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LIVE il 24/11: “Le auto elettriche rovineranno il mondo!” e altre bufale della mobilità elettrica
Sono stato invitato dall’azienda italiana Silla Industries a una live su YouTube sul tema della mobilità elettrica e dei miti che la circondano. L’appuntamento è per le 21 (ora italiana), in diretta, a questo link (o nell’embed qui sotto): Alberto Stecca, amministratore delegato di Silla, prenderà le vostre domande dalla chat di YouTube. Vi aspetto.
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A Chilean startup helps newsrooms grow their audiences
Editor’s note from Ludovic Blecher, Head of Google News Initiative Innovation: The GNI Innovation Challengeprogram is designed to stimulate forward-thinking ideas for the news industry. The story below by Miguel Paz, CEO and Founder of Reveniu, is part of an innovator seriessharing inspiring stories and learnings from funded projects.
“Do you believe me now?” is my favorite question. It’s the one I ask news organizations after they launch recurring payment programs for their audiences using Reveniu. When we look at the numbers from their first month using our tools, they see their revenues have doubled or sometimes even increased up to five times what they expected. These kinds of results drive our team’s work.
And it’s personal for me. As a former journalist and newsroom editor, I know how difficult it can be to develop technical solutions. When you are a small organization focused on producing good journalism, you don’t have the time or resources to develop advanced tools or platforms to drive audience revenue. I learned this firsthand when my last newsroom tried to develop a membership platform. We were discouraged by the sheer amount of work required — writing code, setting up payment gateways, fixing bugs, the list went on.
So I decided to build and launch Reveniu, a 5-minute-setup subscriptions and membership management platform for news organizations and small businesses with little to no tech experience or support. These businesses now have an easy-to-use platform with 24/7 support, including growth advice. These are the kinds of tools that would have helped me when I was in the newsroom myself.
The Google News Initiative’s support was crucial to jumpstart our work. The financial support we received from the Innovation Challenge, plus the help from the Global Partnerships team at Google Chile, gave our startup the necessary runway to conduct audience research for news organizations and overall research for product development. Since our launch, we’ve grown by an average of 20% month over month and raised over $300,000 in pre-seed money from venture capital funds and local angel investors. And our Software-as-a-Service is the one most widely used by newsrooms, newsletters and podcasts in Chile, a country with over 19 million people — and it’s having a concrete impact.
For example, Interferencia.cl now manages over 4,000 subscribers through Reveniu, representing an important part of their revenue stream. “El Semanal,” the country’s most influential business and finance newsletter, launched using Reveniu and has grown its subscription base three times beyond its original goals. The award-winning investigative reporter Alejandra Matus has funded the monthly operations for her website using Reveniu and was able to launch La Neta, which is partly funded by supporters paying through our platform. National broadcaster and podcaster Paula Molina and the podcast Relato Nacional are also growing their audience bases using our tools without having to spend any money upfront.
At Reveniu, our goal is to help our customers build audiences and focus on delivering high-quality journalism, without worrying about cost. And as we expand to more Latin American countries in 2022, we look forward to supporting even more news creators and helping them grow their businesses.
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No, gli utenti Tesla non sono rimasti chiusi fuori dalle proprie auto per via di un crash dei server dell’azienda
Molti giornali e siti hanno pubblicato la notizia di un guasto informatico che avrebbe appiedato gli utenti di auto elettriche Tesla, chiudendoli fuori dalle proprie automobili. No.
Semplicemente, ha smesso di funzionare per alcune ore il controllo remoto tramite app. Chi aveva con sé la chiave (telecomando come quello nella foto oppure tessera) ha potuto continuare a usare la propria Tesla. Lo so perché durante il guasto dei server di Tesla, avvenuto intorno alle 21:40 GMT, ero in giro con la mia e non mi sono nemmeno accorto del guasto. L’ho chiusa, aperta e avviata tranquillamente usando il telecomando apposito.
Ma l’idea degli utenti appiedati a causa delle loro auto troppo tecnologiche era giornalisticamente troppo ghiotta. Per esempio, BleepingComputer ha titolato “Tesla owners unable to unlock cars due to server errors” (poi ha corretto premettendo “Some”). Poi l’articolo stesso spiegava come stavano realmente le cose: “However, users can still unlock their cars using their phones over Bluetooth, via key card, or via key fobs.”
