Ritoccare facilmente le foto gratis e senza installare app con Cleanup.pictures
Capita spesso, dopo aver scattato una foto, di accorgersi troppo tardi che c’è un oggetto o una persona che non si voleva inquadrare o c’è una macchia, una ruga o una scritta che distrae troppo, oppure ancora c’è il classico turista che passa davanti nel momento sbagliato e rovina l’inquadratura.
Eliminare questi difetti con il fotoritocco, però, richiede tempo, talento e programmi appositi, e i risultati sono spesso deludenti e molto vistosi.
C’è però un sito che promette di rendere molto più facile questo tipo di fotoritocco senza alcun bisogno di installare software: si chiama
La tecnica utilizzata ha un nome complicatissimo: Large Mask Inpainting with Fourier Convolutions (
Cleanup.pictures si basa su software open source, quindi liberamente ispezionabile, riutilizzabile e modificabile: lo trovate su GitHub. Potete insomma crearvi la vostra copia gratuita oppure usare quella già pronta sul sito omonimo, che offre una versione a pagamento che produce risultati a maggiore risoluzione.
Attenzione, però, alla riservatezza delle immagini che caricate: ho contattato i responsabili del sito per sapere se le foto ritoccate vengono inviate al sito o se restano sul proprio computer, visto che c’è un traffico di dati con il sito (il servizio non funziona offline) e al momento non ho ancora ricevuto risposta. Prudenza, quindi, e buon divertimento.
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Video pornografico irrompe in convegno Zoom al Senato italiano: password pubblicata dagli organizzatori
L’occasione è molto seria: un convegno sul tema della pubblica amministrazione trasparente e del recepimento della direttiva UE Public Sector Information, organizzato online su Zoom da un movimento politico italiano e trasmesso dalla Web TV del Senato in diretta il 17 gennaio scorso. Fra gli ospiti c’è anche il premio Nobel 2021 per la fisica Giorgio Parisi.
A un certo punto del convegno, sullo schermo dell’austera Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani e sui monitor dei relatori collegati via Zoom e del pubblico che sta seguendo il convegno tramite Internet compare un video molto esplicito: un’animazione digitale che mostra le attività intime di un personaggio che molti gamer avranno riconosciuto immediatamente: è Tifa Lockhart di Final Fantasy VII.
Le immagini rimangono sullo schermo per un’interminabile manciata di secondi nel silenzio e nel gelo dei partecipanti, intanto che la regia del convegno tenta disperatamente di eliminare dallo schermo il video, nel quale gli osservatori più attenti e impassibili noteranno l’indirizzo del suo creatore, l’animatore digitale juicyneko. La regia cerca di rimuovere dalla sessione Zoom l’intruso, anzi gli intrusi che sono entrati nella riunione e hanno sommerso la relatrice non solo con immagini poco pertinenti ma anche con grida in lingua straniera fortemente distorte (se qualcuno riesce a decifrarle, me lo segnali nei commenti) e poi con un video musicale tratto da YouTube.
L’intero incidente è stato immortalato sul sito di Radio Radicale qui (dal minuto 26 in poi; immagini ovviamente non adatte a un pubblico sensibile).
La senatrice Maria Laura Mantovani, che ha aperto il convegno, ha dichiarato che si è trattato di “un episodio gravissimo, un vero e proprio attacco” e ha annunciato che avrebbe sporto denuncia alla polizia postale.
Può sembrare strano e preoccupante che degli intrusi riescano a violare la sicurezza di un sito istituzionale e irrompere in una riunione politica, ma c’è un dettaglio che potrebbe ridimensionare parecchio la vicenda.
L’informatico Andrea Lazzarotto ha infatti notato che il link per collegarsi al convegno tramite Zoom era stato pubblicato alcuni giorni prima sui social network dalla senatrice stessa (e, notano altri, anche da un suo collega, il senatore Mario Turco), con tanto di passcode, ossia il codice numerico necessario per accedere a una riunione Zoom. Il link era https://us02web.zoom.us/84618000732 e il passcode era 631228.
Durante un convegno, la senatrice #M5S Maria Laura Mantovani ha lamentato l’accesso di un tale che ha riprodotto un porno in computer grafica.
Ma come avrà fatto l’ignoto a introdursi nella videoconferenza #Zoom? L’immagine suggerisce un’ipotesi… https://t.co/L5IpzbTDAT pic.twitter.com/RAorFRcYre
— Andrea Lazzarotto (@thelazza) January 19, 2022
Con questo link e questo passcode e senza le opportune impostazioni restrittive di Zoom, irrompere nel convegno sarebbe stata solo questione di cliccare sul link e digitare il codice. La dinamica dettagliata dell’incursione non è stata resa nota, ma sulla base di quello che si sa fin qui non sembra che si sia trattato di un attacco particolarmente sofisticato dal punto di vista tecnico.
