldo al cioccolato. Da lì siamo tornati a casa, portati da
una nostra amica. Io mi sono buttato sul divano a dormire per riprendermi
dalla tensione dell’intervento e dopo pranzo me la sono presa comoda per un
po’ intanto che mi abituavo alla vista con un solo occhio, per poi mettermi a
scrivere questo articolo. Poi ho dormito di gusto ancora quasi tutto il giorno, preso da una sonnolenza micidiale.
Ora non resta che scoprire, domani, come funziona il
mio primo occhio bionico, quando mi toglieranno la benda.


