BeatCoin &nd BlockChange: A Lugano un evento sulla tecnologia Blockchain, Bitcoin e Criptovalute
Venerdì 29 ottobre alle 16.00 si terrà al Centro Esposizioni Lugano l’evento BeatCoin &nd BlockChange, promosso da Lugano Living Lab, che riunirà esperti, professionisti, imprenditori e ricercatori della rivoluzione Blockchain.…
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Windows 11: risolto un altro bug
4 YouTube series to watch on Google for Creators
For many creators, YouTube is a go-to learning resource. That’s why we’ve created a series of entertaining and educational videos for the Google for Creators YouTube channel. Through interviews, hosted shows, tutorials and roundups, you’ll hear from successful creators sharing useful tips, strategies and best practices for making and monetizing content.
Here’s a little about each of our video series to help you get acquainted with the Google for Creators YouTube channel.
Kindle Paperwhite scende al minimo storico per pochi giorni!
COP26 alla portata di tutti
Il presidente designato di COP26 Alok Sharma ha detto: “Sono lieto che COP26 stia collaborando con Google per aiutare a portare la Green Zone della COP26 nel mondo tra pochi giorni. Con più di 200 eventi davvero interessanti e diversificati, vogliamo che tutti abbiano l’opportunità di imparare di più sull’azione per il clima e aiutare a proteggere il nostro pianeta”.
Il nostro lavoro a COP26 è parte della nostra più ampia strategia per il terzo decennio di azione per il clima. Non solo siamo impegnati ad essere più sostenibili nel modo in cui Google opera come azienda, ma siamo anche concentrati sulla costruzione di nuove tecnologie per assicurarci che anche i partner, i clienti aziendali e i miliardi di persone che usano i prodotti Google ogni giorno possano essere più sostenibili insieme a noi.
L’impegno di Google
Il nostro obiettivo è quello di raggiungere emissioni carbon-free per tutte le nostre operazioni e lungo la nostra filiera entro il 2030. Puntiamo a ridurre la maggior parte delle nostre emissioni prima del 2030, e abbiamo intenzione di investire in soluzioni di rimozione del carbonio basate su interventi naturali e tecnologici per neutralizzare le nostre emissioni rimanenti.
Siamo stati la prima grande azienda a diventare carbon neutral nel 2007, e dal 2017 abbiamo compensato il nostro uso di energia con il 100% di energia rinnovabile. L’anno scorso abbiamo fissato un obiettivo ambizioso, quello di operare in tutti i nostri data center e campus con energia carbon-free 24 ore su 24, 7 giorni su 7, entro il 2030. Ciò significa che entro la fine del decennio, miriamo a far sì che ogni ricerca, ogni e-mail e ogni visualizzazione su YouTube avvengano senza alcuna emissione di carbonio. Stiamo facendo grandi progressi – nel 2020 abbiamo raggiunto il 67% di energia carbon-free su base oraria in tutti i nostri data center, rispetto al 61% del 2019. Cinque dei nostri data center, compresi quelli in Danimarca e Finlandia, utilizzano quasi il 90% di energia carbon-free. Nei nostri campus stiamo investendo in innovazioni energetiche sostenibili, come il tetto solare Dragonscale e le palafitte geotermiche, per avvicinarci al nostro obiettivo di operare con energia priva di emissioni di carbonio entro il 2030. Speriamo che queste nuove tecnologie ispirino progetti simili da parte di altri che fanno progredire la sostenibilità integrandola con il design e l’estetica.
Come stiamo aiutando i nostri partner
Le aree urbane sono attualmente responsabili del 70% delle emissioni di carbonio nel mondo. L’anno scorso ci siamo impegnati ad aiutare più di 500 città a ridurre le proprie emissioni di carbonio attraverso il nostro Environmental Insights Explorer (EIE). Questo strumento sta aiutando le principali città, tra cui Amsterdam, Birmingham UK e Copenhagen, a mappare i loro dati sulle emissioni, il potenziale solare e la qualità dell’aria per i loro piani di risanamento.
La tecnologia può anche aiutare le città a decarbonizzare in modi più diretti. Abbiamo recentemente condiviso un progetto di ricerca che grazie all’intelligenza artificiale può aiutare le città a migliorare il traffico con un uso più efficiente dei semafori, e in Israele è stato già adottato con successo: abbiamo visto una riduzione del 10-20% del consumo di carburante e del tempo di ritardo agli incroci. Presto estenderemo questo progetto anche ad altre città.
