WhatsApp, in arrivo i messaggi vocali velocizzati: le immagini
WhatsApp potrebbe presto consentire ai suoi utenti di cambiare la velocità di riproduzione dei messaggi vocali in chat. Questo è quanto “confermato” da alcune immagini e nuove informazioni svelate da WABetaInfo, canale dedicato alle novità del servizio di messaggistica di Facebook sempre molto aggiornato e attendibile sulle questioni relative al famoso client di messaggistica istantanea.
Why Do We? – Answers to art & culture over tea
The past twelve months have been incredibly troubling — so staggeringly hard, so tragic, so challenging — but we have not walked alone.
As a historian, I know we’re at our strongest if we look forward and back. Through 70,000 years of our shared human experience, we’ve been forced to deal with plague, pandemic, isolation, trauma, and fear of the unknown. And we’ve tried, together, to find solutions and paths through phenomenal life challenges. Because we often create our way out of a crisis, we can see the way women and men across the world have worked through big life questions in science, technology, art and culture from prehistory to the present.
When the pandemic locked us up a year ago, we had to travel in our minds. For me, less time on the road meant more inspiring digital conversations with friends. Exploring Google Arts & Culture’s online collections, I wanted to spend a few minutes — a brain-refreshing tea break — to call on the know-how of friends and experts and dive into some of life’s big questions.
So we came up with Tea with B, a 5-episode series to explore these questions with guest stars ranging from authors, comedians, and poets.
Eclipse IDE: rilasciata la nuova versione 2021-03
Nuova edizione dell’Almanacco dello Spazio: adesso è online subito per tutti
È un periodo di cambiamenti qui al Maniero. Oltre al nuovo lavoro come “regista” di webinar e prossimamente traduttore online per conferenze spaziali (dettagli a breve), oltre alla trasformazione del Disinformatico radiofonico da diretta con musica a podcast puro, in questi ultimi mesi ho lavorato anche all’Almanacco dello Spazio, la mia compilation di eventi e ricorrenze dell’esplorazione spaziale. Ora è disponibile a tutti in formato online, senza più EPUB da scaricare e senza attese, man mano che lo aggiorno.
Rispetto all’EPUB precedente ho aggiunto circa un centinaio di voci ed ampliato parecchie altre. La scelta di passare alla versione online è dettata dalle stesse ragioni per le quali pubblico online anche i miei libri Luna? Sì, ci siamo andati! e Moon Hoax: Debunked!: li posso aggiornare più efficientemente e prontamente.
Come in passato, l’Almanacco non è protetto contro la copia; anzi, è liberamente distribuibile e copiabile secondo la licenza Creative Commons inclusa nel testo. Lo potete consultare tramite l’indirizzo breve Almanaccodellospazio.ch.
Per chi aveva fatto una donazione speciale per ricevere gli aggiornamenti gratis a vita in anteprima (10 €/12 CHF): scusatemi, ho dovuto interrompere questa modalità perché l’Almanacco era diventato ingestibile e tenere traccia delle persone alle quali inviarlo in anteprima, con i loro cambi di indirizzo e tutto il resto, era un incubo. Scrivetemi e vi rimborserò.
Puntata del Disinformatico RSI del 2021/03/19, l’ultima prima di passare al podcast puro
È disponibile la puntata di stamattina del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a DJ Sterky. Da venerdì prossimo la Rete Tre passa a un nuovo format e il Disinformatico diventa un podcast puro, senza brani musicali, prodotto e distribuito ogni venerdì mattina.
Argomenti trattati:
- La macchina di Anticitera: è come trovare un jet sepolto in una piramide
- Hacker a 8 anni per evitare le lezioni noiose
- Le parole di Internet: Non-Fungible Token (NFT)
Podcast solo audio: link diretto alla puntata; link alternativo.
App RSI (iOS/Android): qui.
Video (con musica): è qui sotto.
Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.
Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.
Buona visione e buon ascolto!
Telegram: chat vocali illimitate nei canali
L’effetto Clubhouse si sta abbattendo come un ciclone su app di messaggistica e social network: non è immune nemmeno Telegram, che introduce una novità importante. Dopo aver introdotto le chat vocali nelle chat di gruppo verso la fine del 2020, il blog ufficiale dell’applicazione annuncia l’espansione dello stesso strumento anche nei canali. WABetainfo, a tal proposito, aveva già pubblicato uno screenshot della nuova funzionalità, che non è l’unica innovazione che la società ha predisposto per i suoi utenti.
