Questo è il momento giusto per comprarti l’Apple Watch 8 Mezzanotte
iPhone 13, eBay anticipa il Black Friday con un’offerta FAVOLOSA: solo per oggi
Il SEGRETO per rendere i tuoi termosifoni più caldi e risparmiare sulla bolletta
Disney+, film e serie TV da vedere a novembre 2022
Samsung Galaxy Watch5, lo smartwatch NUMERO 1 crolla su Amazon
HONOR Band 5, ora la smartband costa una SCIOCCHEZZA su Amazon
iPhone 14, occasione UNICA su eBay per il top di gamma ASSOLUTO
Qualcomm Snapdragon 8 Gen 2 è il chip mobile con il cuore di Intelligenza Artificiale
Inside Google Korea’s new accessible office space
I don’t think I’ll ever forget the feeling of walking through the newly opened 28th floor of Google Korea. The space has been reimagined with a focus on “universal design” — meaning it was designed to be accessible to people of all abilities.
The idea for this space started a few years ago, when I was talking to other members of the Disability Alliance Employee Resource Group (ERG) in Korea about their web accessibility project— a conversation that then shifted to improving accessible design in the office. Was our office truly as accessible as it could be? Did everyone feel that they could do their best work without any restrictions due to their abilities? We pinpointed some areas for improvement, and that sparked a desire to make a change.
The Disability Alliance then partnered with Google’s Real Estate & Workplace Services team to explore how we could implement some of these changes, especially as we expanded our space in Gangnam. Bit by bit, we made improvements to our existing office space, from adding braille to meeting room signs to adding drop-down thresholds for doors.
And when we had the opportunity to influence a brand new floor, we embraced the concept of universal design to co-design alongside the REWS team. Throughout the whole process, we incorporated feedback and co-designed with many people in our community— including Inho, a software engineer with a visual impairment. The design team made all designs and plans available in braille, so that anyone who was visually impaired could still review them.
Seeing our carefully thought out plans begin to take shape was incredible. Finally stepping into the finished space took my breath away, and I was so excited just thinking of how this could help so many of our colleagues thrive.
But don’t just take my word for it! Take a look at these four design details, and why they make such a difference.
We’re proud of how we’ve applied universal design principles in Google Korea, but we know this isn’t the end of the journey. In fact, I like to think that we’re just getting started. We’re constantly learning and seeking to understand the needs of all people — that’s how we can develop solutions that enable everyone to succeed.
Antibufala: il video della Tesla che in Cina “ha iniziato a correre all’impazzata in strada”
Pubblicazione iniziale: 2022/11/15 2:02. Ultimo aggiornamento: 2022/11/15 19:20.
È arrivata anche sui media italiani la notizia di un incidente mortale avvenuto in Cina alcuni giorni fa. Per come ne parla per esempio Repubblica, una Tesla Model Y avrebbe “iniziato a correre all’impazzata in strada”, come se l’auto avesse fatto tutta da sola. Lo stesso articolo descriveva inizialmente Elon Musk come un “magnate russo” [sic], come si vede nello screenshot qui accanto, quindi potete immaginare con quanta cura sia stato redatto.
Dell’incidente parla anche la Rai in un servizio che parla di una “Tesla che provoca un incidente mortale”, anche qui come se il veicolo avesse agito in totale autonomia. Ma in realtà c’era un conducente a bordo.
Né Rai né Repubblica, dopo aver mostrato il video impressionante e acchiappaclic dell’incidente, hanno ritenuto utile informare i loro lettori dei dettagli tecnici della vicenda, limitandosi a uno scarno riassunto che include il triste bilancio di due morti e tre feriti. Questa scelta lascia facilmente nel lettore l’impressione che l’auto sia impazzita e che per estensione i veicoli elettrici a guida assistita (spesso erroneamente descritti come “a guida autonoma”) siano pericolosi e incontrollabili. Provo a chiarire come stanno realmente le cose.
Ho scelto di non incorporare qui il video ma di descriverlo, perché è davvero spaventoso e non voglio attirare clic morbosi. Chi vuole esaminarlo può farlo per esempio qui oppure qui. Il video mostra l’intera sequenza dell’evento, ricostruita montando le riprese delle numerosissime telecamere di sorveglianza situate lungo il percorso dell’auto.