Infine, stiamo aiutando clienti aziendali come Whirlpool, Etsy, HSBC, Unilever e Salesforce a sviluppare soluzioni per le sfide specifiche che si stanno preparando ad affrontare sul cambiamento climatico. Unilever sta lavorando con Google Cloud e le immagini satellitari di Google Earth Engine per aiutare ad evitare la deforestazione nella propria catena di approvvigionamento. Al nostro evento annuale Cloud Next, qualche settimana fa, abbiamo lanciato Carbon Footprint, uno strumento che aiuta le aziende di ogni dimensione a valutare le proprie emissioni di carbonio in base al loro utilizzo di Google Cloud Platform. Queste nuove informazioni aiuteranno le aziende a monitorare i loro progressi verso gli obiettivi per il clima.
Come puntiamo ad aiutare tutti a essere più sostenibili
Oltre alle aziende, sempre più persone sono interessate a sapere cosa possono fare per il pianeta. Ecco perché ci siamo impegnati ad aiutare 1 miliardo di persone a fare scelte più sostenibili entro il 2022 attraverso i nostri prodotti e servizi. Recentemente, abbiamo condiviso diversi nuovi modi in cui le persone possono utilizzare i prodotti di Google per fare scelte sostenibili – dalla scelta di percorsi green alla ricerca di voli e hotel più sostenibili, con strumenti per supportare l’uso di energia pulita da casa con i prodotti Nest e offrendo informazioni sul cambiamento climatico da fonti autorevoli come le Nazioni Unite.
L’obiettivo di Google è quello di rendere più facile fare scelte sostenibili – per i governi, le imprese e le persone. Continueremo a impegnarci per un futuro carbon-free e guardiamo con entuasiasmo all’inizio di COP26.
Bringing COP26 to people everywhere
This November at COP26, global leaders will meet in Glasgow to discuss how to jointly address the challenge of climate change. Recent research has found that more than 70% of the global population is concerned or fearful about climate change. So we’re focused on making this year’s conference accessible to everyone. In partnership with the COP26 Presidency, we’ll livestream the activities through YouTube and Google Arts and Culture, helping COP26 expand the reach of its digital channels. YouTube creators at the conference will create content to share with their global audiences, and we’ll publish video, imagery and artworks from “the green zone” — the center of COP26 activity — via a new page on Google Arts and Culture, inviting people everywhere to learn about the discussions and activities taking place.
“I’m delighted COP26 is partnering with Google to help bring the Green Zone of COP26 to the world in a few days’ time,” COP President-Designate Alok Sharma said. “With more than 200 captivating and diverse events on offer we want everyone to have the opportunity to learn more about climate action and help protect our planet.”
Our work at COP26 is part of our larger third decade of climate action strategy. We’re not only committed to be more sustainable in how Google operates as a business, but we’re also focused on building new technologies to make sure that partners, enterprise customers and the billions of people who use Google products every day can be more sustainable as well.
How we’re leading at Google
At Google, our goal is to achieve net zero emissions across all of our operations and value chain by 2030. We aim to reduce the majority of our emissions (versus our 2019 baseline) before 2030, and plan to invest in nature-based and technology-based carbon removal solutions to neutralize our remaining emissions.
We were the first major company to operate as carbon neutral in 2007, and have matched our energy use with 100 percent renewable energy for four years in a row. Last year we set a moonshot goal to operate on 24/7 carbon-free energy by 2030 for all of our data centers and campuses. That means that by the end of the decade, we aim to deliver every search, every email, and every YouTube video without emitting carbon. We’re making strong progress — in 2020 we achieved 67% carbon-free energy on an hourly basis across our data centers, up from 61% in 2019. Five of our data centers, including those in Denmark and Finland, are at or near 90% carbon-free energy.
On our campuses we’re investing in sustainable energy innovations, like dragonscale solar and geothermal pilings, to get us closer to our goal to be carbon-free by 2030. We hope these new technologies will inspire similar projects from others that advance sustainability without compromising design and aesthetics.
