Huawei, in arrivo aggiornamenti importanti per le app Petal
Facebook pronto a eludere le tariffe Apple su transazioni in-app
Tanti auguri Alexa! L’assistente vocale compie tre anni in Italia
Garante, ok a linee guida su App IO. Sì a promozioni vaccino
droidcon 2021, evento all-digital l’11 e il 12 novembre
Xiaomi Pad 5, è lui il miglior tablet Android sotto i 400 euro? La recensione
Il generale Francesco Paolo Figliuolo riceve il premio Gran Paladino della Memoria
Insieme al premio Gran Paladino della Memoria sono stati assegnati nell’evento di Palazzo Cusani, a Milano, anche 18 premi ad altrettanti “Paladini della Memoria” Un riconoscimento milanese per il generale…
L’articolo Il generale Francesco Paolo Figliuolo riceve il premio Gran Paladino della Memoria scritto da Paolo Brambilla proviene da Assodigitale.
Webidoo store: il primo tech experience store in Europa apre a Milano
APERTURA AL PUBBLICO: 6 novembre, via Amerigo Vespucci 12 Webidoo, azienda italiana specializzata nella promozione della digital transformation, annuncia il lancio di webidoo store, il primo tech experience store in…
L’articolo Webidoo store: il primo tech experience store in Europa apre a Milano scritto da YOUR_DIGITAL_VOICE! proviene da Assodigitale.
AL VIA “BLOCKCHAIN FORUM ITALIA – 2021”
Giovedì 11 novembre la 4° edizione di nuovo in presenza con esperti italiani e internazionali riuniti presso Hangar21 a Milano per discutere sui temi al centro del dibattito sul mondo…
L’articolo AL VIA “BLOCKCHAIN FORUM ITALIA – 2021” scritto da YOUR_DIGITAL_VOICE! proviene da Assodigitale.
lugano Giornata Digitale 2021
Mercoledì 10 novembre Lugano Living Lab, il laboratorio urbano della Città di Lugano nato in partenariato con USI-Università della Svizzera italiana, organizzerà la terza Giornata digitale di Lugano, proponendo conferenze,…
L’articolo lugano Giornata Digitale 2021 scritto da YOUR_DIGITAL_VOICE! proviene da Assodigitale.
Web Summit 21: Huawei annuncia la conferenza degli sviluppatori
Call of Duty: Vanguard da oggi è disponibile in tutto il mondo
Podcast del Disinformatico RSI 2021/11/05: Febbre da metaverso
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto). Questa è la versione Story, dedicata all’approfondimento di un singolo argomento.
I podcast del Disinformatico di Rete Tre sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.
Se vi interessano il testo e i link alle fonti della storia di oggi, sono qui sotto. Buon ascolto!
—
[CLIP: (in sottofondo) Vento e rumori di una città deserta]
Qui una volta, neanche tanto tempo fa, viveva tanta gente. Le strade erano piene di vita, c’erano negozi, luoghi d’incontro, milioni di cittadini, un’economia fiorente e in crescita, un artigianato creativo e originale. Gli esperti dicevano che questa sarebbe stata la comunità del futuro, con nuove leggi e nuove forme di cultura e socialità.
Oggi c’è il deserto: la popolazione è crollata, nei negozi non c’è più quasi nessuno e le ambasciate aperte con entusiasmo e milioni di dollari pochi anni fa sono deserte.
Questa è la storia di Second Life, la comunità virtuale che molti commentatori, in questi giorni, citano come modello e monito a proposito del Metaverso, la nuova esperienza virtuale di Internet proposta da Mark Zuckerberg, e di come il suo fallimento e i suoi errori possono illuminare la strada verso il futuro immersivo descritto dal fondatore di Facebook.
—
È il 23 giugno 2003: Philip Rosedale della Linden Labs pubblica Second Life, un’applicazione che consente agli utenti Windows, Mac e Linux di creare un simulacro digitale di se stessi, un avatar, e di muoverlo in un mondo virtuale tridimensionale, interagendo con altri utenti, tramite la voce e i gesti, per socializzare e partecipare ad attività di gruppo, costruire ambienti, fabbricare oggetti virtuali, comprarli e venderli. Second Life ha una moneta, il Linden Dollar. Non è un gioco: non c’è un obiettivo o un traguardo da raggiungere. Second Life è un luogo, dove sono gli utenti a decidere cosa succede e ognuno può scegliere di avere l’aspetto che preferisce.