Today, we #ShareTheMicInCyber
We know diverse security teams are more innovative, produce better products and enhance an organization’s ability to defend against cyber threats.
This is part of why Googler Camille Stewart cofounded #ShareTheMicInCyber, an initiative that pairs Black security practitioners with prominent allies who lend their social media platforms to the practitioners for a day. The goal is to break down barriers, engage the security community and promote sustained action to eradicate systemic racism.
Today, cybersecurity and privacy practitioners across Google and industry are elevating the voices and expertise of Black women who specialize in cybersecurity and privacy as part of #ShareTheMicInCyber’s Women’s History Month campaign.
I’m honored to #ShareTheMicinCyber with a few of the Black women security and privacy practitioners I work alongside everyday at Google.
La macchina di Anticitera: è come trovare un jet sepolto in una piramide
A quando risale il primo computer? Se includiamo quelli analogici, forse dovremmo rispondere che risale a circa duemila anni fa.
C’è infatti un reperto archeologico di provenienza indiscussa che è a tutti gli effetti un calcolatore astronomico portatile risalente a due millenni fa. È noto come la macchina di Anticitera, dal nome dell’isola greca presso la quale fu trovata nel 1900 fra i resti sommersi di un relitto.
L’archeologo che lo esamina, Valerios Stais, si accorge che si tratta di un meccanismo complesso fortemente incrostato, incompleto, corroso e danneggiato, ma chiaramente composto da una serie di ruote dentate ricoperte di iscrizioni. Già questo è notevole: immaginare gli antichi greci che fabbricano ingranaggi sovverte moltissimi luoghi comuni sulla competenza tecnologica nell’antichità.
L’oggetto rimane trascurato in un museo per cinquant’anni, fino a che il professor Derek de Solla Price lo studia e, nel corso di vent’anni di ricerca, riesce a decifrarne il funzionamento: è un calcolatore meccanico per il calendario solare e lunare, capace di prevedere le eclissi e le fasi lunari.
Per chi sospetta che si tratti di un artefatto alieno o di un meccanismo proveniente da un’epoca successiva: no. La macchina di Anticitera descrive soltanto i cinque pianeti visibili a occhio nudo e conosciuti all’epoca, è fatta di un metallo assolutamente normale e facilmente lavorabile (bronzo), e la letteratura dell’epoca descrive questi meccanismi (ne parla anche Cicerone), per cui si integra nelle conoscenze storiche assodate. Ma lo shock di vedere che gli antichi greci avevano dei calcolatori astronomici portatili resta notevole.
Questo capolavoro di meccanica di precisione è stato esaminato ulteriormente e pochi giorni fa è stato pubblicato un nuovo lavoro scientifico dell‘University College di Londra (UCL) che tenta di ricostruirne la parte frontale, rimasta irrisolta dagli studi precedenti che avevano decifrato il funzionamento della parte posteriore.
Queste due illustrazioni, tratte dal lavoro dell’UCL, mostrano parte del meccanismo interno ricostruito e il frontale (stavo per scrivere display) e sono un assaggio dell’affascinante complessità di quest’oggetto che ha due millenni sulle spalle.
B2B Marketing News: Livestreaming Use By Influencers Climbs, New Omnichannel B2B Report, LinkedIn’s New Campaign Worksheets, & Clubhouse’s Accelerator Program


Longer Articles Associated with More Traffic, Shares
Longer articles tend to get greater numbers of views and shares, with 7,000-plus word articles the most likely to be shared and garner the most page-views, according to recently-released SEMrush data examining some 1.2 million blog articles. MarketingCharts
Gartner: 75% of VCs will use AI to make investment decisions by 2025
Study data looks at how shifting from gut-feel decisions to artificial intelligence-based investment has begun to affect venture capital, while moving from a pilot program to production is a top data science and machine learning challenge, newly-released report data shows. VentureBeat
Livestreaming finds a home among influencers
Live-stream content usage by influencers has remained steady during the pandemic, with some 37 percent of U.K. and U.S. social media users who follow influencers noting that they actively watched the live-stream influencer content, in surveys conducted both in May and September 2020, according to recently-released report data. eMarketer
Hootsuite’s Social Media Image Size Guide for 2021 [Infographic]
Hootsuite has rolled out its latest annual information sheet featuring the latest recommended image size specifications for top social media platforms, the company recently announced. Social Media Today
Almost Half of Adults Have A Negative View of Big Tech
Between 2019 and 2021, the number of US adults who held a very negative view of technology companies more than doubled, from 10 percent to 22 percent, while those who took either a somewhat or very positive view of tech firms fell from 46 percent to 34 percent, according to recently-released Gallup data of interest to digital marketers. MarketingCharts
