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Un tentativo di phishing molto realistico su Twitter rivela le tecniche d’inganno usate dai truffatori. E una mia figuraccia
Ultimo aggiornamento: 2022/02/28 11:25.
Poche ore fa mi è arrivato su Twitter questo messaggio diretto:
L’account Feedback Team, autenticato, mi ha segnalato una violazione del copyright e mi ha detto che il mio account sarebbe stato rimosso entro 48 ore se non avessi dato spiegazioni usando il link appositamente fornito.
Per qualche secondo mi sono allarmato, perché in effetti era possibile che avessi commesso una violazione di copyright in qualche immagine che avevo postato, e l’account dal quale proveniva la segnalazione era davvero autenticato: cliccando sul bollino, infatti, compariva la normale informativa di Twitter sui motivi dell’autenticazione, che diceva che l’account dal quale mi era arrivata la segnalazione era “verificato poiché è considerato degno di nota nella categoria delle istituzioni, dell’attualità, dello spettacolo o di un altro settore specifico.”
Ma si trattava di una trappola ben costruita. Non era affatto un account tecnico di Twitter, nonostante fosse autenticato.
Il primo ingrediente di questa trappola era la psicologia. Il testo del messaggio era fatto su misura per creare ansia nel destinatario, tramite la minaccia di chiusura dell’account.
E ha funzionato. Nonostante io non sia — come dire — di primo pelo in fatto di sicurezza informatica, la mia mente non ha nemmeno fatto caso alle motivazioni dell’autenticazione: ha semplicemente registrato il fatto che l’account era autenticato. Non mi sono accorto che un account di supporto tecnico di Twitter non c’entrava nulla con “istituzioni”, “attualità” o “spettacolo”. Un esempio perfetto dei corti circuiti mentali che si instaurano quando si è agitati. I truffatori li conoscono benissimo e li sfruttano senza pietà.
L’unico elemento che mi ha insospettito è stato il link a Google. Perché mai Twitter avrebbe dovuto appoggiarsi a Google per ospitare le pagine di richiesta di giustificazione?
Così mi sono fermato un momento a pensare e ho provato a controllare il nome dell’account del presunto Feedback Team di Twitter: non quello indicato da Twitter, ma quello presente nel link associato al messaggio: era https://twitter.com/reazlepuff.
Decisamente non era un nome plausibile per un account tecnico di Twitter. Però era autenticato. Come era possibile che un truffatore avesse un account autenticato?
Lo spavento preso, e la consapevolezza che la trappola ben congegnata avrebbe causato danni a tanti, mi ha fatto inviperire e quindi ho lasciato al truffatore un messaggio di risposta decisamente colorito (“F*** you, phishing ****hole”, ma senza gli asterischi).
Me ne sarei pentito poche ore dopo.
Lo scopo della trappola era il phishing, ossia il tentativo di rubare login e password, come ho potuto constatare quando ho visitato con molta cautela (con un browser di una macchina virtuale) il link a Google indicato nel tweet del truffatore, ossia sites.google . com/view/case-02506828635-tw/ (
Chiunque avesse immesso il proprio nome utente e la propria password in questa pagina avrebbe inviato questi dati al ladro, dandogli tutto il necessario per prendere il controllo dell’account (salvo che avesse attivato l’autenticazione a due fattori).
Così ho segnalato subito a Twitter e a Google l’account truffaldino, rispettivamente tramite l’account
La vittima del furto di account, la persona il cui account autenticato veniva usato per trarre in inganno altri utenti di Twitter e rubare i loro, account, era infatti Reality Winner, ex specialista di intelligence statunitense, condannata nel 2018 a cinque anni di carcere in una vicenda di whistleblowing molto clamorosa e controversa, finita in prima pagina su molti giornali statunitensi, per aver fornito alla stampa senza autorizzazione dei documenti governativi segreti sulle interferenze russe nelle elezioni americane del 2016: materiale di importanza cruciale per l’opinione pubblica.
In difesa di Reality Winner si erano schierate associazioni come la Electronic Frontier Foundation e la Freedom of the Press Foundation. La sua storia è raccontata qui da USA Today.
Sono riuscito a contattarla privatamente via Instagram, dove mi ha confermato di essere lei la titolare dell’account Twitter rubato e che stava cercando di riprenderne il controllo. L’autenticazione a due fattori non era stata violata.