È una rivoluzione: gli utenti arrivano a frotte e non si parla d’altro. I giornali generalisti descrivono Second Life esaltandone le immense opportunità economiche. Nel 2005 Linden Labs dichiara che l’economia di Second Life ha generato tre milioni e mezzo di dollari in un solo mese. Nel 2006 il PIL di Second Life sale a 64 milioni. In Second Life si tengono concerti e conferenze, compreso il World Economic Forum di Davos, le imprese acquistano spazi virtuali pagandoli fior di quattrini, i governi aprono consolati per fornire informazioni e servizi. Nel 2007 anche il ministro italiano delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, apre uno spazio su Second Life per il proprio movimento politico.
Ma proprio nel 2007 cominciano ad arrivare le stroncature. Second Life risulta lento e macchinoso da usare, la grafica è rudimentale e richiede computer potenti e una connessione veloce a Internet; ma soprattutto gli oltre otto milioni di utenti vantati da Second Life sono in realtà tutti coloro che si sono iscritti gratuitamente, sono entrati una volta sola e non si sono più ripresentati. Secondo i dati di Forrester Research, anche nei momenti di punta non ci sono mai più di 30-40.000 utenti collegati attivi. I negozi virtuali delle aziende sono deserti. Subentra un certo imbarazzo, perché uno degli oggetti più commerciati su Second Life è costituito dai genitali (che si devono comperare a parte). La bolla scoppia.
Oggi Second Life esiste ancora. Dichiara circa 900.000 utenti attivi: niente, rispetto ai tre miliardi di Facebook e alle centinaia di milioni di tanti altri social network e mondi virtuali più recenti, come Roblox o Minecraft. I suoi Linden Dollar, che una volta si scambiavano alla pari con il dollaro statunitense, sono quasi carta straccia: nel 2020 il tasso di cambio era 320 Linden Dollar per un solo dollaro americano. La grafica è migliorata, i computer odierni hanno tutti una potenza di calcolo più che sufficiente e le connessioni Internet veloci sono ovunque.
Ma resta un problema di fondo: esattamente a che cosa serve Second Life?
[CLIP: Zuckerberg presenta il Metaverso]
Se tutto questo vi sembra molto familiare, è normale. Il Metaverso proposto a ottobre 2021 da Mark Zuckerberg con enorme visibilità mediatica è, sotto molti punti di vista, una riedizione delle idee di Second Life, ma con una tecnologia decisamente superiore e un’ideologia molto chiara sin da subito, che si riassume in due parole: soldi e dati.
A differenza di Second Life e di molti altri mondi virtuali, il Metaverso di oggi non è limitato a qualcosa che abbiamo davanti a noi sullo schermo e che comandiamo toccando dei tasti: può essere usato anche in questo modo, ma si estende anche alla realtà virtuale e alla realtà aumentata. Non c’è un “dentro” e un “fuori”, una linea netta di confine: si può entrare nel Metaverso in maniera graduale.
Il livello più semplice è ancora basato sullo schermo tradizionale: Microsoft, per esempio, ha annunciato che offrirà gli avatar in Teams. Potremo quindi partecipare a una videoconferenza su Teams presentandoci con un’immagine animata tridimensionale, che duplicherà i nostri gesti e le nostre espressioni, al posto della nostra immagine video spettinata, struccata, sonnolenta e male illuminata. Per chiunque abbia difficoltà o disagi nel presentare il proprio aspetto o la propria identità, questo può essere un miglioramento sociale notevolissimo. Questo livello non richiede occhiali speciali, visori per realtà virtuale o altri accessori: basta una normale telecamera.
Chi invece ha questi accessori può vivere il Metaverso in maniera molto più immersiva. Gli occhiali per realtà aumentata promettono di mostrare oggetti o persone virtuali integrati direttamente – perlomeno a livello visivo — nel mondo reale. Vedere famiglia e amici lontani come se fossero seduti nel nostro soggiorno è sicuramente allettante. E naturalmente i pubblicitari hanno già l’acquolina in bocca al pensiero di assalire i nostri sensi con spot virtuali animati che sbucano dai muri per convincerci a comperare nuovi prodotti e servizi.