Nel video si vede che la Model Y dapprima accosta a bassa velocità, quasi si ferma al lato della strada, e poi ritorna in carreggiata, accelerando bruscamente e quasi investendo un ciclista, scansando con una violenta sterzata una persona in scooter e poi sfrecciando a velocità sempre più sostenuta lungo la strada rettilinea che attraversa il centro abitato, investendo in pieno un motociclista e di striscio un ciclista e poi colpendo frontalmente un furgone. La collisione la fa sbandare e concludere la propria corsa contro degli oggetti sul ciglio della strada dopo circa due chilometri e mezzo. L’intera sequenza dura una trentina di secondi.
L’incidente è avvenuto a Chaozhou, nella provincia di Guangdong, nella Cina meridionale. Il video riporta la data del 5 novembre 2022.
Nel video non si vede nessuna accensione delle luci posteriori di frenata. Un membro della famiglia del conducente (che è un uomo di 55 anni, che ha riportato delle ferite) ha dichiarato che il pedale del freno dell’auto non rispondeva e che anche quando il conducente ha cercato di mettere l’auto in Park il veicolo ha continuato la propria corsa.
Tesla, che ha i dati di telemetria dell’auto, dichiara invece che non è vero che i freni non funzionavano. La telemetria, dice, indica che l’acceleratore è stato premuto a fondo e che il conducente non ha agito sul pedale del freno. Gli stessi dati indicano anche che il conducente ha premuto quattro volte il pulsante Park e che le luci di frenata si sono accese e spente brevemente. Sulle Tesla, tenere premuto a lungo il pulsante Park mentre si è in moto produce l’arresto del veicolo.
Secondo i media locali (Cnevpost; Global Times), che pubblicano altre foto dell’incidente, il conducente aveva accostato davanti al negozio di materiali da costruzione che gestisce e quando ha premuto il pedale del freno ha notato che era troppo duro per consentire di fermare completamente l’auto. Gli ultimi 1400 metri circa sarebbero stati percorsi dopo che la gomma anteriore sinistra era scoppiata. Il conducente è un ex camionista e la Tesla distrutta è la sua. La polizia locale ha escluso che il conducente fosse sotto l’effetto di alcol o farmaci.
Questi sono i fatti noti fin qui.
—-
Le congetture intorno all’incidente abbondano. Molti hanno ipotizzato che si sia trattato di un malfunzionamento del sistema di guida assistita (non autonoma), il cosiddetto Autopilot, ma né il conducente né Tesla hanno dichiarato che il sistema fosse attivo. In ogni caso, l’assistenza di guida non può assolutamente comportarsi nel modo che si vede nel video. Gli sbandamenti e le accelerazioni violente che si vedono nelle immagini non sono compatibili con l’Autopilot, e comunque qualunque pressione sul pedale del freno avrebbe disattivato immediatamente l’assistenza di guida.
Un’altra ipotesi è che l’auto abbia iniziato ad accelerare per qualche suo guasto profondo e la potenza del motore abbia reso vano l’uso dei freni. Ma dal video si vede che gli stop non si sono accesi se non fugacemente, e di fatto i freni di qualunque autoveicolo sono progettati per superare anche la massima potenza del motore.
Una terza ipotesi è che qualche grave difetto nel software di gestione del veicolo abbia fatto “impazzire” la Tesla, dando massima potenza al motore e inibendo i freni. Per capire quanto uno scenario del genere sia implausibile, bisogna tenere presente tre cose:
- I freni sulle Tesla sono un sistema completamente meccanico, che funziona anche senza alimentazione elettrica semplicemente premendo il pedale apposito. Il software non ha alcun modo fisico di “inibire” i freni. Può solo dare comandi di attivazione della frenata, ma non può scavalcare il pedale del freno. Il rilascio del pedale è un meccanismo a molla: gli attuatori comandati dal software possono solo agire premendo sul pedale.
- Per l’accelerazione, il software ha una serie di controlli incrociati severissimi. Qualunque manovra che comporti per esempio accelerazioni eccessive, livelli di potenza erogata non accettabili o qualunque altra condizione anomala viene semplicemente respinta. In casi estremi, il sistema di gestione della batteria (BMS) può addirittura staccare completamente l’alimentazione elettrica dei motori tramite un fusibile pirotecnico non riattivabile.
