Ultimo aggiornamento: 2023/04/08 20:00.
Sta creando giustamente scalpore la notizia che dei dipendenti di Tesla hanno
dichiarato che fa il 2019 e il 2022 alcuni video ripresi dalle telecamere di
bordo di cui sono dotate le auto di questa marca sono stati fatti circolare per divertimento
all’interno dell’azienda, violando le regole interne di privacy.
manuale online: 2 indica i sensori di prossimità ultrasonici; 6 indica il radar.
Il fatto è indubbiamente grave, ma nella concitazione di riferire la notizia,
la cui fonte originale è un lungo e dettagliato articolo di
Reuters, molti di coloro che l’hanno riportata hanno tralasciato due chiarimenti
molto importanti.
Il primo è che
le immagini descritte da Reuters provengono dalle telecamere
esterne dei veicoli, non dalla telecamera interna
montata sui modelli più recenti per monitorare l’attenzione del conducente
durante la guida assistita (come fanno anche altre marche). Le segnalazioni di
video fatti circolare dai dipendenti che mostrano persone riprese senza
vestiti addosso riguardano un uomo che si è avvicinato a una Tesla mentre era
completamente nudo all’esterno dell’auto.
Altri esempi di video
riguardano incidenti o animali o cartelli stradali o immagini riprese
all’interno dei garage degli utenti. Fra queste immagini c’era anche la Lotus Esprit “sommergibile” usata nel film della serie di James Bond
La spia che mi amava (1977) e di proprietà di Elon Musk.
Wikipedia.
Il secondo chiarimento è che
le immagini delle telecamere vengono trasmesse a Tesla e alle aziende che
collaborano con Tesla solo se l’utente dà il proprio consenso. Questo viene detto esplicitamente da Reuters (“if a customer agrees to share data”) ed è indicato nell’informativa sul trattamento dati
di Tesla:
“È possibile controllare i dati che si condividono toccando Comandi >
Software > Condivisione dati”. Lo stesso vale per la telecamera interna, secondo quanto indicato dal
manuale:
“Per impostazione predefinita, le immagini e i video registrati dalla
telecamera restano all’interno del veicolo e non vengono trasmessi a
nessuno, nemmeno a Tesla,
a meno che non sia stata abilitata la condivisione dei dati.”
Inoltre l’informativa sulla privacy parla specificamente dei dati delle
telecamere, precisando ancora una volta che è necessario il consenso
opt-in dell’utente:
“In order for camera recordings for fleet learning to be shared with Tesla,
your consent for Data Sharing is required and can be controlled through
the vehicle’s touchscreen at any time. Even if you choose to opt-in, unless we receive the data as a result of a
safety event (a vehicle collision or airbag deployment) — camera recordings
remain anonymous and are not linked to you or your vehicle”. I tipi di dati raccolti da Tesla sono schematizzati bene in
questo articolo di Electrek.
In sintesi: le auto recenti di Tesla sono notoriamente dotate di telecamere
perimetrali, che sorvegliano l’ambiente circostante e registrano quello che
vedono durante la marcia, per consentire le funzioni di guida assistita e per
fungere da
dashcam. Se viene attivata la
modalità Sentinella, queste telecamere riprendono e registrano l’ambiente esterno anche quando
l’auto è parcheggiata, a scopo di protezione antifurto (e hanno già
consentito
di individuare e punire vandali e ladri). Chi si avvicina viene avvisato dal
lampeggiamento dei fanali, come nota anche Reuters. Questi video possono
essere visti dal proprietario e,
se il proprietario ha dato il consenso, anche dai dipendenti di Tesla e
delle sue affiliate. Se avviene un incidente, le immagini delle telecamere
vengono inviate a Tesla.
La violazione delle regole di confidenzialità da parte dei dipendenti di Tesla
e la cultura aziendale di disinvolta condivisione interna di queste immagini
descritta da Reuters sono inaccettabili, ma va anche considerato se uno va in
giro nudo davanti a un’auto dotata di telecamere, sua o altri, che lo avvisa
della presenza di telecamere lampeggiando, forse il problema non è solo di
Tesla.
Più in generale, questa vicenda mette bene in luce un problema di moltissimi
dispositivi connessi a Internet, dagli assistenti vocali alle dashcam e
telecamere di sorveglianza che salvano le registrazioni nel cloud alle
automobili di qualunque marca che trasmettono dati e immagini ai loro
produttori. Se avete Alexa o Google Home in casa, pezzi delle vostre
conversazioni vengono inviati ad Amazon o Google, e quindi i dipendenti
possono ascoltare queste registrazioni. E se possono farlo, conoscendo la
natura umana è probabile che lo faranno, e non solo per motivi di lavoro.
Per questo da anni si raccomanda agli utenti di questi dispositivi di
chiedersi che dati vengono raccolti e come è possibile evitare questa
raccolta, scegliendo prodotti che minimizzano la raccolta di dati o che permettono all’utente di rifiutarla o limitarla; per questo esistono i Garanti per la privacy, che spesso vengono
visti dall’opinione pubblica come un pedante ostacolo (come si è visto con la
vicenda del “blocco” di ChatGPT in Italia).
Leggete, una volta tanto, i manuali dei dispositivi connessi che acquistate e scoprite come si impostano le funzioni di blocco della condivisione dei dati che non volete far circolare.
Piccola precisazione personale: ho una Tesla Model S, ma essendo un modello
del 2016 non è dotata di telecamere perimetrali ma solo di telecamere frontali
e posteriori, che non registrano nulla e non inviano nulla a Tesla. Però ho
installato una dashcam che registra costantemente quello che avviene
esternamente; questa telecamera tiene i dati per sé e non li condivide con
nessuno.
Fonti aggiuntive:
Teslarati,
Gizmodo, Ars Technica,
Electrek.