Con i visori per la realtà virtuale, quelli che coprono tutto il campo visivo con immagini tridimensionali, tutto quello che vediamo intorno a noi è creato digitalmente e quindi è manipolabile in mille modi. Possiamo presentarci con avatar tridimensionali, andare virtualmente a eventi o concerti con la sensazione visiva di essere in mezzo al pubblico o addirittura sul palco, esplorare in tutta sicurezza luoghi inaccessibili, accogliere gli amici in una casa virtuale lussuosa e sempre magicamente pulita e in ordine. Questa è la forma più ricca del Metaverso, che però non è solo realtà virtuale: il Metaverso è una tecnologia ben più ampia e abilitante.
Molte aziende qui fiutano l’odore dei soldi: quegli avatar andranno vestiti in qualche modo, e quindi si potranno vendere indumenti virtuali, esattamente come oggi si comprano a caro prezzo skin e altri accessori in giochi come Fortnite o Call of Duty. Quei concerti e quei luoghi virtuali avranno un biglietto d’ingresso. Quelle ville virtuali dovranno essere progettate e costruite da qualcuno, e sarà socialmente necessario che siano personalizzate, naturalmente a pagamento, perché sarà considerato imbarazzante presentarsi con una casa standard, un po’ come nel libro Snow Crash di Neal Stephenson, lo scrittore che ha coniato il termine “metaverso”, i poveri hanno accesso a questo ambiente virtuale tramite terminali pubblici che li visualizzano in bianco e nero, aprendoli alla derisione degli altri.
Questi comportamenti sociali, però, non sono fantascienza: già oggi in Fortnite i giocatori deridono e bullizzano gli altri utenti che non comprano skin personalizzate per i propri avatar e si presentano con l’aspetto standard, esattamente come si viene a volte sbeffeggiati e umiliati perché ci si presenta a scuola o in ufficio con le scarpe o i vestiti dell’anno scorso.
Le imprese hanno così già la salivazione accelerata: ci saranno da vendere tanti oggetti virtuali e anche oggetti reali per poter fruire di quelli virtuali. Per sfoggiare la skin del proprio avatar all’ultima moda bisognerà infatti avere un casco per realtà virtuale di nuova generazione e serviranno connessioni mobili, probabilmente 5G, sempre più veloci.
L’interesse commerciale, però, non è solo direttamente monetario: l’uso del Metaverso, specialmente tramite occhiali per realtà aumentata e visori per realtà virtuale ma anche con semplici telecamere che ci riprendono, regala alle aziende montagne di dati biometrici e fisiologici altrimenti inaccessibili e immensamente monetizzabili.
Cose come il modo in cui ci muoviamo, in che direzione guardiamo, come parliamo, come respiriamo, che espressioni facciamo, se abbiamo messo su qualche chilo di troppo e dove, quanto movimento fisico facciamo: dati estremamente personali, usabili sia per diagnosticare lo stato di salute di miliardi di persone, con ovvie conseguenze per la privacy, sia per personalizzare ancora di più le offerte pubblicitarie. “Abbiamo notato che sorridi di meno ultimamente. Ti serve un antidepressivo? Vuoi vedere un film comico? Ti interessa un sito di incontri?”
Il metaverso e gli avatar pongono anche delle nuove sfide sul fronte della sicurezza informatica. Oggi siamo purtroppo abituati al ransomware che blocca i dati aziendali e chiede un riscatto per sbloccarli; nel metaverso arriveranno, inevitabilmente, anche i criminali informatici con forme di attacco su misura per questo ambiente. Non è difficile immaginare un ransomware che toglie i vestiti al nostro avatar e chiede soldi per non farci andare in giro nel metaverso nudi o farci partecipare a una videoconferenza serissima conciati come Pennywise, il pagliaccio assassino di It.
Per le imprese, insomma, anche stavolta i motivi di lucro per interessarsi al metaverso non mancano, e questo spiega il fragore mediatico dell’annuncio di Mark Zuckerberg. Rispetto ai tentativi passati, come Second Life, è cambiata però un’idea fondamentale: il metaverso oggi viene proposto come un’esperienza fluida e continua, che ingloba tutto e non ha barriere. In Second Life bisognava entrare e quello che si creava restava lì, sui computer di una specifica azienda; nel metaverso prossimo venturo, invece, gli avatar, gli oggetti e gli indumenti creati saranno esportabili e usabili ovunque, grazie a standard aperti. O almeno così ci viene promesso: ci sono ancora parecchi ostacoli tecnici ed economici notevoli da superare.
