Uno dei primi lavori umani eliminati dall’intelligenza artificiale di ChatGPT e simili potrebbe essere la creazione di titoli e sottotitoli di articoli di giornali. Faccio un esempio pratico.
Un lettore su Mastodon mi segnala che il Corriere della Sera ha scritto l’8 aprile scorso un
articolo
più che dignitoso sulle nuove immagini di Urano acquisite dal telescopio
spaziale Webb, ma lo ha agghindato con un sottotitolo che dice una scemenza
spaziale, ossia che il telescopio Webb (che sta nello spazio) ha
“ottiche… capaci dunque di compensare la distorsione creata
dall’atmosfera terrestre”.
Evidentemente chi si occupa dei titoli degli articoli non si è chiesto nemmeno
lontanamente perché un telescopio situato nello spazio avesse bisogno di
ottiche che compensassero problemi atmosferici.
In realtà l’articolo cita dapprima le foto nuove del telescopio spaziale Webb
e poi parla delle immagini di Urano scattate tempo addietro da un telescopio
terrestre, che è quello con le ottiche adattative. Il “titolista” (uso
le virgolette perché alcuni colleghi negano che esista) ha fatto un disinvolto
minestrone dei due concetti, e il risultato è un titolo che dice
“Urano e i suoi anelli come non l’avete mai visto: la nuova foto del
telescopio James Webb”
e un sottotitolo che recita
“L’immagine che racconta la ricchezza dell’atmosfera del settimo pianeta
del Sistema Solare è stata scattata con ottiche adattive agli infrarossi,
capaci dunque di compensare la distorsione creata dall’atmosfera
terrestre”.
Ho segnalato la cosa al Corriere. Al momento in cui pubblico questo articolo il sottotitolo è ancora com’era. Copia permanente:
https://archive.is/LdAen.
Forse sarebbe il caso di assumere “titolisti” meno inetti, ma questa è una
proposta che giace inascoltata da tempo. Assumere gente che lavori bene costa,
mandare a casa quella che lavora male pure, e quindi il giornalismo finisce
per diventare inattendibile. L’articolista magari si sforza pure di scrivere
le cose giuste, come in questo caso, ma la sua fatica viene stroncata dal
pasticcione che gli imbratta il lavoro.
Allora faccio un’altra proposta: e se facessimo scrivere titoli e sottotitoli
a ChatGPT, che costa meno? Magari le parole “costa meno” hanno più
effetto su editore di parole come “qualità”.
Ci ho provato, usando il mio account OpenAI a pagamento (20 dollari/mese), che
mi permette di usare la versione 4 di ChatGPT, e gli ho chiesto:
“Crea un titolo di al massimo 90 caratteri e un sottotitolo di al massimo
220 caratteri per questo testo:”, dandogli in pasto il testo del Corriere. Ho scelto questi limiti di
lunghezza basandomi sulla lunghezza del titolo e del sottotitolo originali.
ChatGPT mi ha scritto questo in una manciata di secondi:
Titolo: Il telescopio James Webb rivela gli anelli di Urano con dettagli
senza precedentiSottotitolo: In una straordinaria foto a infrarossi, il gigante ghiacciato
mostra la sua atmosfera perlacea e gli anelli polverosi, mentre gli
scienziati anticipano ulteriori scoperte grazie alle capacità del potente
telescopio spaziale.
Screenshot per i dubbiosi:
Allora, Corriere, cosa aspettate a licenziare i titolisti e
rimpiazzarli con ChatGPT? Ovviamente, come io e altri abbiamo scritto tante volte, c’è il rischio che ogni tanto ChatGPT scriva delle cretinate. Ma se ne scrive meno dei titolisti umani, e costa meno di loro, come la mettiamo?


