Facebook e l’algoritmo che favorì contenuti discutibili e dannosi
WhatsApp, in arrivo una funzione simile alle Pagine Gialle
Podcast del Disinformatico RSI 2021/09/17: Apple da aggiornare, moto scassano iPhone, backup cifrati per Whatsapp, ProtonMail non così riservato come sembra
È disponibile il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme ad Alessio Arigoni. Questi sono gli argomenti trattati, con i link ai rispettivi articoli di approfondimento:
- Aggiornate immediatamente i vostri dispositivi Apple: sono usciti aggiornamenti d’emergenza
- Apple: non fissate l’iPhone alle moto
- Finalmente backup cifrati per WhatsApp
- ProtonMail non è così riservato come sembrava
Il podcast di oggi, insieme a quelli delle puntate precedenti, è a vostra disposizione presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) ed è ascoltabile anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.
Buon ascolto!
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PAUSE 0
Sir Clive Sinclair è morto oggi a 81 anni.
Grazie ai suoi ZX81 e ZX Spectrum ho mosso i primi passi in informatica. Ricordo ancora la prima notte insonne passata a programmare sullo Spectrum, appena acquistato a Milano dando fondo ai pochi soldi che avevo messo da parte. Fu inebriante, e quell’amore non è mai scemato.
Come me, milioni di persone in tutto il mondo devono la propria passione e le proprie carriere alle idee di quest’uomo, capace di rendere economicamente abbordabile un prodotto che sembrava riservato soltanto a chi era pieno di soldi.
Thank you, sir.
(Per chi è troppo giovane per ricordarsi i comandi dello Spectrum, lo spiegone del titolo)
4 tips to grow your blog’s audience
Christina Galbato may have started as a travel blogger, but her career as a content creator has taken her on a different journey – helping other creators achieve their goals. “I started to notice a lot of the questions I was getting were less about ‘What are your travel tips for this?’ and more ‘How can I do what you do?” she shares. Galbato has made it her mission to help other bloggers and influencers earn success while remaining authentic and relatable. She sat down with us recently to share her top tips for attracting readers to a new blog.
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A new dimension for cultural artifacts
At Google Arts & Culture we are always looking for ways to help people understand and learn about culture in new and engaging ways. Starting today, we are launching a new feature through which our 2,000 plus cultural partner institutions can create guided 3D tours about buildings, sculptures, furniture, and more from their collections. With the help of 3D Tours you can easily whiz around historic sites, monuments and places of interest while learning about their hidden details and historical backgrounds.
So how about a personal guided tour through Tokyo’s tallest towers, Florence’s beautiful basilicas or South Africa’s historical halls? These and 16 other 3D Tours make use of ModelViewer — a tool through which interactive 3D models can easily be displayed on the web and in augmented reality. Not only will you be able to navigate smoothly to each stop of the tour but objects along the way can also be viewed in AR. So while you explore the heights of Tokyo Tower, you can discover its historic inspiration in your own home.

Take a tour of Florence’s Basilica of Santa Croces
Climb into a famous artwork
Another way we are bringing art and culture to life is through Art Filter, a feature in the Google Arts & Culture camera tab that applies machine learning and augmented reality to turn you into a masterpiece. Today we have added five new artworks and artifacts to Art Filter for you to immerse yourself in. For example, become the Roman god of seasons as Arcimboldo’s Vertumnus, or cast a stony glare through the head of Medusa.
How does it work?
Art Filter’s machine learning-based image processing positions the artifacts organically and smoothly on your head, or reacts to your facial expressions to make the filters as realistic as possible. What’s more, you can learn about each artwork from the fun facts that appear before the effect is applied.
We hope these 3D tours and new filter options will help you explore the hidden details of these historic artifacts and feel connected to cultural heritage around the world.
Find the tours on the Google Arts & Culture site or app. Art Filter is available in the Camera Tab of the free Google Arts & Culture app for Android and iOS.
ProtonMail non è così riservato come sembrava
Protonmail è un servizio svizzero di e-mail molto conosciuto, che ha la fama di proteggere le identità dei suoi utenti e la segretezza delle loro comunicazioni. Forse avete notato un esempio di questa fama nel più recente Delirio del Giorno, in cui un mio hater ha pensato di rendersi anonimo usando appunto Protonmail. Ma un suo utente è stato identificato e poi arrestato dalla polizia francese. Come è possibile?
Le promesse di privacy di Protonmail sono molto forti: il servizio dichiara di non raccogliere dati degli utenti e di usare la crittografia end-to-end. O meglio, dichiarava. A gennaio 2021, infatti, Protonmail scriveva sulla propria pagina iniziale: “Non sono necessarie informazioni personali per creare il tuo account di mail sicuro. Per impostazione predefinita, non conserviamo log IP che possono essere collegati al tuo account di mail anonimo.” In originale: “No personal information is required to create your secure email account. By default, we do not keep any IP logs which can be linked to your anonymous email account.”