LinkedIn Provides New Worksheets to Help Map Out Your On-Platform Ad Campaigns
Microsoft-owned professional social media platform LinkedIn (client) has released a new selection of worksheets and guides offering digital marketers helpful information on currently available advertising campaign options for the platform, the firm recently announced. Social Media Today

Hispanics Feel Brands Don’t Understand Their Culture: Study
70 percent of U.S. Hispanics say that brands don’t understand the Hispanic culture, a figure that represents an increase from 59 percent in 2020, according to newly-released survey data. MediaPost
Clubhouse Launches Creator Accelerator Program to Help Support Broadcasters in the App
Rising audio-call-based communication iOS app Clubhouse has rolled out a new program aimed at helping selected broadcasters using the invitation-only platform by providing several resources, including financial support and sponsorship matching assistance, the company recently announced. Social Media Today
Marketers Lack Skills Needed for Success, Scoring 36% on Digital IQ Test [Report]
58 percent of marketers failed to correctly answer social media marketing questions relating to LinkedIn, while some 33 percent incorrectly answered the questions regarding Instagram — two of several statistics of interest to digital marketers in newly-released survey data. Boot Camp Digital
Omnichannel in B2B sales: The new normal in a year that has been anything but
B2B buyers increasingly say that they want to communicate using a combination of in-person, remote, and eCommerce channels rather that a single communication channel, according to recently-released report data examining the role of omni-channel sales during the pandemic. McKinsey
ON THE LIGHTER SIDE:

A lighthearted look at “brands on social media” by Marketoonist Tom Fishburne — Marketoonist
The Buzzy, Chatty, Out-of-Control Rise of Clubhouse — Wired
TOPRANK MARKETING & CLIENTS IN THE NEWS:
- Lee Odden — B2B vs. B2C Influencer Marketing: The Single Biggest Difference — Webbiquity
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Thank you for joining us for the TopRank Marketing B2B marketing news, and we hope you’ll will return next Friday for more of the week’s most relevant B2B and digital marketing industry news. In the meantime, you can follow us at @toprank on Twitter for even more timely daily news.
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Le parole di Internet: Non-Fungible Token (NFT)
Se vi siete persi nei meandri delle complessità delle criptovalute, preparatevi a un altro mal di testa: sono arrivati i non-fungible token, e c’è gente che sborsa milioni per acquistarli.
Un’opera d’arte puramente digitale è stata infatti venduta all’asta da Christie’s per ben 69 milioni di dollari. Chi ha sborsato questa cifra non riceverà una stampa o altra versione concreta dell’opera, ma solo una sorta di gettone digitale che attesta che lui o lei è il proprietario dell’originale dell’opera, che resta perfettamente copiabile senza alcuna perdita di qualità, come qualunque altra creazione digitale. Questo gettone si chiama non-fungible token o NFT.
Il nome non aiuta certo a capire di cosa si tratti e come funzioni. In economia, un bene fungibile è qualcosa composto da unità facilmente intercambiabili. I soldi, per esempio, sono una risorsa fungibile: una banconota da 100 euro vale esattamente quanto tutte le altre banconote dello stesso tipo. È scambiabile per esempio con due banconote da 50 euro senza alcuna perdita di valore. Lo stesso vale per i bitcoin, per esempio.
Una risorsa non fungibile è l’esatto contrario: una risorsa che ha proprietà uniche che non consentono di intercambiarla con qualcos’altro. Un quadro come la Gioconda è una risorsa non fungibile: se ne possono fare riproduzioni, foto o stampe, ma l’originale resta uno e uno solo. Un gettone non fungibile è una sorta di certificato di proprietà che riguarda una risorsa materiale o immateriale: un file digitale o una scultura. Nel caso degli NFT, il certificato è garantito da una blockchain, ossia un registro pubblico digitale e distribuito, esattamente come avviene per le criptovalute.
Ma che senso ha pagare milioni di dollari per un file che tutti possono copiare perfettamente? La differenza fra un quadro e una fotografia di un quadro è evidente: la copia perde delle caratteristiche essenziali. Nel caso delle opere NFT, invece, le copie sono perfettamente identiche all’originale. Quindi dove sta il valore?
Per qualcuno il valore c’è: l’artista Grimes, per esempio, ha venduto opere per alcuni milioni di dollari. Gli NFT sono diventati un modo per sostenere economicamente gli artisti. Il fatto che il registro delle proprietà di questi NFT è pubblico consente agli artisti di tracciare gli scambi e di incassare una commissione su ogni compravendita delle proprie opere, mentre con i sistemi tradizionali capita spesso che l’artista non veda un soldo dopo la vendita iniziale e gli speculatori facciano invece fortuna.
