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Google for Startups Sales Academy boosts Florida businesses
As a native Floridian — born, raised and currently building a business in West Palm Beach — I see the Sunshine State as a place bursting with possibilities. So many people want to be here, so why leave? As more entrepreneurs and investors relocate from traditional tech hubs to emerging startup ecosystems, Florida — with our tropical climate, diverse population and lack of state income tax — has suddenly become a business hotspot. While Florida’s tech industry isn’t as established as San Francisco or New York, Miami startups raised close to $1 billion in venture funding in 2020 alone — and shows no signs of slowing post-pandemic.
Although it was not always the case, there is now a great deal of support for entrepreneurs in my hometown and in my county. The first grant I ever received opened many doors for my company, and in turn I am doing the same for other small business owners.
Born out of my own losses, failures and successes, my company, The Leadership Haven Resource Center, has provided leadership and business development training in Florida and beyond for more than five years. To date, we’ve helped hundreds of small business owners develop leadership skills rooted in what I call the ABCDs: accountability, balance, consistency and determination.
One of the top challenges I hear from the entrepreneurs I work with — and have experienced myself — is how difficult it can be to acquire new customers and partners when you’re getting started. So I was thrilled to learn about Google for Startups Sales Academy in Florida, a seven-week program designed to equip founders with critical sales skills that they can use to drive business success. This fall, I joined 11 other founders from across the state for a series of weekly virtual lessons on customer growth and revenue topics facilitated by Google mentors and subject matter experts. The classes were based on Google for Startups’ signature “THRIVE” sales strategy, including how to ask better questions, how to handle objections and how to expand relationships and trust over time.
When the Sales Academy kicked off, I was in the midst of planning my company’s annual Reignite Florida Small Business Leadership Summit, I set a goal to learn ways to engage and connect with prospective partners for the summit, without giving in to my fears before I started. When I rolled out early bird ticket sales after the Google for Startups mentorship, I started selling out almost immediately, largely because I felt more assertive going into these conversations. To date, I have secured more than seven partners by using the skills I learned through Sales Academy.
As a coach and a consultant, it has been my job to help founders and entrepreneurs realize their full potential. Many business owners are used to seeing things and doing things one way, so I assist organizations and corporations with not just seeing the big picture but switching canvases and starting a whole new picture. Google for Startups Sales Academy turned on that switch for me and my business by helping me gain the skills I needed to achieve my own mission. Looking ahead to 2022, I hope to use these new tactics to secure a brick-and-mortar office to host workshops and to travel to different states beyond Florida to do what I love.
Sales Academy also inspired me to make a promise to myself: to never allow anyone to make me feel like an employee ever again. I am an investor, and a contributor, and tools like my newfound confidence ensure that I never allow anyone to diminish my gifts. Five years after deciding to dedicate 100% of my time to growing my business, I am starting to see all that me and my company can be.
Comunicazione di servizio: persi tutti i commenti di Pgc, commentatore storico del Disinformatico
Ultimo aggiornamento: 2021/12/02 9:00.
Se avete notato che sono scomparsi tutti i commenti di Pgc, uno dei commentatori più assidui di questo blog, e che quindi molti bei thread di discussione sono diventati quasi incomprensibili, non siete i soli.
Non sono stato io in un momento di pazzia: Pgc ha cancellato il proprio account per crearne un altro dopo che Disqus gli ha iniziato a dire erroneamente che era bloccato da me.
Il messaggio esatto di Disqus che gli arrivava era “Non è stato possibile pubblicare il tuo commento perché disinformatico ha bloccato il tuo account.”
Questo è lo screenshot che mi ha mandato. Ironicamente, Disqus gli mostrava questo messaggio di apparente blocco proprio su un commento nel quale diceva di non aver mai avuto ban o blocchi nonostante le nostre divergenze di opinioni.
Ho ricontrollato: l’account pgc era a posto, non era bloccato e anzi era classificato come “High rep(utation)”.
A tutto questo si è aggiunto il problema che la sua mail registrata sul vecchio account era irraggiungibile e quindi non c’era modo quindi di cambiare nulla nel profilo Disqus.
