Ieri sera (20 aprile) intorno alle 20 ora italiana la mia spunta blu legacy su
Twitter è finalmente scomparsa e lo stesso è successo a moltissimi altri
account, compreso quello del Papa (@pontifex), Lady Gaga, Justin Bieber, Jack Dorsey e Parag Agrawal (ex CEO di Twitter), Donald Trump, Bill Gates, Cristiano Ronaldo, Kim Kardashian, Hillary Clinton (fonti: Shayan86, unusual_whales).
A questo punto è una liberazione. Ho
aggiornato il mio profilo per
tenerne conto.
Il servizio Checkblue.org permette ancora, per ora, di controllare quali account avevano la vecchia spunta blu che indicava autenticazione effettiva.
Stephen King e LeBron James, invece, hanno la spunta blu nuova (quella che “autentica” solo il fatto che qualcuno paga otto dollari al mese per averla) anche se dicono di non aver pagato per averla. Forse si tratta di un intervento personale di Elon Musk.
My Twitter account says I’ve subscribed to Twitter Blue. I haven’t.
My Twitter account says I’ve given a phone number. I haven’t.— Stephen King (@StephenKing) April 20, 2023
Intanto Travis Brown ha pubblicato un elenco di 67.000 account di estremisti e disinformatori seriali che erano stati sospesi dalla gestione pre-Musk di Twitter e che ora sono stati riattivati.
Inoltre Twitter ha cambiato la propria policy sui comportamenti d’odio togliendo la sezione che vietava delle forme di abuso rivolte specificamente alle persone LGBTQ, ossia descriverle o rivolgersi a loro usando intenzionalmente il genere sbagliato (misgendering) o il loro nome pre-transizione (deadnaming).
Infine Microsoft ha annunciato che la sua piattaforma di gestione delle inserzioni pubblicitarie, Microsoft Advertising, cesserà il supporto all’integrazione con Twitter a partire dal 25 aprile. La piattaforma continuerà a permettere ai clienti di gestire le proprie campagne e i propri post su Facebook, Instagram Business e LinkedIn, ma non su Twitter. La ragione di questa decisione è la nuova struttura tariffaria decisa da Musk, che richiede un canone per accedere alle API che consentivano l’automazione dei post. Microsoft dovrebbe pagare da 42.000 a 210.000 dollari al mese per fare quello che prima faceva senza questo costo.