È stato a quel punto che mi sono ricordato che avevo lasciato quel messaggio di insulti destinato al ladro, e mi sono reso conto che Reality Winner, una volta ripreso il controllo dell’account, l’avrebbe letto e avrebbe pensato che fosse stato rivolto a lei.
Insomma, le mie prime parole su Twitter a una nota whistleblower finita in prima pagina, a una persona che si era appena fatta cinque anni di carcere per difendere la libertà di stampa e fornire al pubblico informazioni politicamente vitali e che si stava da poco riaffacciando a Internet oltre che alla vita normale dopo cinque anni di sostanziale isolamento digitale, sarebbero state “F*** you”.
Mi sono precipitato a tentare di cancellarle, ma Twitter non consente di eliminare i messaggi diretti. Così ho riscritto di corsa a Reality Winner via Instagram, scusandomi profondamente e avvisandola che ero io il colpevole della pessima accoglienza verbale che avrebbe trovato.
Per fortuna l’ha presa molto sportivamente e mi ha perdonato con garbo quando il suo account è stato ripristinato e la pagina del truffatore è stata eliminata. Ma la mia figuraccia resta. Mi raccomando: non fidatevi dei messaggi di avviso, neanche se arrivano da account autenticati, e imparate dalle mie gaffe.
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Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che si fa con Kaspersky?
Un po’ di gente mi sta chiedendo cosa fare ora con i prodotti Kaspersky. La tesi che gira è che siccome Eugene Kaspersky è un ex KGB (vero; ha studiato alla scuola del KGB e ci ha lavorato (Stefano Quintarelli)), allora non ci si dovrebbe fidare dei prodotti della sua azienda.
Però temere che l’azienda annidi trappole pro-Russia nei suoi prodotti perché il suo CEO è un “ex KGB” mi suona un po’ come dire “non mi fido dei consigli di Snowden, è un ex NSA”. Tantissimi dei migliori esperti del settore sono passati dalle rispettive scuole tecniche militari.
Inoltre l’azienda non è composta solo dal suo CEO. Ci lavorano tecnici esperti di moltissimi paesi del mondo. Il codice dei suoi prodotti viene visto da tanti occhi. La vedo dura che Eugene entri nel Laboratorio Segreto di notte e infili la Routine ProPutin nei sorgenti.
Come sempre in questi casi, bisognerebbe basarsi sulle prove, non sui sospetti. Ci sono prove? Bene, allora si può ragionare. Non ci sono prove? Allora eviterei le decisioni di pancia.
Fabio Pietrosanti ha fatto un’inchiesta su Kaspersky (l’azienda). Leggetela. Poi ragionate con calma per decidere se volete cambiare prodotto o no, quale prodotto scegliere e come fare bene una migrazione che non vi lasci scoperti proprio in un momento delicato come questo.
Nel passare a un prodotto alternativo, valutate se avete fiducia nei paesi produttori di quei prodotti alternativi (NSA è stata beccata a taroccare i router Cisco, tanto per dire). Le decisioni avventate raramente si sposano bene con la sicurezza informatica.
In questa valutazione considerate, per esempio, se il prodotto è open source e quindi liberamente ispezionabile. È più difficile annidare trappole in un open source che in un sorgente chiuso.
Infine, non dimenticate il contributo dei ricercatori di tutto il mondo che lavorano per Kaspersky Labs, che danno una mano importante nella difesa contro il malware e pubblicano info preziose sui malware circolanti.
Un altro aspetto pratico importante da considerare a proposito di Kaspersky è che in caso di embargo sui prodotti russi potrebbero esserci problemi di supporto o di aggiornamenti.
Pragmatismi a parte, c’è anche la questione del messaggio politico di isolamento che si darebbe abbandonando un prodotto “russo”.
Full disclosure: non uso prodotti Kaspersky. Ma se essere contigui è indice di colpa, preciso che sì, una volta sono stato a pochi metri da Eugene. Insieme a Neil deGrasse Tyson, Oliver Stone e Larry King. Allo Starmus Festival, a Trondheim, nel 2017. Non ci siamo parlati :-)
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L’articolo Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale: 72 nuove assunzioni di alto profilo scritto da Paolo Brambilla proviene da Assodigitale.













