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Foto del Pranzo dei Disinformatici, beneficenza e avventuretta elettrica
Come è ormai tradizione felicemente consolidata, pubblico la foto ufficiale
(scattata da Caroppo) del Pranzo dei Disinformatici tenutosi ieri
in Località Segreta, dotando ogni partecipante (quadrupedi esclusi) dei
notissimi Censurex® 3000, i sofisticati dispositivi anti-stalking
complottista.
Grazie a tutti per le chiacchiere, le parole (anche scritte) di sostegno, il
bel regalo (che adesso dovrò farmi firmare almeno da “Lewis Coates”); è sempre bello stare in vostra compagnia, conoscervi meglio e parlare di cose che magari non è possibile raccontare online. Grazie anche per la
fantastica adesione all’asta di beneficenza, che ha fruttato ben 500 euro, che
ho devoluto oggi a
Medici senza Frontiere (il
cambio sarebbe stato 478 CHF e spicci, ma ho arrotondato).
—
Aggiungo una breve annotazione dell’avventuretta in auto elettrica legata a
questo Pranzo; non è particolarmente drammatica, ma la includo per completezza
e per ricordare che per ora non è sempre possibile ottimizzare e sfruttare le
pause naturali di un viaggio, come riesco a fare di solito, perché a volte
capita di andare per due volte di fila in posti dove non ci sono colonnine
locali o a distanze ragionevoli.
La Dama del Maniero e io siamo partiti da Lugano alle 10:45 con il 100% di
carica e siamo arrivati alla Località Segreta (alla periferia di Milano) alle
12:42 (c’era una fila interminabile in dogana e dopo la dogana per i soliti
cantieri). L’ideale sarebbe stato ricaricare durante il Pranzo, ma la
colonnina più vicina era ben oltre la distanza percorribile a piedi in tempi
accettabili (una ventina di minuti a piedi, zero trasporti), per cui TESS è rimasta semplicemente parcheggiata fino alle
17:06, quando siamo ripartiti alla volta di un’altra Località Segreta nella
quale si teneva un Raduno Segreto di altro tipo al quale non potevamo mancare
(c’erano anche i Men in Black, e non sto scherzando).
Abbiamo scelto di percorrere la A7, in modo da sfruttare il comodissimo
Supercharger di Dorno, che è uno dei pochissimi punti di ricarica Tesla
italiani situati lungo un’autostrada invece che fuori da qualche casello. Il
pianificatore di bordo ci ha permesso di ottimizzare le soste di ricarica, per
cui ci sono bastati pochi minuti a Dorno (18:06-18.20) per essere sicuri di
arrivare alla destinazione torinese, procedendo alla massima velocità
consentita dai limiti. Diluviava, per cui mi sono inzaccherato per collegare
il cavo all’auto (ma una tettoia proprio no?), ma se non altro ho dimostrato
concretamente che si può maneggiare tranquillamente un cavo di ricarica anche
sotto la pioggia più intensa. Non sono sicuro di aver riconosciuto i Teslari
che erano anche loro sotto carica a Dorno e che ci hanno salutati (e noi
abbiamo ricambiato). Se leggete questo blog, fatevi vivi :-)
Siamo arrivati a Torino alle 19.45, con il 13% di carica residua, come
previsto, dopo 290 km. Anche qui, niente colonnina nelle vicinanze, per cui è stato di
nuovo impossibile ottimizzare caricando durante la Riunione Segreta. A fine
Riunione (00:20 circa) siamo ripartiti e dopo una ventina di km siamo arrivati
al Supercharger di Moncalieri con un risicato ma previsto 3% di carica
residua, alle 00:43, e abbiamo caricato per 32 minuti (fino alle 1:16).
Ne abbiamo approfittato per un power nap e per arrivare ad
avere carica sufficiente per una tappa successiva al Supercharger di Dorno,
dove arriviamo alle 2:25 dopo 125 km con il 12% di carica residua. Alle 2:53
siamo arrivati al 56% di carica (e ci siamo intanto rimpinzati di focaccia, grazie a chi l’ha
portata al Pranzo!), e l’auto ci ha detto che era sufficiente per tornare a casa, e
così siamo ripartiti e arrivati a casa alle 4.22 con il 16% residuo, dopo 242 km e una simpatica deviazione in giro per Como perché l’autostrada a cavallo del confine è stata completamente chiusa per lavori.
Avremmo potuto fermarci per la notte in albergo (era una delle opzioni
previste, con valigia pronta in auto), ma alla fine abbiamo preferito tornare
a casa. Abbiamo usato solo i Supercharger perché lì abbiamo la carica
gratuita, ma non sarebbe cambiato nulla neanche se avessimo usato le colonnine rapide lungo l’autostrada: avremmo dovuto fermarci comunque.
Abbiamo inoltre spezzato il viaggio con due tappe di ricarica invece
di farne una sola lunga a Moncalieri, perché man mano che la batteria si
avvicina al “pieno” la potenza di carica si riduce e quindi due soste fatte
quando la batteria è molto scarica durano meno di una sosta lunga che la
carichi quasi completamente: è la strategia di carica nota come
“biberonaggio” (che però conviene solo quando le colonnine sono lungo
il percorso e quindi non si perde tempo in deviazioni per raggiungerle e
rimettersi in strada). Infatti TESS, arrivando così scarica, inizia la carica
con un picco di 114 kW che per lei è molto raro (le auto più recenti caricano
anche a 300 kW di picco). Infatti portare la batteria al 100% necessario per
fare Moncalieri-Lugano avrebbe richiesto un’ora e mezza, mentre due ricariche
fatte quando la batteria era molto scarica e portandola solo al 50-60% hanno
richiesto un’ora in tutto.
In sintesi: un viaggio di 540 km, fatto con un’auto che ha 350 km di autonomia, nelle condizioni di ricarica meno favorevoli, ha richiesto tre soste: due di mezz’ora e una di 15 minuti. E mezz’ora vola quando ci si gode focaccia, si risponde a qualche mail e si chiacchiera. Considerato che abbiamo perso 45 minuti in coda per via dei cantieri, forse i tempi di ricarica non sono tutto sommato un dramma. E se qualcuno osserva che ho perso un’ora e un quarto di tempo, posso sempre rispondere che quel tempo è la somma di tutti gli “esco cinque minuti a far benzina” che non ho fatto in questi anni, e che inganno il tempo di ricarica pensando agli oltre 5000 euro che ho risparmiato fin qui in carburante. E che mezz’ora in compagnia della Dama e di una dose di focaccia stracciano cinque minuti passati ad aspirare benzene svenandosi.