Nel frattempo resta senza risposta una domanda, che è la stessa che mise in crisi Second Life: esattamente a cosa serve il Metaverso? A parte fare soldi per le aziende, intendo. Manca, per ora, la cosiddetta killer app del Metaverso: quell’applicazione i cui pregi sono così evidenti e irresistibili da spingere tanti ad acquisire gli strumenti necessari per poterla usare. In passato abbiamo avuto killer app come VisiCalc e WordStar, un foglio di calcolo e un programma di scrittura testi che fecero esplodere il mercato dei personal computer, o Video Toaster sugli Amiga, o ancora Excel e poi Microsoft Office per il mondo Windows.
È impossibile prevedere quale sarà questa killer app. Specialmente in informatica, cercare di prevedere il futuro è come guidare a fari spenti lungo una stradina di campagna guardando nello specchietto retrovisore. E quindi questa è un’altra storia.
Fonti aggiuntive: Money Crashers, QRCA Views, Wikipedia, Engadget.
“Green pass” falsi in vendita tramite il sistema italiano, dice il venditore
Su un noto forum di hacking è comparsa un’offerta di “green pass” falsi che sarebbero prodotti usando un accesso a un sistema italiano, identificato nelle schermate come “Cartella Sole” (wssole.regione.progetto-sole.it) dell’Emilia-Romagna.
L’offerta è scritta in inglese maccheronico e in italiano quasi completamente corretto ma non idiomatico.
Lascio in chiaro l’indirizzo di mail del sedicente venditore perché tanto l’offerta è facilmente reperibile con un motore di ricerca e la pubblicazione potrebbe facilitare il lavoro delle autorità, oltre a consentire di ostacolare l’attività del venditore con un flooding delle sue caselle di mail.
ENGLISH:
– I sell Green Passes by registering directly from the Italian health system “Cartella Sole” and “ASL”.-
The price amounts to 150EUR, I only accept Bitcoin payment.I only comunicate via this two MAIL:
seriously3@onionmail.org
seriouslyy@onionmail.orgI am new online and have always sold to patients of a doctor.
Want more info? I’ll answer in this thread or via PM.
Please don’t ask for discounts lol.As proof I have access to the panel, here is the screenshots:
[omissis]
Warning: Don’t lose my time asking stupid questions and don’t write random commets about scam and shit only because you want it for free or because you sell my same service, i already sold a lot of GP all over the world and i have proof of it, about all the conversation with the customers.
ITALIAN:
– Vendo Green Passes registrandomi direttamente dal Sistema sanitario italiano “Cartella Sole” e “ASL”.-
Il prezzo ammonta a 150EUR, accetto solo pagamenti Bitcoin.Io comunico SOLO tramite queste due MAIL:
seriously3@onionmail.org
seriouslyy@onionmail.orgSono nuovo online e ho sempre venduto ai pazienti di un medico.
Vuoi maggiori informazioni? Risponderò in questo thread o tramite PM.
Si prega di non chiedere sconti lol.Come prova ho accesso al pannello, ecco gli screenshot:
[omissis]
Attenzione: non perdere il mio tempo a fare domande stupide e non scrivere commenti casuali sul fatto che sia truffa e cazzate solo perché lo vuoi gratuitamente o perché vendi il mio stesso servizio, ho già venduto un sacco di GP in tutto il mondo e ne ho la prova, su tutte le conversazioni con i clienti.
Va detto che il modus operandi di questo aspirante criminale (o troll) non è particolarmente brillante: pubblicare queste offerte in forum notoriamente monitorati, con tanto di indirizzo di mail facilmente tracciabile e schermate che identificano il sistema usato, significa lasciare una pista diretta che porta a casa sua.
Le schermate mostrate dall’offerente sono infatti queste e credo che contengano informazioni sufficienti a consentire agli inquirenti di identificare l’incosciente che sta mettendo a rischio tutti con questa frode:
Anche questo caso sembra indicare una violazione a basso livello del sistema (uso illecito da parte di un addetto o di qualcuno che simula di essere un addetto) e non un furto delle chiavi crittografiche di generazione dei “green pass”.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.










ITALIAN: