Podcast RSI – Strane mail dagli Illuminati, droni assassini e… Massimizzatori di Fermagli
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.
Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.
—
[CLIP: Il T-800 (Schwarzenegger) spiega la rivolta di Skynet, da Terminator 2 – Il Giorno
del Giudizio (1991). Notate la pronuncia terribile di “stealth” e l’uso
della parola inventata “automizzati” nel doppiaggio italiano]
L’idea che cedere il controllo delle armi militari all’intelligenza
artificiale non possa che finire male è un cliché della fantascienza almeno
dai tempi di Wargames o di Terminator, film che ormai hanno più
di qualche decennio sulle spalle, eppure pochi giorni fa ha fatto il giro del
mondo la notizia che un test militare statunitense avrebbe affidato il
controllo di un drone armato a un’intelligenza artificiale, che pur di
completare la propria missione non avrebbe esitato a uccidere il proprio
operatore, che la frenava. Uccidere virtualmente, s’intende, ma la vicenda ha
comunque creato allarme e apprensione perché è stata raccontata molto
maldestramente a vari livelli.
Vale la pena di chiarirla per levare eventuali residui di panico ma anche
perché contiene un’idea molto importante per qualunque applicazione basata
sull’intelligenza artificiale, con scopi militari o civili. Stranamente,
questa idea ha a che fare con le fabbriche di fermagli, ed è uno degli
argomenti della puntata del 9 giugno 2023 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica, insieme a questa vicenda del drone assassino
(virtuale) e a un’indagine su una bizzarra campagna di spam che vi propone di
entrare a far parte degli Illuminati per avere “potere, fama e gloria”.
Ma cosa succede se si risponde all’invito?
Sono Paolo Attivissimo, e dopo la sigla vi racconterò cosa hanno scoperto in
proposito gli investigatori di sicurezza informatica.
[SIGLA di apertura]
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Ancora una volta qualcuno propone di vietare i social a chi ha meno di tredici anni. Naturalmente senza uno straccio d’idea su come farlo in pratica. Stavolta in Italia ci prova Azione
Oggi in Italia il partito Azione ha pubblicato questo tweet che propone
“di vietare l’utilizzo agli under13 e la possibilità di accesso solo con il
consenso dei genitori per gli under15, in linea con la normativa europea.
L’età dovrà essere certificaita
[sic]
attraverso un meccanismo in grado di confermare in modo sicuro i requisiti
e che potrà essere utilizzato anche per tutti gli altri siti a maggior
rischio.”
Ragazzi e ragazze si iscrivono ai social a un’età sempre piu giovane e vi
trascorrono in media fino a 5 ore al giorno. I danni che ne derivano sono
depressione, disturbi dell’alimentazione e del sonno, cyberbullismo.
Proponiamo di vietare l’utilizzo agli under13 e la possibilità…
pic.twitter.com/UP6wYTDr1R— Azione (@Azione_it)
June 8, 2023
Gli anni passano, ma i politici proprio non riescono a mettersi in testa il
concetto che la certificazione dell’età per usare i social network non si può
fare e che non basta invocare un magico “meccanismo” per risolvere i
problemi.
Ci siamo già passati
di recente, per cui mi sono permesso di
rispondere
al tweet di Azione come segue.
Buongiorno, avete provato a consultarvi con gli addetti ai lavori prima di
proporre questo divieto? Capisco le buone intenzioni, ma per l’ennesima
volta si fanno proposte senza pensare a come si implementerebbero.Queste
sono le obiezioni degli esperti:1. Introdurre un divieto significa trovare il modo di farlo rispettare,
altrimenti è inutile. Farlo rispettare significa identificare gli utenti.
Chi farà questo lavoro? Chi lo pagherà? Chi vigilerà contro abusi?2. A chi affidiamo i dati dei minori? A Facebook, Twitter, Instagram,
Tinder, Ask, Vkontakte, WhatsApp, Telegram? A quante aziende dovremmo dare i
documenti dei nostri figli?3. Pensate che un dodicenne non sappia come creare un account non italiano
usando una VPN per simulare di stare all’estero?4. L’anonimato online è un diritto sancito dalla Dichiarazione dei diritti
in Internet, approvata all’unanimità a Montecitorio nel 2015. Lo ignoriamo?5. Cosa si fa per gli account esistenti? Li sospendiamo in massa fino a che
non depositano un documento? E se un utente esistente si rifiuta di dare un
documento, che si fa? E se il social network decide che non se la sente di
accollarsi questo fardello tecnico immenso?6. Se il documento andasse dato ai social network, significherebbe dare una
copia di un documento d’identità ad aziende il cui mestiere per definizione
è vendere i nostri dati.7. Equivale a una schedatura di massa. Creerebbe un enorme database
centralizzato di dati, attività e opinioni personali di milioni di
cittadini, messo in mano a un’azienda o a un governo. E necessariamente
consultabile da governi esteri.8. Avete provato a parlarne con il Garante per la Privacy? La volta scorsa
che qualcuno ha fatto una proposta analoga, la sua risposta fu
questa
[“Pensare di imbrigliare infrastrutture mondiali con una nostra leggina
nazionale è velleitario e consegnare l’intera anagrafica a privati è
pericoloso”]9. C’è già adesso un limite di età indicato nelle condizioni d’uso dei vari
social network. Chiaramente i social non riescono a farlo rispettare. In che
modo pensate di riuscire a fare quello che società miliardarie non sono in
grado di fare?10. Suggerisco di non proporre SPID o altre certificazioni digitali di
identità. Non solo milioni di utenti non le hanno e non le sanno usare, ma
resterebbe il problema degli account esistenti.Basta, per
favore, con le proposte tecnicamente insensate.11. Fare questo genere di proposte senza avere un piano tecnico già discusso
con gli esperti rischia di essere un autogol. Capisco che “per salvare i
bambini” sia uno slogan sempreverde, ma non è così che si salveranno i
bambini. Le carriere politiche, forse. I bambini, no.12. Gli esperti italiani non mancano. Sentiteli. Vi diranno che, per
l’ennesima volta, la proposta è irrealizzabile.Buon lavoro.
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