How we’re enabling our partners
Urban areas are currently responsible for 70% of the world’s carbon emissions. Last year we pledged to help more than 500 cities reduce one gigaton of carbon emissions per year by 2030 via Google’s Environmental Insights Explorer (EIE). EIE is helping major cities, including Amsterdam, Birmingham UK and Copenhagen, map their emissions data, solar potential, and air quality for their remediation plans.
Technology can also help cities decarbonize in more direct ways. We recently shared an early research project that is deploying AI to help cities make their traffic lights more efficient, and we have a pilot program in Israel accomplishing this. So far, we have seen a 10-20% reduction in fuel consumption and delay time at intersections. We’re excited to expand this pilot to Rio de Janeiro and beyond.
Finally, we’re helping business customers like Whirlpool, Etsy, HSBC, Unilever and Salesforce develop solutions for the specific climate change challenges they face. Unilever is working with the power of Google Cloud and satellite imagery through Google Earth Engine to help avoid deforestation in their supply chain. At Cloud Next, we launched Carbon Footprint, a tool that helps large and small businesses understand their gross carbon emissions associated with the electricity of their Google Cloud Platform usage. This new information will help companies track progress toward their own climate targets.
How we’re aiming to empower everyone
In addition to businesses, increasingly individuals are focused on what more they can do to help the planet. That’s why we committed to help 1 billion people make more sustainable choices by 2022 through Google’s products and services. Recently, we shared several new ways people can use Google’s products to make sustainable choices — from choosing eco-friendly routes and searching for greener flights, hotels, and appliances to supporting clean energy from home with Nest and surfacing authoritative information on climate change from sources like the United Nations.
Google’s goal is to make the sustainable choice an easier choice — for governments, businesses, and individuals. We look forward to a carbon-free future and are excited to continue the conversation at COP26.
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Gabinetti spaziali: le capsule di SpaceX hanno avuto problemi di corrosione fuori dall’orinario
Il volo dei “turisti spaziali” di Inspiration 4 è stato presentato mediaticamente come un successo pieno, e in effetti tutto è andato molto bene se si considerano le complessità e difficoltà dell’impresa, ma dietro le quinte ci sono stati alcuni problemi un po’ particolari.
Secondo il
La riprogettazione include un sistema completamente saldato, senza giunti che possano “scollarsi” come è avvenuto in questo caso.
SpaceX, preoccupata che lo stesso problema potesse manifestarsi nelle sue altre capsule, ha chiesto agli astronauti di usare un boroscopio (una telecamera di ispezione montata su un sottile cavo flessibile) per controllare la situazione della Crew Dragon attualmente attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale. Gli astronauti hanno trovato la stessa contaminazione sotto il pavimento della capsula.
L’urina degli astronauti si mescola con un composto denominato Oxone (perossimonosolfato di potassio), usato per rimuovere l’ammoniaca dall’urina, e SpaceX temeva che questo potesse corrodere i componenti della capsula in caso di accumulo stagnante per mesi. Pertanto l’azienda ha svolto test molto estesi sulla Terra, comprese delle immersioni di pezzi in alluminio in una miscela di Oxone e urina, ponendo i pezzi per un periodo prolungato in una camera che imita le condizioni di umidità della Stazione.
SpaceX ha scoperto che la “crescita di corrosione” causata dall’Oxone “si limita all’ambiente a bassa umidità a bordo della Stazione”. Per fortuna o intenzionalmente, prosegue Gerst, SpaceX aveva scelto una lega di alluminio molto insensibile alla corrosione. Gli studi proseguono con ulteriori esemplari ancora in camera di test.
La vicenda è un esempio perfetto di quanto è difficile viaggiare nello spazio, specialmente quando si trasporta un equipaggio umano, che è fragile, ha bisogno costante di alimentazione e sostentamento ed è intrinsecamente “sporco” perché la sua biologia è quella che è. Basta un niente, magari appunto una perdita in un tubo della toilette, per rovinare una missione. E se sei in rotta verso Marte non puoi tornare indietro a sistemare il guasto.
Gli ingegneri delle aziende aerospaziali sono bravi a far sembrare tutto facile, ma ogni tanto emergono storie come questa, che ci ricordano che mettere delle persone in cima ad alcune centinaia di tonnellate di propellente altamente infiammabile, scagliarle verso il vuoto pneumatico dello spazio a ventottomila chilometri l’ora, tenerle vive e farle tornare intere sulla Terra richiede dosi enormi di talento, metodo, disciplina e coraggio.