- Tesla stessa spiegava già nel 2020 che “l’auto accelera se, e solo se, il conducente le dice di farlo, e rallenta o si ferma quando il conducente agisce sui freni… i pedali dell’acceleratore delle Model S, X e 3 hanno due sensori di posizione indipendenti, e se si verifica qualunque errore il sistema ha come default l’azzeramento della coppia del motore. Analogamente, se si agisce contemporaneamente sul pedale del freno e su quello dell’acceleratore, l’input dell’acceleratore verrà scavalcato e la coppia al motore verrà azzerata, e a prescindere dalla coppia una frenata persistente fermerà l’auto.”
La quarta ipotesi circolante è che Tesla abbia alterato la registrazione della telemetria in qualche maniera per esonerarsi. Il problema di quest’idea è che il modo in cui sono scritte queste registrazioni (i log) è serializzato, ossia una riga dipende dal contenuto della precedente, contiene moltissimi parametri ripetuti e riferimenti incrociati (l’accelerazione, per esempio, viene registrata dall’accelerometro, dai pedali, dal sensore di coppia, eccetera). Qualunque alterazione sarebbe complicatissima, con effetti a cascata che la rivelerebbero, e andrebbe fatta anche sulla copia dei dati registrata localmente nella memoria dell’auto dopo che il veicolo è stato distrutto dall’incidente (o la memoria locale dovrebbe essere azzerata per “dimenticare” cosa è successo). Una strategia non impossibile, ma tecnicamente troppo onerosa e con il rischio di essere smascherati pubblicamente (come dimostrato dal Dieselgate).
Ma allora come si potrebbe spiegare quello che si vede nel video?
—
Premetto che quanto segue è semplice congettura ragionata, sulla base dei dati disponibili finora, e come tale andrà sicuramente riesaminata quando saranno disponibili gli esiti delle perizie esterne già commissionate.
A mio avviso, la spiegazione meno irragionevole è che il conducente abbia semplicemente premuto per errore l’acceleratore pensando di premere il freno e poi, vedendo che l’auto continuava ad accelerare, preso dal panico abbia continuato a premere a fondo l’acceleratore credendo di agire sul pedale del freno. So che a mente fredda questo può sembrare impossibile, ma va considerato che ogni anno negli Stati Uniti avvengono oltre 16.000 incidenti causati da conducenti che scambiano l’acceleratore per il freno, secondo dati dell’ente NHTSA del 2015. E questo avviene senza che ci siano di mezzo veicoli elettrici o sistemi di guida assistita.
In media, insomma, 43 volte al giorno un automobilista americano preme l’acceleratore al posto del freno e causa un incidente. Capita anche in Europa, come mostra per esempio questo incidente a Roma. Non si tratta di una Tesla.
Auto impazzita finisce la sua corsa su Palazzo Cimarra in via Panisperna. Nessun ferito ma un pedone ha rischiato grosso. La donna al volante e suo figlio escono dalla vettura illesi. Nel video la scena dell’incidente #INCIDENTE #Roma #sicurezza pic.twitter.com/vG8rpWwI3B
— diarioromano (@diarioromano) October 27, 2022
Gli stessi dati dell’NHTSA notano che in 40 anni di indagini sugli episodi di accelerazione improvvisa non intenzionale “non sono mai stati identificati difetti del veicolo che possano causare avarie improvvise sia dell’acceleratore sia dei freni”. La colpa è risultata sempre un errore del conducente, causato da distrazione, calzature non adeguate, cattive abitudini di posizionamento del piede sul freno che lo fa scivolare dal pedale del freno verso quello dell’acceleratore, e così via.
Per esempio, Toyota fu al centro di una serie di casi di accelerazione improvvisa involontaria dal 2009 al 2011: le indagini appurarono che c’erano difetti nei tappetini e nei pedali che in alcune circostanze potevano facilitare errori, ma i casi esaminati risultarono essere imputabili soprattutto a un errore di azionamento dei pedali da parte del conducente.
Fonti aggiuntive: Reuters, Teslarati, RSI, Jason Hughes, Electrek.
