Piazzapulita, il programma di La7, ha diffuso ieri un servizio firmato da Chiara Proietti D’Ambra che descrive un suo viaggio da Roma a Reggio Calabria (710 km), fatto in auto elettrica, che ha richiesto cinquantadue ore.
Non linko il programma per non regalargli visibilità, ma posso dire che non credo di aver mai visto un servizio confezionato così professionalmente in termini di malinformazione e scemenze al minuto.
Non ho voglia di indignarmi o prendermela per l’ennesimo esempio di falsa informazione intorno ai veicoli elettrici. Tanto ormai la transizione è ben avviata, indietro non si torna e servizi come questi sono soltanto patetiche consolazioni per chi non vuole accettare un cambiamento necessario e inevitabile. Però credo che dalle perle di incompetenza (o malizia) di questo servizio si possa trarre un’occasione per spiegare alcuni concetti e sfatare alcuni miti.
- L’auto parte da Roma con la batteria mezza scarica (al 65%). Un errore colossale, un’imbecillità totale che nessun automobilista elettrico farebbe e che fa partire il viaggio subito col piede sbagliato. Tanto vale pretendere di guidare con una gomma a terra e una mano legata dietro la schiena e poi lamentarsi che si fa fatica. Con un’auto elettrica si parte sempre per un viaggio lungo con la massima carica possibile, e di solito non è difficile farlo perché l’auto si carica stando in garage, attaccata alla presa, senza doverla per forza portare al “distributore” (alla colonnina). Ho chiesto spiegazioni alla giornalista.
- Non è stata fatta alcuna pianificazione significativa del viaggio. Le colonnine non si cercano mentre si è in viaggio, si localizzano prima di partire. E si usano le tessere, non le app, per far funzionare le colonnine. Il pianificatore di Tesla, per esempio, indica otto ore di viaggio, non cinquantadue.
- Includere le ore passate a dormire in albergo (senza ricaricare) nel conto delle ore di viaggio è semplicemente disonesto.
- Non si corre a 130 km/h con un’utilitaria (credo una Zoe, stando ai commenti, non so quale modello specifico) se si vuole ottimizzare l‘autonomia. Un’utilitaria non è fatta per viaggi lunghi e ha un’aerodinamica penalizzante ad alta velocità. Già andando 10 km/h più piano si aumenta notevolmente l’autonomia.
- Non si aumenta la velocità quando si è in riserva. La giornalista, con il 17% di autonomia residua, imbocca la tangenziale “così possiamo andare più veloci”. Questo è stupido come andare a 160 km/h per arrivare al distributore prima che finisca la benzina.
- Non si mette sotto carica l’auto senza avere la minima idea di quanto tempo ci metterà. Non è difficile: lo dice l’app, lo dice la colonnina, e si possono anche fare due conti a mente (potenza della colonnina e kWh da caricare). Oltretutto se questa è una Zoe, ha la carica a 22 kWh, per cui fa il “pieno” in un paio d’ore a quasi tutte le colonnine, anche quelle “lente”.
- Staccare il telefonino dalla presa di ricarica dell’auto per ridurre i consumi significa non aver capito assolutamente nulla di come funziona un’auto elettrica. Il consumo di un telefonino è del tutto trascurabile rispetto alla carica di una batteria per auto. È come pensare che un gabbiano che si poggia su un transatlantico lo possa rallentare.
- Tenere l’aria condizionata accesa quando si è a corto di autonomia significa (di nuovo) non aver capito assolutamente nulla di come funziona un’auto elettrica. Il condizionatore incide in modo significativo sui consumi (come in un’auto tradizionale). Se sei in “riserva”, lo spegni, invece di staccare il telefonino.
- Durante i viaggi non si carica mai fino al 100%, ma ci si ferma intorno all’80%, perché quel 20% finale di ricarica è lentissimo per motivi tecnici (una batteria è un po’ come un bicchiere di vino: puoi riempirlo rapidamente quando è vuoto, ma devi procedere lentamente quando è quasi colmo).
- Se si pensa di fare viaggi lunghi ci si attrezza con un’auto elettrica in grado di caricarsi anche alle colonnine rapide (lo possono fare quasi tutte, forse anche quella usata nel servizio) e non ci si ferma alle colonnine lente… per poi lamentarsi che sono lente.
In sintesi: il servizio ha preso una persona completamente inesperta di auto elettriche, le ha dato in mano un’auto del tutto inadatta a un viaggio così lungo e non ha fatto alcuna preparazione. Con queste premesse, scelte ad arte, il risultato non poteva che essere disastroso.
Se avete visto il servizio e avete notato altre perle, e se avete identificato l’auto usata, segnalatemelo nei commenti. Amplierò questo articoletto nelle prossime ore.
Intanto ho proposto alla redazione di rifare il viaggio come si deve. Vediamo se risponde.
Certo che vi siete impegnati per fare tutte le scelte sbagliate per un viaggio del genere.
Vi propongo di rifarlo con un’auto elettrica adatta e organizzandosi invece di andare alla sperindio. L’auto ce la metto io.
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) September 24, 2021
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