Questi sono i tweet originali di Joey Roulette:
SpaceX’s Bill Gerst says Crew Dragon’s toilet mechanics were redesigned after the toilet issues on the Inspiration4 mission. A tube that sends urine into a container broke off during the mission and leaked into a fan which sprayed the urine in an area beneath the capsule floor.
Gerst says the crew didn’t notice anything during flight; it only affected the internal section under the floor. Redesign involves a fully welded system with no joints that could come “unglued” like the faulty Inspiration4 system did.
SpaceX, concerned that the same toilet issues are plaguing its other vehicles, had astronauts use a borescope to investigate the Crew Dragon currently docked to the ISS. They confirmed SpaceX’s suspicions and indeed found similar contamination under the floor, Gerst said
Astronaut pee is mixed with a compound called Oxon, and SpaceX worried that might corrode hardware on Crew Dragon if pools around the system unchecked for months. So SpaceX did “extensive tests” on the ground that involved soaking aluminum parts in an Oxon-pee mixture
For “an extended period of time,” the Oxon-pee-soaked aluminum parts were placed in a chamber that mimicked the humidity conditions on the ISS. SpaceX found “that corrosion growth” caused by Oxon pee “limits itself in the low-humidity environment onboard station.”
typo correction – I’ve been told that the correct spelling of the ammonia-removing compound in the astronaut pee is oxone, not “oxon”
So anyway, Crew Dragon appears to be resilient to piss. Gerst: “Luckily, or, on purpose, we chose an aluminum alloy that is very insensitive to corrosion.” The study is ongoing — “We got a couple more samples we’ll pull out of the chamber”
This was a really good example of how a engineering problem was detected, studied and fixed. Gotta commend Gerst’s transparency here.
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Il Fatto Quotidiano, ANSA e Il Sole 24 Ore pubblicano tutti la stessa notizia falsa
Qualcuno ha una spiegazione plausibile per quest’improvvisa tripletta di fake news su Sole 24 Ore, Ansa e Fatto Quotidiano a proposito dell’atterraggio di Perseverance “oggi” (in realtà avvenuto a febbraio scorso)?
A parte il rincitrullimento collettivo, intendo?
In realtà la sonda Perseverance è atterrata il 18 febbraio 2021. Qui non c’è ma e non c’è se, non è questione di opinioni: la notizia è falsa. Questo dimostra che i controlli sulle notizie pubblicate sono inesistenti. Ma ricordiamoci che le fake news sono colpa di Internet, mi raccomando :-)
Ho chiesto lumi alle rispettive redazioni:
Copia permanente della tripla perla: ANSA, Fatto Quotidiano, Sole24 Ore.
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Dragonscale: a beautiful approach to solar
Earlier this year, we shared our plans for ‘dragonscale’ solar skin — a first-of-its kind design made up of 90,000 silver solar panels with the capacity to generate nearly 7 megawatts of energy.
To hit our goal to operate on entirely carbon-free energy by 2030, we need to prioritize alternate sources of energy, like solar, and maximize the amount of solar energy our buildings can capture. So when the designs for our newest additions to our Silicon Valley campus evolved into a large, canopy structure, we knew we’d have to think beyond traditional rectangular solar panels to create something that balanced form and function. Today, the two main buildings that have this solar roof, Bay View and Charleston East, are nearly complete.
Enter the ‘dragonscale’ solar roof
As the person responsible for looking at sustainable systems design for our real estate developments, I helped lead the efforts to engineer this new solar panel design for Charleston East and Bay View. Over the course of this project, I’ve watched these designs turn from an idea into reality.
The dragonscale solar roof that will adorn both these buildings is the result of years of product development, collaboration with a handful of partners, and examining prototypes from manufacturers all over Europe. It wasn’t easy. At one point my 7-year-old son even jumped in to help with his own design concept.
Huobi Group al ritiro Oceans 4.4 per “salvare gli oceani”
Huobi Group ha partecipato al ritiro Oceans 4.4. tenutosi nelle Isole Vergini Britanniche, per trattare temi che possono salvare gli oceani e combattere il cambiamento climatico. Il crypto-exchange ha promesso di…
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