Oggi mi è stato segnalato un tweet di Carlo Calenda che proponeva, per l’ennesima volta, l’obbligo di identificarsi presso i social network: “Unica soluzione l’obbligo di registrarsi con identità verificata! Basta ragazzini di 10 anni che si espongono, profili falsi/anonimi che insultano. La libertà è responsabilità. A questo ho dedicato un capitolo nel mio libro “la libertà che non libera” [link al suddetto libro su Amazon]”.
Ho provato pacatamente a rispiegare quali sono i problemi di questa proposta, ed è iniziata la fiera dei commentatori che pensavano di risolvere con un tweet problemi che hanno messo in crisi gli esperti e le menti migliori del settore. Per cui propongo di adottare un hashtag che riassuma concisamente questo comportamento: #checcevoismo.
Checcevoismo, s.m. Atteggiamento delle persone che credono che il lavoro altamente professionale e sofisticato di qualcun altro sia facile e che sarebbero in grado di farlo anche loro e pure meglio. Etim. Romanesco “che ce vo’”, “che ci vuole”, sarcasmo usato per affermare che un dato compito è ritenuto facile.
Credo di averlo coniato io l’anno scorso; non ne trovo altri usi precedenti online, ma potrei sbagliarmi.