Ma oggi e da pochi giorni al posto di questa dichiarazione ce n‘è un’altra di tono ben più blando e vago: “Protonmail è mail che rispetta la privacy e mette al primo posto le persone (non i pubblicitari). I tuoi dati appartengono a te, e la nostra crittografia lo garantisce. Forniamo anche un gateway per la mail anonima.” In originale: “ProtonMail is email that respects privacy and puts people (not advertisers) first. Your data belongs to you, and our encryption ensures that. We also provide an anonymous email gateway.”
È infatti emerso che Protonmail ha risposto a una richiesta legale vincolante dei Dipartimento federale di giustizia e polizia di fornire alla polizia svizzera l’indirizzo IP di un utente e i dettagli dei dispositivi usati da quell’utente per accedere a quella casella di mail. Questi dati hanno consentito l’identificazione dell’utente e il suo successivo arresto.
La polizia svizzera ha eseguito un mandato ottenuto dalle autorità francesi, che tramite lnterpol l’hanno trasmesso ai colleghi svizzeri. La persona coinvolta è legata a un gruppo denominato Youth for Climate, secondo quanto segnalato da Secoursrouge.org e da Andy Yen di Protonmail.
Yen ha anche pubblicato su Reddit una dichiarazione sulla vicenda che fornisce ulteriori dettagli, e Protonmail ha anche diffuso un lungo approfondimento specifico sul proprio sito, dal quale cito questa precisazione: “… secondo la legge svizzera, Proton può essere obbligata a raccogliere informazioni su account appartenenti a utenti che sono oggetto di un’indagine penale svizzera. Questo ovviamente non viene fatto di default, ma soltanto se Proton riceve un ordine legale per un account specifico.”
Dal punto di vista tecnico generale, va ricordato che la cifratura end-to-end protegge il contenuto dei messaggi, ma non nasconde la loro origine. In condizioni normali, l’indirizzo IP dal quale l’utente si collega a Protonmail, per esempio, è sufficiente a rintracciarlo e identificarlo. Anche il tipo di browser usato per l’accesso lascia tracce usabili per fare fingerprinting: marca, versione, lingua utilizzata e altro ancora. Chi ha queste esigenze deve ricorrere a soluzioni che mascherino questi dati.
L’informativa sulla privacy di Protonmail, aggiornata pochi giorni fa, dice ora chiaramente che in caso di violazione della legge svizzera Protonmail può essere obbligata a monitorare o registrare l’indirizzo IP di una persona coinvolta in un’indagine penale svizzera.
In altre parole: se per caso pensavate di poter usare Protonmail in modo assolutamente anonimo semplicemente aprendo un account, tenete presente che non è affatto così semplice.
Fonte aggiuntiva: The Register.
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Finalmente backup cifrati per WhatsApp
WhatsApp sta chiudendo una lacuna di sicurezza importante e spesso trascurata: le comunicazioni fatte con questo sistema di messaggistica, che è di proprietà di Facebook, sono protette contro le intercettazioni abusive dalla crittografia end-to-end, ma i backup di queste comunicazioni non lo sono affatto.
Questo consente di recuperare le comunicazioni se si riesce a mettere le mani su uno di questi backup, salvati per esempio su Google Drive per i dispositivi Android o su iCloud per i dispositivi Apple. Se qualcuno vi ruba le password dell’account Google o iCloud, ha accesso a tutto quello che avete scritto su WhatsApp, se l’avete salvato in questi backup in cloud, come WhatsApp chiede insistentemente di fare.
La settimana scorsa Mark Zuckerberg ha annunciato su Facebook che gli utenti prossimamente potranno scegliere di crittografare anche questi backup. Ha anche precisato che Facebook ha pubblicato un white paper, un documento tecnico intitolato Security of End-To-End Encrypted Backups, che descrive dettagliatamente come è stata realizzata questa funzione.
Cybersecurity360 spiega (in italiano) il funzionamento di questi backup cifrati: WhatsApp chiederà di “salvare una chiave di crittografia a 64 bit o di creare una password associata alla chiave”. La chiave verrà memorizzata “in un modulo fisico di sicurezza hardware (HSM, Hardware Security Module) che agisce come una cassetta di sicurezza e può essere sbloccato solo utilizzando la password corretta. WhatsApp sa solo che esiste una chiave in un HSM, non la chiave stessa o la password associata per sbloccarla.”
The Register nota che non è la prima volta che WhatsApp offre crittografia dei backup: lo aveva già fatto anni fa per i backup su iCloud, ma il metodo usato aveva un difetto che lo rendeva attaccabile usando una SIM avente lo stesso numero di quella della vittima.
Vedremo come andranno le cose questa volta, ma bisogna ricordare che ogni comunicazione ha almeno due partecipanti, e questo vuol dire che voi potete essere diligentissimi nella protezione dei vostri messaggi, ma se uno solo dei vostri interlocutori non è altrettanto diligente, è tutto inutile e i messaggi saranno comunque accessibili a un aggressore sufficientemente deciso. La cosa più semplice, in molti, casi, è semplicemente non avere backup di messaggi. Meglio ancora, non usare queste applicazioni per comunicazioni riservate.