Si tratterebbe insomma di un semplice caso molto visibile di zoombombing: vandali che entrano in videoconferenze i cui codici di accesso sono stati incautamente pubblicati dagli organizzatori.
Ma come si fa a evitare questo tipo di incidente? Ci sono alcune precauzioni fondamentali, che conviene ripassare a chiunque abbia intenzione di organizzare videoconferenze con qualunque piattaforma, da Zoom a Teams.
Se si tratta di una riunione chiusa, nella quale tutti i partecipanti devono poter parlare e condividere il proprio video e delle immagini, come avviene per esempio nelle lezioni scolastiche a distanza, le coordinate della riunione non vanno assolutamente pubblicate ma vanno date in privato soltanto a quei partecipanti, con la raccomandazione di non condividerli con nessuno al di fuori dei partecipanti.
Se invece la videoconferenza prevede un certo numero di partecipanti che parlano e condividono video e immagini e un numero più ampio di persone che possono soltanto assistere senza poter intervenire, allora ci sono due soluzioni: usare l’apposita modalità webinar di Zoom oppure diffondere in streaming la videoconferenza su Facebook, Twitch o Youtube, e dare al pubblico soltanto il link che porta allo streaming.
Se si usa la modalità webinar di Zoom, il link può essere pubblicato tranquillamente, perché soltanto chi entra nella videoconferenza con gli specifici account Zoom preventivamente impostati dalla regia come relatori può apparire in video e condividere immagini.
Gli strumenti per fare videoriunioni in sicurezza e senza interruzioni imbarazzanti ci sono, insomma: basta usarli e farli usare.
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It’s time for a new EU-US data transfer framework
If you rely on an open, global internet, you’ll want the European Union and the U.S. government to agree soon on a new data framework to keep the services you use up and running. People increasingly rely on data flows for everything from online shopping, travel, and shipping, to office collaboration, customer management, and security operations. The ability to share information underpins global economies and powers a range of services like high-value manufacturing, media, and information services. And over the next decade, these services will contribute hundreds of billion euros to Europe’s economy alone.
But those data flows, that convenience, and those economic benefits are more and more at risk. Last week, Austria’s data protection authority ruled that a local web publisher’s implementation of Google Analytics did not provide an adequate level of protection, on the grounds that U.S. national security agencies have a theoretical ability to access user data. But Google has offered Analytics-related services to global businesses for more than 15 years and in all that time has never once received the type of demand the DPA speculated about. And we don’t expect to receive one because such a demand would be unlikely to fall within the narrow scope of the relevant law.
The European Court of Justice’s July 2020 ruling did not impose an inflexible standard under which the mere possibility of exposure of data to another government required stopping the global movement of data. We are convinced that the extensive supplementary measures we offer to our customers ensure the practical and effective protection of data to any reasonable standard.
While this decision directly affects only one particular publisher and its specific circumstances, it may portend broader challenges. If a theoretical risk of data access were enough to block data flows, that would pose a risk for many publishers and small businesses who use the web, andhighlight the lack of legal stability for international data flows facing the entire European and American business ecosystem.
In 15 years of offering Analytics services, Google has never received the type of demand…speculated about
Businesses in both Europe and the U.S. are looking to the European Commission and the U.S. Department of Commerce to quickly finalize a successor agreement to the Privacy Shield that will resolve these issues. Both companies and civil society have been supporting reforms based on an evidence-based approach. The stakes are too high — and international trade between Europe and the U.S. too important to the livelihoods of millions of people — to fail at finding a prompt solution to this imminent problem.
A durable framework — one that provides stability for companies offering valuable services in Europe — will help everyone, at a critical moment for our economies. A new framework will bolster the transatlantic relationship, ensure the stability of transatlantic commerce, help businesses of all sizes to participate in the global digital economy, and avoid potentially serious disruptions of supply chains and transatlantic trade. And it will assure continued protection of people’s right to privacy on both sides of the Atlantic.
We strongly support an accord, and have for many years supported reasonable rules governing government access to user data. We have long advocated for government transparency, lawful processes, and surveillance reform. We were the first major company to create a Transparency Report on government requests for user data, were founding members of the Global Network Initiative and the Reform Government Surveillance coalition, and support the OECD’s workstream on government access to data. At this juncture, we urge both governments to take a flexible and aligned approach to resolving this important issue.
As the governments finalize an agreement, we remain committed to upholding the highest standards of data protection in all our products, and are focused on meeting the needs of our customers as we wait for a revised agreement. But we urge quick action to restore a practical framework that both protects privacy and promotes prosperity.