Ma anche negli NFT c’è l’ondata speculativa: c’è chi trasforma in NFT qualunque cosa (gli sticker di Telegram e persino i tweet) sperando di monetizzarli. Se trova qualcuno che è disposto a comprare, nasce l’affare. Il compratore, a sua volta, è convinto di poter rivendere quell’NFT in futuro a un valore maggiore e quindi avere un guadagno.
Però rispetto alla proprietà tradizionale resta ben vistosa una differenza fondamentale: se sei proprietario di un quadro o di una scultura, la detieni e decidi tu a chi mostrarla e cosa farne. Se sei proprietario di un NFT, hai solo il diritto di vantarti di essere proprietario di un’opera (e in alcuni casi hai il diritto di copia), ma materialmente non hai in mano niente. Questo non ha impedito al mondo dei videogiochi, per esempio, di vendere risorse di gioco sotto forma di NFT: come Fortnite ha ben dimostrato, c’è tanta gente disposta a pagare pur di avere una skin.
Dureranno gli NFT? O sono soltanto l’ennesimo caso di speculazione a breve termine? Non c’è modo di saperlo. Di certo c’è gente che ci sta guadagnando somme enormi e altra gente che le sta spendendo, e come al solito sono pochi quelli che guadagnano e tanti quelli che ci perdono. Il gioco continuerà finché ci sarà gente che ci crederà.
Fonti: Christies, The Verge, Gizmodo, BBC.
Instagram per gli under 13? Facebook ci sta lavorando
Perché vietare i social network ai minori di 13 quando è possibile catturarli e tenerli incollati allo schermo di uno smartphone? Se lo sono chiesti in casa Facebook, evidentemente, nell’incontro in cui si è deciso che, complice anche la pandemia in corso e il maggior tempo trascorso in casa, di mettere in cantiere una versione di Instagram pensata proprio ai più piccoli, una sorta di YouTube Kids o Messenger for Kids, per restare in casa Facebook.
Samsung, la gamma Neo QLED 2021 certificati Gaming TV Performance
La Verband Deutscher Elektrotechniker (VDE), autorevole ente certificatore tedesco nel settore dell’ingegneria elettrica, ha conferito il “bollino” di “Gaming TV Performance” a quattro modelli della gamma di TV Neo QLED 2021 di Samsung per le loro prestazioni ritenute “rivoluzionarie”, in particolare a livelllo di input lag, inferiore a 10ms, e di HDR, con luminosità superiore a 1000 Nit.
Hackeressa a 8 anni per evitare le lezioni noiose
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| Esempio di hackeressa. |
BoingBoing segnala un thread su Twitter che descrive la tecnica astuta usata da una bambina di otto anni a Austin, in Texas per avere una giustificazione tecnica plausibile per non frequentare le lezioni online che non le piacevano.
Tutto inizia con un problema apparentemente normale: la bambina non riesce a collegarsi con Zoom per la lezione. La madre tenta di ricollegarla per oltre un’ora ma fallisce. Presume che si tratti di un malfunzionamento di Zoom.
Il giorno successivo avviene la stessa cosa: la bimba non riesce a ricollegarsi. La madre avvisa il docente.
Il terzo giorno il problema si ripresenta, con l’avviso di Zoom che la password è sbagliata. Madre e docente ci provano per un’ora, ma niente da fare.
Siamo al quarto giorno: madre e figlia vanno a casa di un’amica per provare la sua connessione a Internet. Tutto funziona, ma a un certo punto il collegamento a Zoom smette di funzionare ed è impossibile ricollegarsi. Si sospetta che l’account della bambina sia stato messo in lista nera.
Quinto giorno: vengono coinvolti i tecnici di Zoom, ma non riescono a risolvere il problema.
Sesto giorno: il docente ricrea tutta l’aula virtuale da zero. Tutti e trenta gli studenti devono aggiornare, ricollegarsi. Niente da fare.
Siamo a una settimana: il docente d’informatica viene a casa della bambina per provare a risolvere il malfunzionamento. Inutile.
A questo punto la madre abbandona i tentativi e inizia a fare lezione al posto degli insegnanti. La bambina non si lamenta.