Anche la BBC ha titolato in modo ingannevole “Tesla drivers left unable to start their cars after outage”. Una volta tanto, Repubblica ha invece tweetato correttamente: “Tesla, interruzione sul server: molte auto del marchio non si avviano con la app in diversi paesi del mondo. Musk: “Ora ok, faremo controlli””.
In sostanza, le auto di Tesla non hanno una chiave propriamente detta: non hanno un oggetto metallico sagomato da infilare in una serratura. Come molte altre marche, hanno una chiusura elettronica che può essere comandata in molti modi.
Per esempio, può essere azionata usando un telecomando (keyfob) oppure una tessera (keycard), che funziona comunicando direttamente con l’auto via radio se si è vicini al veicolo. Se il dispositivo è dentro l’auto, consente di guidarla (non c’è una chiave di avviamento da inserire in un blocco a serratura). Il teleomando e la tessera funzionano anche senza Internet e senza copertura cellulare.
Un altro modo per aprire, chiudere e avviare una Tesla è l’app, da installare su uno smartphone. Se si è vicini all’auto, l’app comunica direttamente con essa via Bluetooth, senza aver bisogno di Internet.
L’unico caso in cui un guasto ai server di Tesla impedisce l’uso dell’auto è se l’utente ha con sé soltanto il telefonino e vuole comandare l’auto da remoto (per esempio aprirla o accendere il riscaldamento o l’aria condizionata). Andare in giro in auto contando su un’app e lasciando a casa il telecomando o la tessera è una totale sconsideratezza. Con qualunque marca di auto.
Fonte aggiuntiva: Electrek.
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Antibufala: Tutti i green pass italiani sono su eMule! Spoiler: no
Vedo che si parla molto della scoperta di numerosi green pass italiani su eMule; è partita un’indagine d’urgenza del Garante Privacy italiano.
Matteo Flora e Bufale.net hanno già fatto egregiamente il punto della situazione, per cui non mi dilungo, ma in estrema sintesi: lo scenario più plausibile, al momento attuale, è che molto banalmente molti utenti di eMule hanno scaricato il proprio certificato Covid e lo hanno lasciato nella cartella Downloads… che è quella che hanno messo in condivisione col mondo in eMule.
Per cui qualcuno ha semplicemente cercato il nome standard dei file dei certificati Covid e ne ha fatto incetta.
Amici nostalgici del Mulo, a meno che non vogliate fornire un illecito servizio, spostate dalla cartella Downloads di #eMule il #GreenPass vostro e dei familiari. Archivi .zip/.rar e file .pdf online del #DGC a valanghe. pic.twitter.com/lWntDw7nkt
— N_{Dario Fadda} (@nuke86) November 7, 2021
Non c’è nulla, al momento, che faccia pensare a una violazione dei sistemi informatici che generano i “green pass”.
Certo che bisogna essere dei Veri Geni per
a) usare ancora eMule
b) settarlo per accedere alla cartella Downloads generica
c) salvare il proprio certificato Covid nella cartella Downloads…
… e poi indignarsi perché su eMule si trovano certificati Covid.
Prima che salti fuori il Solito Polemista che dice che lui usa eMule da anni e non gli è mai successo niente, vorrei ricordare che esiste Shareaza LE, una versione di Shareaza usata per il monitoraggio dei circuiti peer-to-peer, dove LE sta per Law Enforcement. Se usate eMule e simili, siete sorvegliati. Se scaricate o condividete (anche per errore) qualunque cosa il cui checksum sia nelle liste di contenuti proibiti gestite dalle agenzie governative di lotta al crimine, verrete identificati in men che non si dica.
Lo so perché ho avuto modo, pochi mesi fa, di vedere concretamente come funziona Shareaza LE e tutto il sistema internazionale di segnalazione per lavoro. Posso solo dire che è stato molto interessante. Linko un paio di esempi statunitensi (uno; due), ma i princìpi tecnici valgono anche in Europa.
Poi non dite che non vi ho avvisato.
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L’articolo AIPB. Forum del Private Banking il 24 novembre online scritto da Paolo Brambilla proviene da Assodigitale.













