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DALL-E diventa libero e gratuito: immagini sintetiche per tutti
DALL-E, uno dei più popolari e potenti generatori di immagini basati sull’intelligenza artificiale, è da pochi giorni finalmente accessibile a chiunque.
Dal 28 settembre scorso, infatti, è stata disattivata la restrizione che consentiva l’uso di questo generatore solo a chi riceveva un ambitissimo invito.
Ora è sufficiente creare un account gratuito sul sito di DALL-E e dare un indirizzo di mail e un numero di telefonino sul quale ricevere un codice di autorizzazione. Fatto questo, si può cominciare subito a usare questo software per generare immagini in alta risoluzione (1024×1024 pixel, come quella qui accanto) semplicemente digitando una descrizione testuale in inglese (“two cats holding hands, photoreal”). Potete provare anche con l’italiano; a volte funziona lo stesso. Più è ricca e dettagliata la descrizione, più sono belle e calzanti le immagini generate.
DALL-E consente anche il cosiddetto outpainting, ossia l’estensione del contorno di un’immagine esistente, e la modifica e combinazione di immagini.
Il servizio di base è gratuito e offre 50 generazioni per il primo mese e 15 per i mesi successivi. Se si vogliono generare altre immagini oltre a quelle incluse gratuitamente ogni mese, si possono acquistare pacchetti di 115 generazioni a 15 dollari. Vale la pena di provarlo, perché i risultati sono impressionanti e in questo caso è proprio vero che un’immagine vale mille parole di descrizione.
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How a second chance led Paula to Google
Welcome to the latest edition of “My Path to Google,” where we talk to Googlers, interns, apprentices and alumni about how they got to Google, what their roles are like and even some tips on how to prepare for interviews.
Today’s post is all about Paula Martinez, a Google Cloud Marketing Manager based in Argentina.
How would you describe your role?
As a Partner Marketing Manager, my main responsibility is to design marketing campaigns for Google Cloud products and solutions with our regional technological and reseller partners.
What does your typical workday look like?
I try to start my day without any meetings so I can get organized, create my to-do list and tackle the most pressing tasks. I work a lot with our sales teams and partners to plan and execute marketing initiatives that fit market strategies. Part of my day is focused on measuring and analyzing those campaigns and, with the help of my team, creating action plans based on the results. I’m the only one on my team based in Argentina, so I spend a lot of time connecting with my teammates virtually.

Paula, her husband Fredy and their Doogler (Dog-Googler), Jagger.
Can you tell us a bit more about yourself?
My dad is from a traditional Venezuelan family, and my mom’s side of the family is Indigenous. Specifically, they’re from the Wayuu people, a community located in the Guajira Peninsula between Venezuela and Colombia. My parents wanted to give me an Indigenous name so I always remember my roots. Kai’tu is my middle name and means “Bright Sun” in Wayuunaiki, the language of our people.
For a long time, I struggled with my dual identity. But I’ve finally understood that it makes me unique and that I’m privileged to belong to both cultures.

Paula (front row, far right) with her sisters, mother, father and grandmother.
Why did you decide to apply to Google?
Something in me knew I would make it here, so I prepared myself. I applied to different roles over time, but without much success. When this job opened up on the Partner Marketing team, I felt like I had a good chance. I knew a lot about this field — I specialized in team management and strategy development — and had worked with partners in the region before.
What was your application experience like?
I actually have a funny story about my application. I put together my resume trying to highlight the skills from the job description. But I accidentally attached an old version of my resume that wasn’t very applicable to this role.
After a few days, I received an email similar to others I’d gotten in the past, saying, “Thank you for applying, but…” I stared at the screen bewildered, because I felt really good about my application. Later that day, I received another email. It was from a Google recruiter saying they felt something was off with my application. They asked me to complete a few questions and send my current resume. They gave me a second chance. I was always a fan of second chances, but now I’m a devout believer in them.
How did you prepare for your interview?
I’m a pretty methodical person, so I created scripts for each interview round. I thought about different scenarios and possible questions and answers, and prepared examples of my successes, failures and projects. This helped me a lot because almost all the interviews were in English, which is not my first language. So it allowed me to structure and better facilitate my line of thought.
What inspires you to come in (or log on) to work every day?
I feel a responsibility to represent every Indigenous girl with big dreams. I also really enjoy my work and the team I’m on. I feel super lucky to have the opportunity to learn and work with people I appreciate and respect. With them, I learn something every day.
Any tips for aspiring Googlers?