Passano due settimane e la bimba va in visita a un’amica della madre. Da lì riesce a collegarsi e ricomincia a frequentare le lezioni per qualche tempo. L’amica nota che la bimba si scollega da Zoom e le chiede come mai l’ha fatto. La bimba, innocentemente, risponde che la connessione non stava funzionando bene e quindi stava uscendo per ricollegarsi, come si fa spesso.
L’amica, però, si insospettisce e tiene d’occhio la bambina di otto anni. Dopo un’ora di lezione, la bambina non ce la fa più e si scollega per ricollegarsi. Ed è qui che scatta la sua astuzia. Quando si ricollega, sbaglia intenzionalmente la propria password per una ventina di volte.
Infatti la bimba ha capito che se un utente tenta di collegarsi con la password sbagliata un numero sufficiente di volte, Zoom blocca ulteriori tentativi per un certo periodo di tempo. Più si tenta, più aumenta la durata di questo periodo.
Ma il messaggio d’errore che viene mostrato sullo schermo è “password sbagliata”, non un più esplicativo “Il tuo account è stato bloccato per troppi tentativi sbagliati di immettere la password”.
Mai sottovalutare l’ingegno di un utente sufficientemente motivato.
Why I’m speaking out against anti-Asian hate
Editor’s note: This week, we were deeply saddened by the shootings in Atlanta that left eight people dead, including six women of Asian descent. Google is a proud supporter of the Asian American and Pacific Islander community, and we stand with them in the fight against hatred. In this post, Eva Tsai, Director, Marketing Analytics and Operations, shares her personal experiences and reflections on racism and discrimination as an Asian American.
When a stranger asks you where you’re from, the question is often not as simple as it seems. As an Asian American, when someone asks me that question, I run through a quick mental calculation to figure out what they really mean.
Some people just use it as an innocuous way to start a conversation. Others, however, have an underlying assumption: To them, someone like me can never truly be an American. They’re really asking, “Which foreign country are you really from?”
Years ago, in the Houston airport, a white man in a suit decided to single me out. I was the only Asian person in sight. “Where are you from?” he shouted across the packed airport train car. I had just finished a grueling week of business travel and meetings, and I just wanted to be left alone. Despite my silence, the man continued asking the question, with increasing exasperation. Soon, he started to cycle through different Asian languages, intertwined with increasingly loud and slow English, assuming I was a foreigner. “Are you Chinese, Korean, Japanese, Vietnamese … what are you?” he asked.
The tension in the air was palpable, until someone else spoke up. “How about American?” a white woman with purple hair yelled. “She is American, period!” Her answer stunned the man into silence. A stranger’s curiosity to know the origin of my Asianness does not trump my privacy. And everyone should be able to feel like they belong, instead of feeling “othered” by questions like that.
Outrunning and dismissing injustice is no longer an option.
Microaggressions like this contradict the long-held idea of the American dream: If you work hard enough, you will overcome any obstacles. For a while, I tried to outrun those microaggressions. (I once laughed off the “where are you from?” question by joking I was from Bulgaria, even though I don’t speak a word of Bulgarian.) I focused on achieving my version of the American dream and buried those incidents deep, wishfully thinking they would eventually fade away without a trace.
But they didn’t.
Two years ago, in an attempt to push myself outside of my comfort zone, I attended a meditation retreat, alone among hundreds of strangers. During group discussions, the topic of racial justice came up — and I was unsure how to respond. What am I as an Asian American? In the reductive narrative of the haves and the have nots, Asian Americans are not the oppressors. But are we the oppressed? Talking about the microaggressions I have experienced seemed self-indulgent; they don’t compare to the blatant injustices Black people have endured.
I continued to harbor my conflicted feelings until later that year, at a Google Asian Women Leadership Summit, when another attendee articulated the struggles I had been going through. “A cut is a cut. Each trauma is unique,” she said. “For Asian Americans, it’s death by a thousand cuts.” That explanation confirmed the baggage I have carried, despite my attempts to minimize it. Surrounded by people with similar lived experiences and mental baggage, I felt liberated.
Unfortunately, for Asian Americans, “death by a thousand cuts” has recently escalated to “death by assaults,” with the sudden spike in racist and xenophobic violence across the United States. The injustice has always been there, but increasingly, it is shifting from covert actions like “where are you really from?” to overt violence. As I see the rise in horrific attacks, I realize it’s time I confront the feelings I’ve repressed.
I never thanked the woman who called out the aggressor who questioned my right of belonging in the Houston airport. Her act of kindness, however, has inspired me to pay it forward. Outrunning and dismissing injustice is no longer an option.
Photo: Getty Images