Ti bastano 12€ per il caricatore superveloce doppia USB per Android e iOS
Unlocking the potential of technology to support health
This week kicked off the HLTH Conference in Las Vegas where thousands of healthcare leaders, care providers, patients and other people in the industry — like our teams at Google — are coming together to discuss how to create a healthier world.
At Google, we believe that technology — especially AI and analytics — can unlock a better future for health globally. Our teams from Search, YouTube, Android, Google Cloud and more are using technology to provide health information and insights for consumers, caregivers and communities. Here’s a look at some of our latest updates.
Giving people information and insights to take action on their health
For many, the front door to healthcare is their smartphone. Millions of people turn to Google Search and YouTube for authoritative information or use apps and connected devices, like Fitbit, to help stay on top of health and wellness goals.
To give Android users a new way to get more from their health and wellness data, we introduced Health Connect earlier this year at Google I/O. Through our Early Access Program, more than 10 health, fitness and wellness apps including MyFitnessPal, Oura and Peloton have already integrated with the platform to help people manage everything from workouts to diet to sleep and more. We are now opening up to more developers with Health Connect (Beta) to give people a single place to manage access to data across their health and fitness apps. In the coming months, we will continue to create an even richer ecosystem of apps and features.
We’ve also made strides on our other platforms, Search and YouTube. In 2021, health videos on YouTube were viewed more than 12 billion times in the U.S. YouTube’s authoritative health content and features are now available in 7 countries, and YouTube recently opened up its features to a wider group of health experts in the U.S. to encompass authoritative services that extend beyond educational institutions and health organizations.
On Search, there’s more ways for people to turn health information into action. After piloting a feature earlier this year that shows available healthcare appointments for primary care, we’re continuing to explore new ways to expand appointments to other specialities and verticals through new and existing partnerships.
This work is made possible by all our partners who provide the health information, insights and experiences that empower consumers in their health.
Equipping healthcare ecosystem with analytics and AI to improve health
Healthcare is one of the largest and most complex industries that is turning towards technology to help organizations run more effectively — which in turn helps people live healthier lives.
When organizations commit to digital transformation, it can be a long and overwhelming process, but that doesn’t mean it has to take years to see benefits for developers, clinicians and patients.
Google Cloud came together with several of our customers and partners — including Hackensack Meridian Health, Lifepoint Health and Mayo Clinic — to find a way to encourage rapid reinvention. As a result, we built Google Cloud’s new Healthcare Data Engine (HDE) accelerators to help organizations reinvent quickly and enable the data interoperability that saves lives. The first three HDE accelerators, available in early 2023, will address common use cases around health equity, patient flow, and value-based care.
The transformation of healthcare requires an open and collaborative approach to be successful. For example, Electronic Health Records (EHR) are a critical part of this ecosystem and we see many ways to work with EHR companies for the benefit of healthcare organizations. Today marks a critical development in this journey. At HLTH we announced an agreement that will allow healthcare organizations to run Epic — an EHR system — on Google Cloud. Hackensack Meridian Health plans to move its Epic workloads to Google Cloud, with the aim to drive greater innovation, efficiencies and security.
And with our solution Care Studio, we’ve been working with MEDITECH to bring our advanced search, summarization and sense-making capabilities to their EHR, MEDITECH Expanse. We are now extending this integrated solution to our first two partners, Mile Bluff Medical Center and DCH Health System, to give their health teams a more complete view of their patients and easily find salient information to provide better care. This includes organizing patient records from different sources into a longitudinal view, bringing our advanced search functionality to clinicians directly in their EHR so they can easily and quickly access critical information all in one place.
Fitbit Health Solutions is bringing our technology to healthcare partners, incorporating Fitbit devices, services and insights into programs focused on managing chronic conditions like diabetes. A study from the All of Us research program found that increasing your daily step count by 1000 steps could cut the risk of type 2 diabetes by more than 25%. This kind of insight is key to promoting lifestyle changes for people, and why we are partnering with Babylon Health to support their high-risk members managing chronic conditions.
Underpinning all our work is a deep commitment to make sure that we do not leave anyone behind. Technology has the power to eliminate health disparities and democratize access to healthcare. But we need to be intentional in our efforts to live up to our goal of improving the health of billions of people by building for everyone, everywhere.