Purtroppo Disqus non avvisa chiaramente che l’eliminazione dell’account elimina anche tutti i messaggi pubblicati.
Secondo Disqus non c’è modo di ripristinare un account una volta che è stato eliminato. Io ricevo via mail copia di tutti i commenti, per cui ho in archivio tutti i commenti di Pgc ora scomparsi, ma reinserirli è praticamente impossibile.
Sono in contatto con Pgc, che dice che probabilmente tornerà con un nuovo account identico al precedente [aggiornamento: è tornato].
Se avete idee su cosa fare, i commenti sono a vostra disposizione. Sempre che Disqus si comporti bene.
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Fortnite fa prove tecniche di metaverso? Quasi
Oltre a Facebook/Meta, anche Epic Games, la società che ha creato Fortnite, ha ambizioni di creare un metaverso, e sta muovendo i primi passi in questo senso, aggiungendo alla normale modalità di gioco anche i Fortnite Party Worlds, o Mondi in festa in italiano: delle mappe nelle quali non si combatte ma si incontrano gli amici e si fanno mini-giochi.
Le prime due mappe sono disponibili subito: Walnut World (Noceto Faceto) creato da fivewalnut (codice 9705-9549-4193), che è una sorta di parco di divertimenti virtuale, e Late Night Lounge (Salotto Nottambulo) creato da TreyJTH (codice 8868-0043-1912). I Party World non sono collegati ad altre isole e sono una evoluzione del Party Royale, dove non ci sono armi e costruzioni ma ci sono veicoli da pilotare, trampolini, cinema olografici e altri spazi interattivi in cui divertirsi.
Chiunque può creare un Party World: basta usare il tag Party World per l’isola e inviarla a Epic Games, rispettando le linee guida molto dettagliate, che partono dal principio di “creare luoghi in cui passare del tempo e divertirsi con gli amici”. Questi Mondi in festa “non devono essere luoghi minacciosi” e “non devono essere incentrati sui danni o sul combattimento” ma “devono dare la priorità all’espressione creativa tramite emote, spray, cambio di costumi e altre meccaniche simili” per “incoraggiare l’interazione sociale, dando alle persone un modo per fare nuove amicizie o interagire in nuovi modi con i vecchi amici.”
La scelta di creare luoghi virtuali nei quali spostarsi con il proprio avatar e interagire con altri utenti attraverso i loro avatar, senza una finalità preimpostata ma semplicemente per socializzare, richiama molto alcuni dei concetti di base del Metaverso proposto di recente da Mark Zuckerberg, ma si tratta solo di una sua fase molto iniziale: manca infatti la portabilità, ossia la possibilità di usare anche altrove le risorse virtuali acquisite o acquistate.
Intanto, però, la popolarità di questi spazi comincia a farsi notare, anche in termini economici: anche se Fortnite è nato come gioco di combattimento, il più grande evento avvenuto su questa piattaforma è stato un concerto virtuale di Travis Scott, tenutosi ad aprile 2020, che ha radunato ben 12,3 milioni di giocatori simultanei, battendo il record precedente di 10,7 milioni di partecipanti del concerto di Marshmello del 2019. Il gioco diventa insomma un enorme stadio virtuale nel quale esibirsi e, inevitabilmente, vendere canzoni e prodotti. Staremo a vedere.
Antibufala: arrivano i robot viventi, e sanno riprodursi da soli! Ma niente panico
Un gruppo di ricercatori dell’Università del Vermont, della Harvard University e della Tufts University ha pubblicato una ricerca, intitolata Kinematic self-replication in reconfigurable organisms, che è stata presentata come la creazione dei primi robot viventi capaci di riprodursi. E per di più la riproduzione avviene in una maniera che non ha precedenti.
Non si tratta di oggetti di metallo e silicio, ma di macchine biologiche: gruppi di circa 3000 cellule staminali di rana modificate e “programmabili” nel senso che i loro comportamenti elementari possono essere decisi impostando la loro forma. Niente Tre Leggi della Robotica, per ora.
La parte più interessante è la loro tecnica di riproduzione: questi xenobot raccattano le cellule staminali che trovano in giro e le radunano in ammassi. Quando questi ammassi raggiungono un numero di cellule sufficiente, diventano nuovi robot biologici.
