Ultimo aggiornamento: 2023/04/16 23:10. Le puntate precedenti di questa cronologia sono qui: prima,
seconda,
terza,
quarta, quinta.
Il ricercatore Travis Brown ha pubblicato un elenco aggiornato degli account Twitter che finora hanno perso la spunta blu “legacy” di autenticazione e non hanno chiesto quella a pagamento (che, ricordo, non autentica nulla). Sono 1402 account su un totale di circa 408.000. La Grande Purga,
dice Elon Musk, dovrebbe concludersi il 20 aprile, ma per farlo dovrà procedere molto più speditamente.
Nell’elenco dei “degradati” si notano alcuni nomi di spicco (perlomeno per me; se ne trovate altri, segnalatemeli): il New York Times (55 milioni di follower), Doja Cat (5 milioni; ha commentato “Having a blue tick now means theres a higher chance that you’re a complete loser and that you’re desperate for validation from famous people”), Rose McGowan (980.000), Pat Sajak (370.000), MalwareTechBlog (Marcus Hutchins), Katharine Hayhoe, Electrek.co, Desigual_ES, American Red Cross Greater North Texas Region, NASA Center for Climate Simulation, FAADroneZone.
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Come
preannunciato
dall’azienda il 2 febbraio scorso, Twitter sta disattivando l’accesso gratuito
alla sua API e lo sta facendo diventare a pagamento. Di conseguenza, molti
servizi informativi di Twitter chiuderanno o stanno già chiudendo.
La API (Application Programming Interface) è, semplificando, un
linguaggio comune che permette ai programmi di parlarsi tra loro. Consente per
esempio di creare programmi che mandino automaticamente istruzioni a Twitter
per pubblicare un post o rispondere con dei dati a un tweet. Moltissimi
servizi amatoriali e accademici usano questa tecnica per diffondere le proprie
informazioni. Si va dal frivolo (una foto di opossum ogni ora, presso
@PossumEveryHour)
all’essenziale (gli avvisi meteo, gli allarmi per gli tsunami di
@nws_ntwc).
Tantissimi account di comunicazione scientifica e accademica in generale, di
arte, di poesia, di assistenza ai disabili, di allerta sismica dovranno
sospendere le pubblicazioni perché non possono permettersi di pagare o hanno
restrizioni legali che impediscono di farlo:
Slate
ha pubblicato un elenco molto ampio di questi servizi, la cui scomparsa è
“una tragedia che sicuramente farà diminuire il valore di Twitter per tante
persone”.
Tutto dipende dalle decisioni di Twitter, che vengono prese caso per caso e
piuttosto arbitrariamente, a quanto pare, e vengono cambiate solo su protesta:
un allarme tsunami governativo statunitense, per esempio, si è visto
riattivare
l’accesso all’API dopo che ha
denunciato pubblicamente
il blocco del servizio da parte di Twitter.
Non è andata altrettanto bene, invece, a
DSCOVR:EPIC, che pubblicava
varie volte al giorno le bellissime immagini della Terra vista da lontano
grazie alle telecamere della sonda DSCOVR. Il suo accesso all’API di Twitter è
stato annullato il 15 aprile per una “violazione” imprecisata. L’account è ora operativo su Mastodon
qui.
[aggiornamento 23:10: l’accesso all’API è stato ripristinato].
Ancora una volta, Elon Musk sembra non capire che l’essenza del valore di Twitter sta negli utenti e nei loro contenuti. Se fa di tutto per farli scappare invece di agevolarli, Twitter diventerà un guscio vuoto.