Preparation is key. Use the methods you know will work for you. Don’t be overwhelmed by the excess of online information about interviews. Follow your recruiter’s recommendations — they know what you’ll be evaluated on.
Il truffator truffato: intelligenza artificiale contro stupidità naturale
Lo scambaiting è l’arte informatica di prendere in giro i truffatori online facendo leva sulla loro avidità. Questi truffatori senza scrupoli telefonano alle persone vulnerabili spacciandosi per l’assistenza tecnica di Microsoft o per qualche altra autorità, mettono in ansia la vittima dicendo che il suo computer sta disseminando virus e causando danni, e si offrono di risolvere il presunto problema. Con questa scusa entrano nel computer della vittima e lo infettano oppure si fanno pagare per il servizio di falsa assistenza tecnica.
Ma ci sono persone che si sostituiscono a queste vittime, chiamano i numeri di telefono dei truffatori e dialogano con loro, fingendosi ingenui e facendo perdere loro tanto tempo con mille scuse e altrettanti pretesti: sono appunto gli scambaiter. Il termine significa grosso modo “persona che fa da esca per un truffatore”. I truffatori, allettati dall’idea di aver trovato una vittima da spennare, sono disposti a sopportare enormi perdite di tempo e non si rendono conto di essere presi in giro.
Questa tecnica riduce il tasso di efficacia dei truffatori tenendoli impegnati invano, ma ha un difetto: anche lo scambaiter deve investire altrettanto tempo. Per mantenersi e avere quel tempo libero, molti scambaiter creano canali YouTube nei quali pubblicano le registrazioni delle loro attività, che sono spesso ricche di momenti divertenti, e quindi monetizzano attraverso le pubblicità il tempo che investono.
Uno di questi scambaiter e YouTuber, che si fa chiamare Kitboga e opera dagli Stati Uniti, dice di aver trovato una soluzione che riduce moltissimo il tempo che deve dedicare al contrasto dei truffatori; usare un software di intelligenza artificiale per creare un chatbot vocale, ossia una sorta di interlocutore virtuale che converte in testo quello che viene detto dal truffatore al telefono, ne estrae le parole chiave e genera un testo di risposta pertinente, che viene letto e intonato dalla sintesi vocale.
In altre parole, il truffatore dialoga con un computer ma ha l’impressione di essere alle prese con una vittima in carne e ossa. In questo modo il computer può passare ore a tenere in ballo il truffatore mentre lo scambaiter fa tutt’altro.
Stando a Kitboga, che al momento non ha fornito documentazione a supporto dei suoi video nei quali mostra la sua intelligenza artificiale all’opera, il suo software è in grado di far perdere quantità industriali di tempo ai truffatori, attingendo a un repertorio di scuse esasperanti, come per esempio fingere di non aver capito cosa è stato detto o chiedere insistentemente di parlare con un superiore, ed è capace di convincere i truffatori addirittura a dargli le loro coordinate bancarie. Gli imbroglioni, infatti, credono di aver a che fare con una vittima ingenua che è pronta a mandare loro dei soldi, e quindi devono fornire delle coordinate per il versamento.
Una volta ottenute le coordinate bancarie, Kitboga dice che le segnala agli esperti antifrode delle banche, che provvedono a bloccare i conti, ostacolando così le attività criminali dei truffatori. I suoi video sono divertenti, perché mostrano quanto i malviventi siano accecati dalla propria avidità e siano così ansiosi di mettere a segno il loro reato da sopportare conversazioni lunghissime ed estenuanti senza rendersi conto che stanno parlando con un programma automatico o con un burlone.
Comunque stiano le cose nel caso specifico, l’idea di creare un software di intelligenza artificiale che tenga impegnati i truffatori e riesca a farsi dare da loro le coordinate dei loro conti, per poi farli bloccare, è molto interessante e potrebbe contribuire a scoraggiare questo tipo di crimine rendendolo troppo oneroso e stressante. Perlomeno fino al momento in cui anche i truffatori si equipaggeranno con intelligenze artificiali da usare al posto dei telefonisti in carne e ossa.
Nel frattempo, queste truffe continuano a colpire vittime reali in tutto il mondo, per cui se ricevete chiamate da persone che dicono di rappresentare l’assistenza tecnica di Microsoft o di qualunque altro nome noto del settore e vi chiedono di dare dei comandi al vostro computer, non fatelo e riagganciate subito. E fate sapere anche ai vostri familiari e colleghi dell’esistenza di queste truffe, in modo che siano pronti a reagire correttamente quando verranno presi di mira dai criminali.
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