La cosa curiosa è che la forma ideale di questi robot autoreplicanti è quella di Pac-Man, per cui i robot “genitori” raccattano nella propria “bocca” le cellule staminali, le aggregano e poi rilasciano dei “neonati” che hanno il loro stesso aspetto e si muovono nello stesso modo. E questi neonati sono capaci, a loro volta, di fare la stessa cosa.
Per ora è prestissimo per parlare di applicazioni pratiche e la notizia è stata un po’ gonfiata giornalisticamente, per cui non ci si deve aspettare la conquista del mondo da parte di orde di rane robot: l’aspetto più interessante è invece che l’osservazione concreta di questo modo ignoto di riprodursi apre nuove ipotesi sulla storia dell’evoluzione della vita sulla Terra, che potrebbe aver preso inizio usando appunto questa tecnica di aggregazione spontanea.
Fonti aggiuntive: The Register, Gizmodo.
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Synthesia, video di attori sintetici dicono quello che volete grazie all’intelligenza artificiale
Provate a cliccare su questo link.
La voce che avete sentito non è quella di una speaker professionista: è una voce sintetica. È già un risultato notevole, ma di sistemi di sintesi vocale realistici quasi indistinguibili dalle voci umane ce ne sono tanti.
Però questo, realizzato dalla società britannica Synthesia, è un po’ speciale. Infatti oltre alla voce c’è anche un video, altrettanto sintetico, nel quale l’attrice virtuale recita le parole con movimenti labiali corrispondenti al testo.
Piccolo test di Synthesia https://t.co/S4GwP65VrX #productivity #video
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 2, 2021
Se non fosse per quell’intonazione decisamente robotica del finale, vi sareste accorti della finzione?
L’idea dell’azienda britannica è molto semplice e anche un po’ inquietante per chiunque faccia lo speaker professionista: offrire un modo rapido ed economico per aggiungere al proprio sito dei video professionali in cui delle persone danno istruzioni o forniscono informazioni. Non occorre incaricare un’agenzia, trovare gli attori che parlino correttamente le varie lingue, attivare uno studio e registrare gli attori, con tutti i tempi e i costi che ne derivano.
Il procedimento è estremamente semplice e flessibile, e può essere provato gratuitamente. Si va al sito, Synthesia.io, si clicca su Create a free AI video, si immette il testo (in una qualsiasi di oltre 40 lingue, riconosciute automaticamente, con un limite massimo di 200 caratteri) e poi si clicca su Continue.
Nel giro di pochi minuti, durante i quali il testo che avete immesso viene vagliato per verificare che non sia offensivo o inadatto, secondo le regole etiche del servizio, il video è pronto per l’uso.
La versione a pagamento è molto più flessibile, con un ampio assortimento di attori virtuali maschili e femminili e molte opzioni di personalizzazione dei formati e dei contenuti, con sfondi su misura e integrazione di presentazioni PowerPoint. Si possono anche creare avatar personalizzati. Ê una sorta di deepfake commerciale, ma con alcune restrizioni: l’azienda non crea video simulati di persone senza la loro autorizzazione esplicita. Altrimenti sarebbe troppo facile prendere una celebrità o un politico e fargli dire qualunque sconcezza con un labiale molto credibile.
La rapidità di esecuzione e i prezzi (30 dollari al mese per dieci video nell’account base) sono impossibili da eguagliare con degli speaker reali.
Se non fosse per la gestualità limitata e per qualche papera occasionale nell’intonazione o nella sintesi di alcune parole, probabilmente molti attori che campano grazie ai video di comunicazione aziendale sarebbero angosciati di restare disoccupati. Probabilmente questo servizio toglierà loro una parte del lavoro, ma resterà quella più complessa e personalizzata. Nessuno di questi attori virtuali, per ora, può infatti interagire con un prodotto da promuovere o da dimostrare.
La strada per arrivare agli avatar umani indistinguibili dalla realtà è ancora lunga, ma dobbiamo cominciare a chiederci se quell’uomo o quella donna che ci stanno facendo un tutorial perfetto online sono reali o simulati, e allenarci a riconoscere gli indizi che rivelano la sintesi.
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